Novità in rete

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GattiEgiziPerché gli antichi egizi erano ossessionati dai gatti? Dalle statue ai gioielli passando per gli allevamenti e le mummificazioni, la passione dei faraoni per i felini è arrivata sino a noi, millenni più tardi. Secondo i racconti dello storico greco Erodoto, gli egiziani si rasavano addirittura le sopracciglia in segno di rispetto quando piangevano la perdita di un gatto di famiglia. E anche se li si teneva in casa più che altro per le loro capacità di cacciare topi e serpenti, gran parte di questa riverenza era dovuta al fatto che gli antichi egizi pensavano che i loro Dei avessero <qualità feline>: da un lato erano protettivi, leali e nutritivi, dall'altro potevano essere combattivi, indipendenti e feroci. Pare siano queste caratteristiche a far sembrare i gatti così speciali agli occhi degli antichi egizi, la «personificazione» della divinità con baffi e coda, da amare e al tempo stesso temere.  I mici erano così adorati che gli antichi egizi chiamavano o soprannominavano i loro figli con i nomi dei felini di casa. Pare che il più famoso fosse Mitt, che significa gatta. La sepoltura più antica di un gatto sinora rinvenuta risale al 3800 avanti Cristo. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono che questa ossessione non fosse sempre gentile e affettuosa: ci sono prove di un lato più sinistro e commerciale. Negli scavi sono stati ritrovate prove di antichi allevamenti, probabilmente da uccidere e mummificare in tenera età per essere inseriti nelle tombe dei più benestanti come mezzo per placare o chiedere aiuto alle divinità. A dimostrarlo sono anche le radiografie svolte sulle mummie dalla Swansea University, in Gran Bretagna. «Davanti all'immagine ai raggi x ci siamo resi conto che c'era un gatto morto molto giovane: dalla conformazione ossea, aveva meno di 5 mesi e il suo collo era stato deliberatamente rotto», spiega il professor Richard Johnston. «È stato uno choc».

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2021/04/23/news/l-ossessione-degli-antichi-egizi-per-i-gatti-svelati-alcuni-dettagli-macabri-1.40187642

Se tCaneAnsiara cane e padrone esiste un legame molto forte, il primo potrebbe non solo percepire, ma anche sperimentare lo stress del secondo. A dimostrarlo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, condotto dagli scienziati dell'Università di Linkoping, in Svezia, che hanno analizzato i livelli di stress in diverse razze misurati in relazione a quelli dei padroni. Il team ha scoperto che i legami più forti potevano far sì che i livelli di stress nei cani dipendessero da quelli sperimentati dai padroni.

La stessa squadra di ricerca aveva dimostrato questa eventualità nei cani da pastore, i cui livelli di stress erano equiparabili a quelli dei padroni. «Volevamo indagare questa possibilità anche in altre razze - spiega Lina Roth dell'Università di Linkoping - i nostri dati suggeriscono che la sincronizzazione dello stress a lungo termine è influenzata dalla relazione uomo-cane e dai tratti della personalità di entrambi».

Il team ha raccolto peli e capelli di 42 proprietari di diversi cani, 18 specie da caccia e 24 razze antiche, compresi bassotti, husky, basenji ed elkhound. I ricercatori hanno misurato i livelli di cortisolo, un ormone rilasciato nel flusso sanguigno e assorbito dai follicoli piliferi in risposta allo stress.

«I risultati hanno dimostrato che anche la personalità del proprietario giocava un ruolo nella manifestazione dello stress nei cani da caccia - aggiunge l'autrice - ma non nelle altre razze. Riteniamo che la sincronizzazione dello stress sia una conseguenza dell'allevamento dei cani da pastore, addestrati da sempre a collaborare con le persone».

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2021/05/12/news/il-proprietario-e-stressato-e-ansioso-lo-diventa-anche-il-cane-1.40263417

LegambienteSpesa pubblica in aumento, milioni di "clandestini", grandi disparità tra territori. E' quanto emerge dalla IX edizione di "Animali in città", l'indagine di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali, e dalle aziende sanitarie, per la gestione degli animali d'affezione e la qualità della nostra convivenza in città con animali selvatici e non.

L'indagine, che si basa su dati 2019 e che ha coinvolto 1.069 amministrazioni comunali e 46 aziende sanitarie, evidenzia come il 69,5% dei Comuni dichiari di avere uno sportello (un ufficio o un servizio) dedicato ai diritti degli animali in città, ma solo uno su sette (15,7%) raggiunge una performance sufficiente, con Prato, Modena e Bergamo a superare il punteggio necessario per raggiungere l'ottimo.

Dai dati forniti dalle aziende sanitarie, si stimano 226 canili rifugio in attività per 36.766 posti disponibili, ma al 31 dicembre 2019 erano ospitati in queste strutture 92.371 cani, ovvero 2,5 volte i posti disponibili. Ma quanti sono i cani in Italia? Secondo le amministrazioni comunali che hanno risposto, la media è di un cane ogni 7,5 cittadini residenti, ma solo il 36,1% dei Comuni rispondenti conosce il numero dei cani iscritti all'anagrafe nel proprio territorio, per un totale di 1.060.205 cani su 7.913.890 residenti.

Quindi, sulla base delle anagrafi territoriali più complete, la stima del numero di cani presenti in Italia va dai 19.800.000 ai 29.800.000. Numeri analoghi per i gatti. Sono 490 i Comuni che dichiarano di aver dato lettori di microchip in uso al personale, per un totale di 784 lettori: in media 1,6 per amministrazione.

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2021/04/14/news/legambiente-in-italia-da-20-a-30-milioni-di-cani-ma-solo-il-36-1-dei-comuni-conosce-il-numero-degli-animali-iscritti-all-anagrafe-1.40150138

Senza nomeNel 2020 più di ottanta animali ogni giorno hanno trovato casa grazie a Enpa e alla sua rete territoriale. Sono stati accuditi direttamente 62.644 animali, soccorsi 25.857, dati in adozione complessivamente 31.685 tra domestici e altri animali. “Considerando anche quelli che non sono stati presi in carico direttamente da noi, il dato complessivo arriva a 75.084 animali aiutati nell’anno più impegnativo del nostro secolo e mezzo di storia”, spiega una nota della Protezione Animali, che proprio nel 2021 festeggia i 150 anni della sua fondazione. Sono numeri che emergono dal Rapporto annuale Enpa, realizzato attraverso un’indagine interna all’associazione alla quale hanno aderito 137 sezioni e 50 delegazioni per un totale di 187 articolazioni territoriali.

LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELL’INTERVENTO COVID

Nell’anno in cui ogni attività sociale ed economica è stata travolta dalle disastrose conseguenze dell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus e con tutte le difficoltà operative legate alle restrizioni, “i volontari hanno dovuto assicurare le normali attività per la tutela del benessere degli animali e contemporaneamente garantire assistenza rispondendo alle richieste di aiuto delle persone ricoverate o in quarantena per il Covid nonché all’impennata (certamente positiva) della richiesta di adozioni”. In modo specifico per il Covid, Enpa ha aiutato 5.470 animali (di cui 4.245 gatti e 1.225 cani), soprattutto nel Lazio, dove gli interventi rappresentano il 31,1% del totale, in Piemonte (18,6%), in Puglia (13,8%) e in Campania (12,8%). Centro e il Sud rappresentano insieme il 63,1% del totale (32,7% il Centro, 30,4% il Sud) seguiti dal Nord-ovest con il 20% con il Piemonte che da solo ha assicurato il 18,6% degli interventi.

Fonte: https://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/2021/04/20/nel-2020-enpa-trovato-casa-piu-80-animali-al-giorno/