L’Unione Europea si prepara a una stretta decisiva sulle pratiche di allevamento di cani e gatti. Il prossimo 29 giugno 2026, un consorzio di ricerca guidato da Arcadia International (e supportato dal Centro di genetica veterinaria dell’Università di Utrecht) presenterà online i primi risultati di uno studio commissionato dalla Commissione Europea (DgSante).
Il focus della ricerca riguarda i cosiddetti “tratti morfologici estremi” e i problemi ereditari causati dalla selezione estetica.
Cosa si intende per “tratti estremi”?
Sono quelle caratteristiche fisiche esasperate nel corso degli anni dagli allevatori per inseguire specifici standard estetici, ma che si rivelano dannose per la salute dell’animale. Gli esempi più noti includono:
-
Musi eccessivamente schiacciati (brachicefalia): tipici di alcune razze di cani e gatti, che causano gravi difficoltà respiratorie croniche e riducono l’aspettativa di vita.
-
20Zampe cortissime o iper-modificate: che portano a deformità e dolorose patologie articolari.
Il Workshop del 29 giugno: un tavolo di confronto
L’evento online sarà un vero e proprio “workshop di validazione”. Allevatori, veterinari ed esperti del settore si confronteranno sulle attuali strategie di allevamento e sulle soluzioni digitali per la tracciabilità. L’obiettivo è analizzare i dati scientifici disponibili per capire come gestire e ridurre la diffusione di questi tratti genetici pericolosi.
Cosa cambierà entro il 2030
Questo studio fa parte del percorso di applicazione del nuovo Regolamento UE sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti. Entro il 2030, la Commissione Europea stilerà una “lista nera” ufficiale delle caratteristiche morfologiche vietate.
Da quel momento scatteranno i divieti:
-
Stop alla riproduzione: gli allevatori non potranno più far riprodurre animali con caratteristiche estreme.
-
Esclusione dai concorsi: questi animali non saranno più ammessi a mostre o competizioni ufficiali.
La Commissione Europea invita fin da ora tutti i protagonisti della filiera a fare informazione, così da sensibilizzare il pubblico e ridurre la domanda sul mercato di animali con queste caratteristiche fisiche problematiche.



