Novità in rete

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immunoterapiaIn futuro una nuova immunoterapia potrà aiutare a sconfiggere l'allergia al gatto. A dirlo è uno studio dell'Istituto di Sanità del Lussemburgo che, in un articolo pubblicato su Allergy, la rivista ufficiale dell'Eaaci, l'Accademia europea di Immunologia clinica e allergia, ha evidenziato il potenziale di alte dosi di una specifica molecola (l'oligonucleotide Cpg), nel modulare con successo la risposta allergica del sistema immunitario al principale allergene del gatto (il Fel D1), inducendo così una reazione di promozione della tolleranza e annullando i principali segni distintivi dell'allergia ai gatti.

I ricercatori hanno analizzato (per ora su cavie) i meccanismi molecolari alla base di questa tolleranza e hanno proposto un approccio immunoterapico pre-clinico per migliorare il trattamento e il controllo di questo tipo comune di allergia.

L'allergia ai gatti è caratterizzata da un'ipersensibilità e da un'eccessiva risposta immunitaria a determinati allergeni associati ai felini, in particolare proprio FelD1, una proteina che si trova tipicamente nella loro saliva, nelle ghiandole, nella pelle e nel pelo. Le manifestazioni di allergia al gatto possono variare dai sintomi lievi allo sviluppo di condizioni gravi come rinite e asma, con esiti potenzialmente fatali.

La farmacoterapia è un'opzione per le forme più lievi ma, spiegano i ricercatori, l'immunoterapia allergenica specifica può garantire un trattamento efficace e più duraturo nei casi più avanzati. Questa consiste nell'iniezione sottocutanea di quantità gradualmente crescenti dell'allergene, fino al raggiungimento di una dose critica che induce una tolleranza immunitaria a lungo termine.

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2021/02/09/news/una-nuova-immunoterapia-potra-placare-l-allergia-al-gatto-studi-preclinici-fanno-notare-meno-segni-infiammatori-1.39879339

caneCovidLo studio è stato condotto su sei animali che hanno annusato 177 persone 

I cani possono essere addestrati ad identificare il Covid con l'olfatto, annusando il sudore di una persona infetta. Lo ha dimostrato uno studio preliminare, condotto su sei animali, pubblicato dalla rivista Plos One, che conferma diverse osservazioni fatte durante la pandemia. Nella ricerca, coordinata dall'Université Paris Est e che si è svolta a Parigi e a Beirut, a sei cani, tre precedentemente addestrati per rilevare esplosivi, due per trovare tracce di tumori nei pazienti e un cane da ricerca, sono stati addestrati a riconoscere l'odore del virus annusando campioni prelevati da 177 persone, di cui circa metà positive e sintomatiche mentre le altre erano negative e non presentavano sintomi di nessun tipo.

L'addestramento è durato da una a tre settimane a seconda del cane, e al termine il tasso di successo nell'identificare positivamente un campione prelevato da un paziente positivo è risultato tra il 76 e il 100 per cento. «Questi risultati, anche se preliminari, sono promettenti - affermano gli autori -, e cani addestrati potrebbero essere usati per un primo screening rapido di possibili positivi al Sars-Cov-2». Già in diversi paesi esistono progetti per addestrare i cani a questo scopo, dal Cile all'Australia. In Finlandia uno studio pilota ha mostrato che alcuni cani all'aeroporto di Helsinki erano in grado di trovare il virus correttamente in quasi il 100% dei casi.

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2020/12/16/news/covid-i-cani-possono-fiutare-il-virus-nel-sudore-efficacia-anche-del-100-per-cento-1.39666686

AnimaliCovidGli animali potrebbero rappresentare un valido aiuto durante il difficile periodo del lockdown. A sottolinearlo in un articolo pubblicato sul Journal of Behavioral Economics for Policy (JBEP) gli esperti dell'Università dell'Australia del Sud, che hanno stimato che attualmente oltre la meta' della popolazione mondiale condivide la propria vita con uno o più animali domestici.

«Uno degli effetti proibitivi della pandemia riguarda la negazione del contatto fisico - afferma Janette Young dell'Università dell'Australia del Sud - l'impossibilità di toccarsi e abbracciarsi, per questo un animale domestico potrebbe aiutare a superare questo disagio».

Il team ha intervistato 32 persone, scoprendo che il 90 per cento dei partecipanti riferiva una sensazione positiva acquisita dal contatto con il proprio animale domestico. "Per riempire il vuoto della solitudine - continua l'esperta - c’è stato un aumento globale delle persone che hanno adottato cani e gatti durante i lockdown. La spesa per animali domestici stava già raggiungendo livelli record, superando i 13 miliardi di dollari in Australia e i 260 miliardi di dollari a livello globale, ma si tratta di valori che saranno superati».

La scienziata sottolinea che i benefici per la salute derivanti dalla compagnia di un animale domestico sono stati riportati ampiamente, ma esistono pochi dati sugli effetti specifici derivanti dal contatto con i nostri amici pelosi. «Gli animali domestici sembrano essere particolarmente importanti quando le persone sono socialmente isolate o escluse, fornendo conforto, compagnia e aumentando il senso di autostima - aggiunge la ricercatrice - il tatto e' uno dei sensi meno approfonditi, ma la letteratura esistente suggerisce che si tratta di un elemento fondamentale per la crescita, lo sviluppo e la salute dell'organismo, regolando i livello di cortisolo». Gli intervistati hanno menzionato uccelli, pecore, cavalli e persino rettili che sembravano beneficiare del contatto umano.

«Il feedback che abbiamo ricevuto - sostiene Young - è che gli animali domestici sembrano trarre altrettanto piacere dall'interazione tattile. Anche se dal punto di vista culturale, i nostri amici a quattro zampe occupano un livello diverso rispetto alle persone, essi sono percepiti come esseri senzienti, capaci di gestire simpatie e antipatie».

Gli autori aggiungono che in tempo di pandemia, la possibilità di toccare e interagire con un animale potrebbe portare a notevoli benefici. «Gli esseri umani hanno un innato bisogno di contatto - conclude Young - e gli animali domestici stanno aiutando a colmare il vuoto derivato dall'impossibilità di mantenere rapporti fisici. I nostri amici a quattro (ma non solo) zampe potrebbero portare benefici in una serie di situazioni, credo che siano fondamentali anche per l'assistenza agli anziani. Se un numero maggiore di animali domestici avesse abitato con gli umani al momento dei lockdown, le conseguenze psicologiche derivate dal trauma del distanziamento sociale sarebbero state completamente diverse».

gattimalattiaPotrà aiutare a capire molte malattie umane, oltre a quelle dei felini, la mappa più aggiornata del Dna dei gatti. E' stata pubblicata sulla rivista PLOS Genetics dall’Università del Missouri e della Texas A&M University, entrambe negli Stati Uniti.

Gli autori della ricerca hanno mappato il patrimonio genetico di un esemplare di gatto abissino, caratterizzato dal pelo di colore rosso-cannella, riuscendo a individuare nuove varianti del Dna legate a diverse malattie dei felini. Hanno quindi confrontato le sequenze di Dna del gatto abissino con 54 mappe genetiche conservate nell’archivio del Dna dei felini, una sorta di Progetto genoma del Dna dei gatti.

In questo modo è stato possibile  individuare delle varianti genetiche finora sconosciute, alcune delle quali sono coinvolte in malattie umane, fra queste il nanismo.

Fonte:https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2020/10/27/news/ecco-come-il-gatto-potrebbe-aiutarci-a-guarire-da-alcune-malattie-umane-1.39466874