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CURIOSITà E NOTIZIE DAL MONDO DEGLI ANIMALI SELEZIONATE PER VOI DALLA NOSTRA REDAZIONE

Smarrito da quattro anni, un cane si ripresenta alla porta di casa sua

CanemollyIl cane Molly era scomparso da quattro anni. Un giorno era uscito dalla sua casa di Rowan County, nel nord della Carolina, e non vi aveva più fatto ritorno. Dopo mesi di ricerche, i suoi proprietari, Joel e Carolyn McDonald, con il cuore pesante, avevano accettato il fatto che non avrebbero mai più rivisto il loro animale domestico. Poi un giorno il regalo più bello e inatteso. Alla porta dei McDonald si è ripresentato Molly. Come se nulla fosse mai accaduto, ha appoggiato il suo muso sul grembo del suo vecchio amico. Un’emozione così bella per Joel da non crederci fino in fondo. Così il giorno dopo l’uomo ha portato il cane in un rifugio lì vicino per far verificare la presenza del microchip. Pochi istanti poi il responso: quel cane era veramente Molly. Le tante domande su quali esperienze possa aver vissuto in questi quattro anni il loro cane hanno presto lasciato spazio alle lacrime di gioia. Perché come dice oel commosso ora importa solo una cosa: «Molly è tornato a casa».

Fonte:http://www.lastampa.it/2017/04/05/societa/lazampa/cane-cani/smarrito-da-quattro-anni-un-cane-si-ripresenta-alla-porta-di-casa-sua-zJKemmzqVYXqaGDAarNeqK/pagina.html

Studio Usa: “I gatti ci amano più del loro cibo”

GattoCiboGatti animali domestici opportunisti e un po’ scostanti? Una fama che i mici di casa non si meritano. Almeno è quello che emerge da uno studio condotto da tre ricercatrici dell’università dell’Oregon e di Monmouth che hanno monitorato il comportamento di alcuni gatti: l’interazione con l’uomo sembrerebbe essere preferita rispetto ad altri stimoli, come cibo, giochi e odori. Lo studio è pubblicato sulla rivista Behavioral Processes. Insomma non è vero che le “tigri di casa” cercano il contatto con i proprietari solo per chiedere cibo. Secondo questo studio invece il gatto è soltanto un incompreso. Per valutare se e da cosa i gatti sono più stimolati, le ricercatrici hanno testato le reazioni di due gruppi ognuno di 19 felini, uno di gatti domestici e l’altro di gatti ospitati in rifugi per animali. I gatti sono stati prima tenuti in isolamento per due ore e mezza e poi sono stati sottoposti a stimoli diversi appartenenti a quattro categorie: cibo, odori, giocattoli e interazione umana. Il livello di preferenza è stato valutato in base allo stimolo cui il gatto si rivolgeva in prima battuta e per quanto tempo. Senza differenze tra i due gruppi di gatti, le ricercatrici hanno osservato una generale preferenza per l’interazione con l’uomo: oltre la metà dei gatti l’ha cercata prima di ogni altra cosa e vi ha dedicato il 65% del tempo. Al secondo posto il cibo.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/04/02/societa/lazampa/gatto-gatti/i-gatti-ci-amano-pi-del-loro-cibo-nBw3CkBWjeEle9kp1RhqfM/pagina.html

Spagna, i cani levrieri aiutano i malati dell’ospedale psichiatrico

LevrieroDavid Villanueva, 44 anni, vive nell’ospedale psichiatrico Benito Menni a Elizondo, in Spagna, quasi al confine con la Francia. Le sue giornate sono talvolta lunghe, chiuso nel mondo che la sua mente gli disegna con la difficoltà a comunicare con quello che lo circonda. Ma ora lui e gli altri pazienti hanno degli amici speciali che li aiutano a vivere meglio. Sono due galgo, cani levriei spagnoli, che sono stati addestrati come animali da pet therapy: Atila e Argi hanno il compito di aiutarli a sviluppare le capacità relazionali e una maggiore autonomia.

Fin dall’inizio della nostra civiltà, il legame tra animali ed esseri umani è stato, tra le altre cose, terapeutico. Uno degli elementi in cui si basa la pet therapy è l’elemento motivante del supporto del cane, perché ha una forte influenza sul paziente e diventa un agente per lo sviluppo della comunicazione e una valido strumento di terapia.

Il contatto con il cane crea empatia, migliora l’autostima della persona coinvolta nelle attività, aiuta ad aumentare la socializzazione con altri gruppi di persone e rappresenta una terapia non farmacologica che non ha effetti collaterali negativi sul paziente. Passando il tempo con il cane i pazienti imparano anche ad assumersi delle responsabilità, dal fornire loro alimenti e bevande, tenerli puliti e aver cura di loro.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/03/20/societa/lazampa/cane-cani/spagna-i-cani-levrieri-aiutano-i-malati-dellospedale-psichiatrico-uM5JXqKzJ1RAo7ROhzW7GM/pagina.html

La splendida amicizia fra un bambino di 8 anni e un cane, entrambi con la vitiligine

VitiligineCarter Blanchard è un bambino di otto anni con una malattia alla pelle, la vitiligine: ha cioè delle macchie bianche attorno agli occhi e su tutto il corpo da quando è nato. Proprio come il labrador Rowdy, che condivide il suo stesso problema dal 2014. E da quando i due si sono incontrati, le loro vite - soprattutto quella del bambino - sono cambiate.

«Queste macchie bianche avevano fatto crollare l’autostima a mio figlio - racconta la mamma, Stephanie Adcock - ma quando Carter ha incontrato il cane, che vive lo stesso problema da anni, il suo umore e l’autostima si sono elevati. E’ stato un incontro “terapeutico”: sono molto felici insieme».

Il loro incontro è nato da una foto su Facebook: «Avevo visto l’immagine del labrador sui social, e ho subito capito che mio figlio doveva incontrarlo» prosegue la mamma. Hanno così raggiunto Rowdy a casa della sua proprietaria, nell’Oregon, grazie a un viaggio pagato con una colletta di alcuni utenti, che dopo aver letto la loro storia su Facebook hanno fatto delle donazioni. «Ho avuto la sensazione che fossero amici da sempre - dice Niki, la proprietaria del labrador - è stato un viaggio incredibile, che ha portato Carter a migliorare la qualità della sua vita».

Sui social la storia dell’incontro tra il cane e il bambino è già diventata virale, e Rowdy, che vanta più di 5000 seguaci su Instagram, è diventato una star. «Mi auguro che grazie a questa storia anche altri ragazzi, nella stessa situazione di mio figlio, possano cambiare la percezione che hanno di sé», conclude la mamma.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/03/24/societa/lazampa/cane-cani/la-splendida-amicizia-fra-un-bambino-di-anni-e-un-cane-entrambi-con-la-vitiligine-KfP7vsOJDChmz1stGbfEBK/pagina.html

Il 30 per cento dei proprietari di animali domestici è pronto a smettere di fumare

fumoIn base ai dati raccolti tra fumatori proprietari di animali domestici, emerge che il 28,4% intende smettere di fumare per tutelare la salute degli animali, l’8,7% chiederebbe al convivente di smettere e il 14,2% smetterebbe di fumare al chiuso. Da questo studio dell’Henry Ford Health System di Detroit è nata l’idea di una campagna di sensibilizzazione, lanciata nei primi mesi del 2016 dall’Ordine dei medici veterinari (Odv) di Milano e provincia, che si è conclusa con 120.000 opuscoli distribuiti in circa 500 strutture tra cliniche e ambulatori.

«Il fumo uccide anche loro» - questo il nome dell’iniziativa - ha informato sui danni del fumo passivo per incentivare chi ama cani e gatti, ma anche canarini e pappagalli, ad abbandonare la sigaretta. A tal fine è stato realizzato e diffuso un video realizzato dagli studenti di Tecniche di creatività pubblicitaria dello Iulm del capoluogo lombardo.

«Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti - spiega Carla Bernasconi, presidente dell’Odv di Milano - non solo per l’attenzione manifestata dai possessori di animali d’affezione, ma anche per la richiesta dei materiali da parte degli ordini di altre province italiane. Ci piacerebbe dare seguito a quanto realizzato in questo primo anno attraverso il coinvolgimento diretto di istituzioni locali e nazionali, per fornire al maggior numero possibile di fumatori in possesso di animali un’ulteriore motivazione ad abbandonare il vizio».

Fonte:http://www.lastampa.it/2017/03/07/societa/lazampa/cane-cani/il-per-cento-dei-proprietari-di-animali-domestici-pronto-a-smettere-di-fumare-FTqydvuTQwOOktPoGYLnJK/pagina.html

Hachikō, 82 anni fa la morte del cane che ha fatto commuovere il mondo

2304826 Hachiko 4La sua storia ha fatto piangere il mondo intero. Hachikō oggi è diventato il simbolo per eccellenza dell'amore e della fedeltà degli animali nei confronti dell'uomo. L'8 marzo 1935 moriva il cane giapponese, di razza Akita, che per 10 anni attese il ritorno del suo padrone alla stazione e che diventò famoso in Giappone tanto che lì l'8 marzo è lutto nazionale. Alla commovente storia di Hachikō, il cui vero nome era Hachi, il numero otto, considerato benaugurante, si rifa anche un film del 2009, diretto da Lasse Hallström e con Richard Gere.

Il padrone di Hachikō, il professor Hidesaburō Ueno, ogni mattina prendeva il treno dalla stazione di Shibuya per recarsi all'università. Il cane lo accompagnava e, intorno alle 17, quando il professore tornava a Tokyo, lui si faceva trovare sulla banchina ad attenderlo.

Il 21 maggio del 1925 però Ueno ebbe un ictus mentre era a lezione e morì. Il suo fedele amico, per i 10 anni successivi, restò ad attenderlo alla stazione, fiducioso ogni giorno di vederlo scendere dal treno. Nel 1934, un anno prima della sua morte, ad Hachikō venne dedicata una statua in bronzo, posta nella stazione di Shibuya, mentre un'altra fu installata nella sua città natale, Odate.

Hachikō morì di filariosi all'età di 15 anni. L'8 marzo di ogni anno, davanti alla sua statua, viene organizzata una cerimonia in un suo onore. Nel 2015, in occasione degli 80 anni della sua morte, l'Università di Tokyo pose una statua che lo ritraeva, finalmente, insieme al suo padrone. Perché quella ricongiunzione era la cosa che avrebbe desiderato più al mondo.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/societa/nolimits/hachiko_82_anni_fa_morte_cane_fatto_commuovere_mondo-2304817.html

Ricerca: i cani provano le stesse emozioni dei loro umani, ne condividono tristezza e felicità

ricercaUsaTale proprietario, tale cane. I quattro zampe percepiscono lo stato d’animo del padrone, se ne lasciano influenzare e si comportano di conseguenza. A confermarlo ancora una volta sono i risultati di un team di ricercatori austriaci che ha realizzato una serie di test (132 per l’esattezza, condotti su cani e padroni). Risultato: «I cani possono rispecchiare alcune emozioni dei loro proprietari, in particolare ansia e negatività. A loro volta i quattro zampe se rilassati e amichevoli possono “trasferire” questo stato agli umani, aiutandoli ad affrontare situazioni di stress». Così se il padrone è stressato, idem il cane. Se gioioso, idem il cane.

Gli studiosi dell’Università di Vienna (la ricerca è stato pubblicata su Plos One) hanno prelevato, in particolare, campioni di saliva per analizzare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Quel che è emerso, spiega la ricercatrice Iris Schoberl, «è che i cani mostrano una diversa variabilità di cortisolo in base alla personalità del loro proprietario. Ad esempio i cani di proprietari nevrotici hanno una variabilità di cortisolo più bassa, il che sarebbe segno che non riescono a far fronte a situazioni stressanti». È dunque plausibile un “contagio” emotivo tra i due tanto che i ricercatori descrivono il rapporto cane-padrone come una diade sociale, una coppia: «si influenzano l’un l’altro nell’affrontare lo stress. In questa dinamica l’influenza del partner “umano” risulterebbe più forte».

Un po’ come in una coppia - evidenzia all’Adnkronos Paola Vinciguerra, psicologa e presidente dell’Eurodap -, «uno dei partner percepisce il nervosismo dell’altro senza nemmeno lo scambio di una parola, così anche il cane entrando in sintonia emozionale con il proprio padrone, avverte la sua tensione». Chiamiamola comunicazione empatica. I cani - spiega ancora Vinciguerra - stabiliscono un elevatissimo grado di attaccamento rispetto ai loro padroni, il coinvolgimento emozionale è la naturale conseguenza. Di fronte a uno stato d’animo del padrone, probabilmente si attiveranno - sempre che la scienza dimostri la loro esistenza nel cervello dei cani - i cosiddetti “neuroni a specchio”, cellule che controllano le azioni e che permettono il riconoscimento immediato delle emozioni. Tant’è che spesso l’atteggiamento del padrone diventa emozionalmente quello del cane”. Un’affermazione che combacia con i risultati della ricerca austriaca: i cani rispecchiano le emozioni del padrone.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/02/20/societa/lazampa/cane-cani/ricerca-i-cani-provano-le-stesse-emozioni-dei-loro-umani-ne-condividono-tristezza-e-felicit-8A5IKgUukFrAPGJ8J6cx1M/pagina.html

C’è un gatto intrappolato nel motore: fa smontare la sua auto per salvarlo

IMG 4020Il micio è stato poi curato per le ustioni ed è tornato dalla sua Giulietta
«Ho sentito un forte lamento che veniva dal motore della mia auto. Mi si è gelato il sangue. Ho spento e ha cercato di capire quel che dovevo fare». Comincia così il racconto di Paolo Bezza, 39 anni, che ha trovato un gatto nel motore della sua Passat e, con non pochi problemi, è riuscito a salvarlo. Siamo ai primi di gennaio a Cremona. Brezza, un lavoro nel campo degli animali, è andato a trovare la fidanzata. Quando deve rientrare ad Agnadello, dove risiede, erano le 21 ed è salito sull’auto e l’ha messa in moto, sentendo le grida del gatto. Ha spento il motore e ha chiamato i vigili del fuoco che hanno risposto che loro sarebbero intervenuti e avrebbero smontato il fanale per cercare di raggiungere l’animale.

La cosa però non è piaciuta a Bezza, che ha deciso di interpellare il suo meccanico, Massimo Ferrari di Izano, il quale si è dichiarato disposto a riaprire l’officina. Era necessario però portare l’auto a Izano e si è deciso di intervenire il giorno successivo. Bezza torna a casa con l’auto della fidanzata e il giorno dopo, con un carro attrezzi ha prelevato la Passat a Cremona e l’ha portata in officina. Lì è stato aperto il motore e dentro è stato trovato un gatto. Piuttosto malridotto, ma vivo. Ferrari ha contattato Alice, una sua amica che fa parte dell’associazione Arischiogatti e il micio è stato portato in clinica a Madignano dove è stato visitato e poi ricoverato per ustioni e ferite. Contemporaneamente la presidente di Arischiogatti ha cercato di capire di chi potesse essere il micio. Anzi la micia perché dalla clinica l’avevano informata che si trattava di una femmina. Andando scartabellare gli appelli messi in internet da Cremona la presidente vede un annuncio, datato qualche giorno prima del ritrovamento e postato da Paola Orsini. Il gatto è uguale, solo che quello che si cerca è un maschio. La Oliari ha fatto una verifica in clinica dove hanno rettificato: si tratta di un maschio.

A quel punto la presidente ha chiamato la persona che cercava il gatto perso, Letizia Villa, attivista della Scivac, l’associazione veterinaria che ha sede a Cremona. La donna, molto emozionata, risponde che c’è un sistema infallibile per verificare se si tratta di Romeo, il micio perso: quel gatto ha una placca metallica nella zampa anteriore destra perché è stato operato per la rottura di un legamento. In clinica hanno eseguito la lastra ed ecco apparire la placca: si trattava davvero di Romeo. Grande emozione tra i veterinari dello Scivac che non speravano più di ritrovare il loro Romeo, adottato tre anni fa insieme alla sua sorellina, Giulietta. Così Romeo è tornato a casa insieme alla sua Giulietta che quando si era perso ha passato un periodo senza mangiare ed è tornato a farsi riempire di coccole dai suoi amici veterinari che lo stanno curando.

Fonte: http://www.ilgiorno.it/cremona/cronaca/gatto-intrappolato-1.2910533

Ragazzina in fin di vita salva un gatto, diventato ora il simbolo della lotta contro il cancro

Smilefor kylieSono stati insieme pochissimo. Solo due giorni e mezzo. Due giorni intensi, fatti di sorrisi, coccole e lacrime. Kylie non ce la fatta a vincere la sua battaglia contro il cancro, ma è riuscita a salvare un gattino randagio, lasciando alla sua famiglia un tenero ricordo. «Quando ho sentito le persone parlare degli animali come angeli non ho mai capito realmente che cosa intendessero. Fino a quando Liza non ha incontrato Kylie», testimonia Robin Myers, mamma di una ragazzina-coraggio di Atlanta che, nonostante le difficili terapie a cui è stata sottoposta, non ha mai perso il sorriso. Così come la voglia di avere un gatto. Nel 2014, all'età di 12 anni, a Kylie è stato diagnosticato un cancro alle ossa. E mentre stava eseguendo la radioterapia ha espresso il desiderio di avere accanto a se un gattino. I suoi genitori hanno pensato che sarebbe stato meglio aspettare sino al suo ritorno a casa, avendo il sistema immunitario compromesso dalla terapia. Ma nel giorno dell'ultimo trattamento, i medici hanno scoperto che il cancro non aveva risposto bene e ormai si era diffuso in tutto il corpo. Kylie è stata quindi portata a casa. E appena entrata nella sua stanzetta ha guardato il padre e gli ha detto: «Ora lo posso avere un gattino?». Tempo di una telefonata, e il desiderio di Kylie si è avverato. Eliza, per gli amici Liza, è una gattina nera e oro recuperata dall'Angels Among Us Pet Rescue: quando è arrivata nel rifugio era pelle e ossa, con la pelliccia ispida. «Si potrebbe dire che non ha avuto un inizio facile», racconta la mamma, protagonista di un commovente video sulla storia di sua figlia, realizzato per Mutual Rescue, un'iniziativa della Humane Society Silicon Valley che vuole mostrare il lato positivo e il potere di trasformazione della relazione fra uomo-animale. Dopo la morte di Kylie, avvenuta il 13 febbraio 2015, i suoi genitori hanno lavorato senza sosta per aumentare la consapevolezza del cancro infantile e l'adozione degli animali. «Gli ultimi due giorni e mezzo di vita li ha trascorsi amando questo gattino malmesso». E prima di morire è stata lei stessa a chiedere al padre di «trovare una cura per il cancro infantile» e alla madre di «prendersi cura del gattino». Liza ha 2 anni ormai. Ed è «senza dubbio la regina della casa», allegra e spensierata proprio com'era Kylie. «Tutte le volte che mi si siede vicino, piango. Penso sia la mia bambina che venga a consolarmi e a farmi le coccole», racconta Robin Myers, che sta tenendo vivo il ricordo della figlia insieme alla famiglia anche attraverso la pagina Facebook Smiley for Kylie.

Fonte:http://www.lastampa.it/2017/02/07/societa/lazampa/gatto-gatti/ragazzina-in-fin-di-vita-salva-un-gatto-diventato-ora-il-simbolo-della-lotta-contro-il-cancro-ObAZZtJINVW2lHnykpVVRO/pagina.html

Assalco: quanti sono davvero i pet in Italia?

AssalcoDopo la pubblicazione del Rapporto Italia 2017 di Eurispes, Assalco (Associazione Nazionale tra le Imprese per l'Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) fa chiarezza sul vero numero di pet presenti in Italia. Il mercato degli alimenti per cane e per gatto non rileva diminuzioni né sul numero di famiglie acquirenti, né sulla spesa media, evidenziando discrepanze rispetto ai dati Eurispes, che negli ultimi anni hanno registrato dati incongruenti per la presenza degli animali da compagnia in Italia. Il settore, invece, registra dati positivi, con un tasso di crescita annuo composto pari al 3,1% nel periodo 2012 – 2015 in Italia. Nel 2015, il solo mercato del pet food ha registrato un giro d’affari di 1.914 milioni di euro (+4,1% rispetto all’anno precedente), con 551.200 tonnellate di prodotti commercializzati. Le attese per il giro d’affari 2016 sono positive. I dati di mercato saranno diffusi in occasione della pubblicazione del Rapporto Assalco-Zoomark, che verrà presentato durante la fiera Zoomark International 2017, a Bologna dall’11 al 14 maggio. I dati Euromonitor comprovano che la presenza dei pet nelle case degli italiani sia rimasta costante negli ultimi anni (circa 60 milioni di pet complessivamente, all’interno dei quali i cani sono circa 7 milioni e i gatti 7,5 milioni). Per poter contare su un dato univoco, Assalco auspica la creazione dell’Anagrafe nazionale degli animali da compagnia.

Fonte: http://www.mark-up.it/assalco-quanti-sono-davvero-i-pet-in-italia/

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