Novità in rete

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GattoCodaQuello che i gatti pensano rimarrà per noi umani per sempre un mistero. Ma è bene sapere che i nostri amici felini usano mille modi per comunicare con noi (sempre che abbiano voglia di farlo). E uno di questi è il movimento della coda che, proprio come per le orecchie, ha diversi significati facili da vedere e capire.

Osservare la coda permette di farsi un'idea dell'umore che ha il gatto con cui condividiamo casa. Basta conoscere i vari significati. Per farlo, eccovi una semplice guida con cui interpretare le tante storie che il nostro pelosone ha da raccontare.


1. Coda dritta in aria. La coda dritta è segno di cose buone. Quando un gatto tiene la coda alta in aria, esprime sicurezza, eccitazione o contentezza. I gatti salutano spesso i loro proprietari con la coda dritta, ed è un modo che hanno per dire che è felice di rivederli.

2. Coda curva a punto interrogativo. Quando la tiene così, è perché è curioso e felice. La coda così indica cordialità o giocosità: il tuo micio ti sta dicendo che è un buon momento per qualche grattino fra le orecchie o per giocare insieme con il suo giocattolo preferito.

3. Coda bassa. Quanto i felini tengono la coda bassa, è perché non si sentono sicuri nella situazione che stanno vivendo. E questo potrebbe anche portarli a diventare aggressivi. Tuttavia, alcune razze, come i persiani e i Scottish Fold tendono a abbassare la coda anche quando sono in vena di giocare.
Perché i gatti atterrano sempre sulle zampe? Lo spiega il video il slow motion

4. Coda sinuosa. Una coda vibrante significa che sta per succedere qualcosa. Le code che si muovono lentamente da un lato all'altro sono comuni quando un gatto è concentrato su un oggetto particolare, come un insetto o un giocattolo. Puoi vedere questo movimento proprio poco prima di un agguato.

5. Coda che sbatte per terra. Quando un gatto fa schioccare la coda sul tappeto, significa che sta arrivando una tempesta. Una coda in rapido movimento, che frusta avanti e indietro, significa che il micio di casa è irritato o spaventato.

6. Coda gonfia. Ho paura, ma non voglio che tu lo sappia. Ecco quello che pensa un gatto quando gonfia la coda, cercando di mostrarsi più grande di quello che è per allontanare o affrontare qualcosa che percepisce come una minaccia.

7. Coda in mezzo alle gambe. Questo forse è il movimento più facile da capire. Quando un gatto tiene la coda nascosta è perché ha paura, si sente insicuro, incerto o sottomesso, indicando che c'è qualcosa intorno a lui che lo sta mettendo a disagio.

8. Coda avvolta intorno a qualcosa. Avvolgere qualcosa con la coda, per un gatto equivale ad un abbraccio. Lo può fare sia con gli umani che con i suoi simili, ma anche con i cani o con oggetti a lui particolarmente legati, come ad esempio il divano.

9. Coda che si agita in aria. Quando i gatti tengono la coda dritta in aria e la scuotono rapidamente, significa che sono eccitati o stanno per ottenere qualcosa di positivo, come qualche crocchetta premio o l'apertura della portafinestra che li divide dal giardino.

Fonte:https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2020/01/17/news/quello-che-i-gatti-non-dicono-i-significati-del-movimento-della-coda-1.38342626

VeterinarioChipVia la multa da 40 a 240 euro ai medici veterinari se, nella loro struttura di cura, non appendono un cartello che intima al pubblico l'obbligo di identificazione di cani, gatti e furetti. E' una regola che non può essere condivisa né accolta", secondo il presidente di Anmvi Lombardia, Francesco Orifici, che in merito ha scritto una lettera al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, all'assessore competente Roberta Guaineri e al presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolè. Al centro della missiva inviata oggi dalla sezione regionale dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani a Palazzo Marino è "l'emanando Regolamento comunale per la tutela animale che, salvo auspicate modifiche - spiega l'Anmvi - obbliga le strutture veterinarie private ad affiggere, pena sanzioni, un avviso sull'obbligatorietà dell'identificazione di cani, gatti e furetti. In discussione non è il microchip obbligatorio", precisa Orifici. "Chi scrive - sottolinea - è fra i componenti della Commissione randagismo della Regione Lombardia ed è stato tra i fautori dell'obbligo di microchip anche dei gatti, vigente dal 1 gennaio 2020 su tutto il territorio lombardo. Ma il Regolamento regionale, fra i più innovativi del Paese, non contiene alcuna previsione vessatoria e 'poliziesca' come quella che il Comune di Milano si appresta invece a varare a carico dei professionisti". Nella lettera si afferma inoltre che non può essere accettata nemmeno la norma che vorrebbe i professionisti milanesi 'delatori' dei loro clienti-proprietari, in caso di rifiuto della microchippatura da parte di questi ultimi. "L'identificazione, se erogata dai liberi professionisti - puntualizzano i veterinari - è una prestazione libero-professionale (non un Livello essenziale di assistenza-Lea) che le parti hanno il diritto e la libertà di pattuire. Imporre al proprietario-cliente il 'ricatto' della segnalazione coatta rappresenta una grave violazione del rapporto fiduciario con il medico veterinario curante", e "il solo effetto che si otterrebbe sarebbe potenzialmente dissuasivo e depressivo del possesso responsabile. La segnalazione alla Agenzia di tutela della salute-Ats per mancata microchippatura comporta una multa, a carico del proprietario, da 40 a 240 euro". La richiesta di Anmvi Lombardia alle autorità cittadine è di "modificare il Regolamento, rimuovendo entrambe le disposizioni: cartello sanzionabile e denuncia del proprietario. Eventualmente le si trasformi in raccomandazione, ma sempre eliminando ogni sanzione a carico del medico veterinario".

Fonte: https://www.today.it/partner/adnkronos/salute/animali-veterinari-a-sindaco-milano-si-microchip-ma-no-sanzioni-a-medici.html#_ga=2.266569030.932301703.1580393724-831035921.1580393724

GattoGaraNuotoA Scotland Island, in Australia, da 44 anni viene organizzata una gara di nuoto per cani la vigilia di Natale. Quest’anno però l’evento sarà speciale: a partecipare alla gara ci sarà anche un gatto di nome Gus. La sfida sarà ospitata a Pittwater, a nord di Sydney, ed è in assoluto la prima volta che tra i concorrenti c’è anche un felino. Tutto è cominciato nel 1974 dalla rivalità di due amici che volevano fare una gara tra barche. Questa rivalità in seguito si è trasformata in una gara tra i loro due cani. Poi, 44 anni fa, hanno cominciato a organizzare una competizione per vedere se i cani di altri proprietari potessero battere a nuoto i due quattrozampe degli ideatori della manifestazione. E ancora oggi questo evento attrae tantissimi proprietari e i loro animali. Quest'anno però tutti gli occhi sono puntati sul gatto di 11 anni e il suo proprietario Glenn Druery assicura che il suo felino non ha paura dell’acqua, anzi la adora. Il problema è che per natura i gatti non sono bravi nuotatori e la gara è di 500 metri. Così, nel rispetto delle regole, Glenn potrà nuotare solo con il suo gatto sulle spalle. La stessa regola é applicata per cani di piccola taglia come i chihuahua. Ma sulla partecipazione del gatto è già polemica. Toby Jay, che lavora a Scotland Island, dice che la gara dovrebbe essere riservata ai soli cani: "Ci sono 50 o 60 cani e avrei paura per l'incolumità del gatto". Nemmeno Sam Collins, proprietario del cane che ha vinto due volte Il primo, premio della competizione, è d'accordo a far partecipare un gatto. Sam ritiene che possa essere pericoloso. Ma Glenn ha detto che la sicurezza del suo gatto non sarà in discussione perché staranno sempre insieme. Perplessità a parte, nessuno a oggi pensa che la vittoria sarà del micio, ma queste sfide sono imprevedibili e tutto può succedere.

Fonte:https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2019/12/24/news/il-gatto-gus-partecipa-per-la-prima-volta-a-una-gara-di-nuoto-per-cani-ma-e-polemica-1.38253145

UnCaneAllugaVitaAvere un cane allunga la vita? Se lo è chiesto il team “antibufale” di dottoremeveroche.it, il sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo). A suggerirlo, una revisione sistematica, che ha preso in esame quasi 70 anni di ricerche, coinvolgendo quasi 4 milioni di persone in diversi paesi. Buone notizie dunque per tutti coloro che, approfittando delle festività, hanno deciso di adottare un amico a quattro zampe.

Da sempre, il cane è un compagno fedele, considerato il migliore amico dell’uomo. Ci fa compagnia, ci aiuta a socializzare e ci aiuta a rimanere attivi. È persino capace di tenere alla larga alcuni problemi di salute, come asma e allergie respiratorie. Ma c'è di più, perché uno studio pubblicato recentemente su “Circulation” – la rivista dell'American Heart Association – ha rivelato che un cane potrebbe letteralmente allungarci la vita. Si tratta di una revisione sistematica di ricerche globali pubblicate tra il 1950 e il maggio del 2019 in Canada, Scandinavia, Nuova Zelanda, Australia e Regno Unito.

«Sappiamo che la solitudine e l’isolamento sociale sono forti fattori di rischio per la morte prematura e la nostra ipotesi era che la compagnia di un animale domestico potesse alleviarlo», ha affermato l'autore dello studio Tove Fall, professore associato di epidemiologia all’Università di Uppsala in Svezia, commentando questi ultimi risultati. «Chi vive solo deve portare fuori il cane ogni volta e sappiamo che l’attività fisica è importante nella riabilitazione dopo un infarto del miocardio o un ictus», ha aggiunto.

Entrambi gli studi sono osservazionali: questo significa che non dimostrano che l'avere un cane sia stata la causa diretta della maggiore aspettativa di vita o dei migliori risultati di salute dopo infarto e ictus. «È il cane o sono i comportamenti?», si chiede Martha Gulati, caporedattore di CardioSmart.org, la piattaforma di educazione dei pazienti dell’American College of Cardiology. «È perché ti stai esercitando o è perché c’è una differenza nel tipo di persona che sceglie di avere un cane rispetto a chi non lo prende? Sono più sani o più ricchi? Queste cose non le sappiamo».

L'American Heart Association, ad esempio, indica ricerche che hanno scoperto che i proprietari di animali domestici che portano a spasso i loro cani fanno fino a 30 minuti in più di attività fisica al giorno. E non finisce qui. «Ci sono studi che suggeriscono che le persone che hanno cani hanno un profilo di colesterolo migliore e abbassano la pressione sanguigna. Un altro studio, il mio preferito, ha scoperto che l’accarezzare un cane può ridurre la pressione sanguigna tanto quanto un farmaco», continua Kramer. Ancora, alcuni studi suggeriscono che i cani forniscono compagnia e affetto che possono ridurre l’ansia e la depressione, aspetto molto importante dopo una grave malattia, come un infarto o un ictus.

E se si preferiscono i gatti? Non disperate - sottolineano gli esperti della Fnomceo - perché anche loro potrebbero migliorare la nostra salute. Uno studio del 2009, infatti, ha riscontrato un minor rischio di morte per infarto miocardico e malattie cardiovascolari, incluso l'ictus, per i proprietari di gatti, anche se avevano ormai smesso di viverci.

E se per ora non ve la sentite di prendere in casa un amico a quattro zampe, quando avete una giornata storta potete semplicemente guardare alcuni video di gatti. Uno studio dell’Università dell'Indiana ha scoperto, infatti, che anche solo guardare i video di gatti aumenta l’energia, le emozioni sane positive e diminuisce i sentimenti negativi. Naturalmente, si stratta di un solo studio, quindi non va preso alla lettera.

Leggi tutti: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2020/01/07/news/avere-un-cane-allunga-la-vita-per-i-medici-e-vero-1.38299129

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