Novità in rete

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MaratonaNYPer Thomas Panek arrivare al traguardo della Half Maraton di New York è stato un vero primato. Domenica scorsa ha fatto la storia diventando il primo corridore non vedente a completare la gara con il supporto di cani guida. A condurlo nell'impresa di 21 chilometri fra le strade della Grande Mela sono stati infatti Waffles, Westley e Gus, tre labrador retriever. L'insolito team ha concluso la gara in poco più di 2 ore e 20 minuti. I tre cani si sono allenati per mesi con Panek, trovando ognuno il proprio ritmo e percorrendo fra i 5 e gli 8 chilometri a testa. L'atleta è presidente della Guiding Eyes for the Blind, un'organizzazione senza scopo di lucro che fornisce cani perfettamente addestrati a persone non vedenti e ipovedenti a titolo gratuito. Panek ha perso la vista più di 25 anni fa e, nonostante la sua grande passione per la corsa, «ero troppo spaventato per tornare a farlo». Gli ci è voluto tempo per ambientarsi alla nuova situazione. E, con l'aiuto di una guida umana, è tornato a correre. Ma «non era la stessa cosa di prima. Stai correndo la tua gara ma sei costantemente legato ad un'altra persona». Insomma, gli mancava «l'indipendenza». Così nel 2015, su suggerimento dell'ex Marine Richard Hunter, altro appassionato corridore che ha perso la vista, ha messo in piedi il «Running Guides», un programma di allenamento podistico con cani guida. In questi anni hanno addestrato e allenato labrador e pastori tedeschi a correre per lunghe distanze e guidare contemporaneamente i non vedenti. Una formazione che i cuccioli iniziano a 18 mesi ma che solo un gruppo selezionato supera, ottenendo il titolo di Running Guide Dogs. «Le competenze di base per un cane guida e un cane da corsa sono le stesse: cercando ostacoli e si assicurano che la persona che conducono sia al sicuro». E quegli stessi cuccioli lo hanno accompagnato al traguardo della mezza maratona. 

Fonte: https://www.lastampa.it/2019/03/19/societa/non-vedente-taglia-il-traguardo-della-mezza-maratona-di-new-york-grazie-a-tre-cani-speciali-H3fCNN5oHxrzBTPn8V8fRL/pagina.html

agilityDogL’agility dog sta conquistando i bambini. Sono sempre più numerosi i bimbi e gli adolescenti che decidono di iscriversi a un corso per imparare questo sport cinofilo insieme al proprio quattro zampe. «Dieci anni fa nel nostro centro avevamo appena quattro iscritti alle lezioni di “agility juniores”. Oggi ne abbiamo trenta, divisi in tre categorie: dai più piccoli (under 12) fino ai diciottenni», racconta Chiara De Martini, presidente del centro cinofilo «Garu» di Rivoli, nel Torinese. Il loro centro lo scorso weekend ha ospitato le selezioni per entrare nella nazionale juniores di agility per il prossimo campionato europeo, che si terrà in Svizzera a luglio. Ci sono stati un centinaio di partecipanti, provenienti da tutta Italia con la speranza di entrare in nazionale. «L’agility è nato come sport per adulti - continua De Martini - e adesso si sta diffondendo anche tra i giovani perché è una disciplina divertente, sana, da condividere all’aria aperta insieme al proprio cane». Consiste in un percorso ad ostacoli che il quattro zampe deve superare seguendo le indicazioni del suo conduttore, con precisione e velocità. Il cane deve saltare gli ostacoli, attraversare tubi e salire su una passerella, deve superare la prova dello slalom ed essere in perfetta sintonia con il bambino che corre accanto a lui. «E’ uno sport che sta avendo successo perché è dinamico ed educativo - racconta Luca Piras, fondatore del centro cinofilo “Happy Dog” di Rivoli -. I cani stanno bene, i bambini imparano a vincere e a perdere, a volte scaricano tensioni e nervosismo. E il risultato è che migliora la relazione tra di loro. Si rafforza la fiducia reciproca». Da «Happy Dog» gli iscritti a questa disciplina sono venti, e ci sono altri corsi nelle sedi di Rivarolo e Leini del centro cinofilo «The Dog Island». «Sono in aumento anche gli eventi di agility che coinvolgono i bambini - aggiunge Giovanni Mascena, presidente di The Dog Island, e giudice e responsabile Csen di questo sport per il Piemonte -. Il 19 maggio a partire dalle 10 al centro Redogs di San Gillio ad esempio c’è il torneo Kinder organizzato da Csen (Centro sportivo educativo nazionale) dedicato anche ai più piccoli». E poi c’è la para- agility, pensata per i bambini con disabilità.

Fonte: https://www.lastampa.it/2019/03/19/societa/lagility-dog-uno-sport-per-giovani-dagli-under-alla-maggiore-et-j1RZMaFkUAv5L5YUIj8W1N/pagina.html

 

BeagleGreenHillDecine di mani e braccia pronte ad accoglierla. Un musetto spaventato e inconsapevole che tutte quelle persone stavano creando un ponte fisico e simbolico per liberarla dall’allevamento di Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, dove i cani erano destinati alla vivisezione. Un’immagine “incorniciata” da un filo spinato che ricorda pensieri negativi del passato legati a incubi umani. Una delle tante foto scattate nel 18 luglio 2012 durante il blitz degli animalisti. Uno scatto che ha catturato un momento storico nella lotta alla vivisezione, Ora Vita, il cucciolo di cane Beagle simbolo di quell’immagine, non c’è più. Dopo avere trascorso anni meravigliosi con la sua famiglia, se n’è andata per una malattia. Dalle fredde gabbie in cui era tenuta, trattata come un oggetto senza alcun diritto ma solo uno strumento per gli esperimenti, la cucciola di Beagle ha avuto la possibilità di conoscere che cosa vuol dire essere amata, che cosa vuol dire poter interagire e comunicare con chi gli ha regalato una seconda possibilità. Con la speranza che gli incubi dell’infanzia si siano via via cancellati. Ora da quel ponte di mani generose e coraggiose, è salita su un altro ponte quello “dell’arcobaleno”. Ma rimarrà sempre un simbolo, di dolcezza e speranza.

Fonte: https://www.lastampa.it/2019/03/07/societa/morto-vita-il-cane-beagle-della-foto-simbolo-della-lotta-alla-vivisezione-di-green-hill-2KofpK4oUTaO2ve7FOCVDP/pagina.html

MicioPAdroneDimmi come sei e ti dirò com’è il tuo gatto. Si potrebbero riassumere così i risultati della ricerca firmata da Lauren Finka e colleghi della Nottingham Trent University britannica. Nel lavoro, pubblicato su “Plos One”, gli scienziati dimostrano che l’indole del proprietario può influenzare il felino domestico. Innanzitutto nel comportamento, ma anche nel benessere fisico, condizionandone caratteristiche strettamente correlate alla salute come il peso.

 “La personalità umana può influenzare in modo sostanziale la natura delle cure fornite alle persone a carico – scrivono gli autori nell’articolo – Il collegamento è stato ben studiato in genitori e figli, mentre si sa relativamente poco di questa dinamica applicata ai rapporti uomo-animale”. Per indagare su questo fronte il team inglese ha scelto di concentrarsi sui gatti, provando ad associare le innumerevoli ‘sfumature di miao’ al carattere dei padroni. L’analisi ha coinvolto 3.331 proprietari che hanno risposto online a un questionario utile da un lato a inquadrarne la personalità sulla base di 5 parametri (piacevolezza, coscienziosità, estroversione, nevrosi, apertura), dall’altro a raccogliere elementi sui comportamenti e gli stili di vita dei rispettivi mici. 

E’ così che gli scienziati hanno rilevato diversi elementi di somiglianza tra il padrone e il suo gatto, evidenziando per esempio un profilo particolarmente critico per i quattrozampe dei proprietari più nervosi: erano quelli con meno possibilità di libere uscite all’aria aperta; mostravano più spesso “problemi comportamentali” con livelli maggiori di aggressività, ansia, paura e stress, nonché disturbi di salute e sovrappeso. Più mondani i mici dei padroni estroversi, lasciati liberi di gironzolare a piacimento. Snelli e in forma, lo specchio della salute, apparivano poi gli animali dei proprietari ad alto tasso di gradevolezza. Ma brillavano su tutti i gatti dei padroni modello, sensibili e attenti al loro pet: socievoli e giocherelloni, livelli minimi di ansia, aggressività e paura. Solo fusa, niente soffi.

“Molti proprietari - commenta Finka al ’Telegraph’ - considerano i propri animali domestici come membri della famiglia a tutti gli effetti, stringendo con loro legami molto profondi. E’ quindi assai probabile che gli animali possano essere influenzati dal modo in cui li gestiamo e interagiamo con loro, e che a loro volta entrambi questi fattori siano condizionati dalle nostre differenze di personalità”.

Benché siano “necessarie ulteriori ricerche per far luce sui rapporti causa-effetto di questa relazione” tra le caratteristiche dell’uomo e quelle del suo felino, accertando in particolare “se e in che modo la psicologia del proprietario influenzi direttamente il comportamento e la salute del gatto”, secondo la studiosa già “questi risultati evidenziano un’importante relazione fra le nostre personalità e il benessere dei nostri animali domestici”.

“I gatti sono dei “mini-noi” - conferma al Times Danielle Gunn-Moore, esperta di medicina felina dell’università scozzese di Edimburgo, non coinvolta nella ricerca - Sono creature senzienti fortemente condizionate dalle persone che li circondano”, aggiunge. E a dispetto di chi li dipinge come creature egocentriche e individualiste, innamorate più che del padrone del suo divano, “i gatti sono intimamente legati ai loro proprietari con i quali si influenzano vicendevolmente”.

Fonte: https://www.lastampa.it/2019/02/26/societa/nevrotico-o-socievole-il-gatto-lo-specchio-del-proprietario-t6UhjO3tbmZyeRqfkbb32O/pagina.html

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