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Cani da pet therapy contro la Sla, in Liguria un progetto scientifico

SlaPetterapyDue cani da pastore svizzeri bianchi che si sono trasformati in terapisti, adattandosi alla vita di reparto entrando in palestra e diventando parte di un equipe medica completa. Sono loro, infatti, i protagonisti principali del progetto “ConFido: quattro zampe in corsia” sviluppato dal Centro clinico NeMo di Arenzano (Genova), grazie a un’idea di Mondovicino outlet Village, in collaborazione con la Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus. Si tratta del primo progetto scientifico di Terapia Assistita con il cane, in grado di dare benefici fisici e psicologici ai pazienti affetti da Sla e da malattie neuromuscolari i cui primi risultati saranno presentati al simposio internazionale di Boston. Nei primi quattro mesi del progetto pilota sono stati coinvolti 50 pazienti, 25 dei quali sottoposti a 170 sedute di Terapia Assistita mentre gli altri pazienti sono stati coinvolti come “gruppo di controllo” per permettere la valutazione dell’efficacia. «Il trattamento terapeutico di base è lo stesso - spiega Manuela Vignolo, responsabile del progetto - ma cambia l’impatto emotivo del paziente, la collaborazione e la motivazione e anche il risultato: a livello di stabilità ed equilibrio, abbiamo visto un sensibile miglioramento rispetto al gruppo di controllo. A questo si aggiunge un miglioramento di ansia e depressione nei pazienti ricoverati». Il progetto nasce in Liguria: «il Centro NeMo è riconosciuto a livello nazionale e non solo - ha detto Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità - sul quale là Regione Liguria ha grandi aspettative di rilancio e ampliamento». 

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/11/23/societa/lazampa/cane-cani/cani-da-pet-therapy-contro-la-sla-in-liguria-un-progetto-scientifico-d1SXbLwvx3rvtR5AnEdKZK/pagina.html

Bonus digitalizzazione Pmi 2018

VoucherPMIBuone notizie per i petshopper che stanno pensando, per esempio, all’acquisto di un pc, a richiedere un servizio di consulenza per la creazione del sito web aziendale o per aprire un e-commerce. Il decreto MISE del 24 ottobre 2017 stabilisce regole e requisiti per beneficiare dei voucher di importo fino a 10.000 euro per le micro, piccole e medie imprese. Ecco cos'è e come richiederlo.

Cos’è come richiederlo

Il 24 ottobre 2017 è stato pubblicato il decreto direttoriale del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) con le regole per accedere al contributo erogato in forma di voucher per l’acquisto di software e hardware o servizi specialistici.

Si potrà presentare domanda e beneficiare del voucher per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese, di importo massimo pari a 10.000 euro, a partire dal 30 gennaio 2018 e fino al 9 febbraio.

La procedura per prenotare il bonus di 10.000 euro per la digitalizzazione delle PMI potrà essere eseguita già a partire dal 15 gennaio 2018, data a partire dalla quale il MISE aprirà alla compilazione della domanda di accesso all’incentivo.

Le micro, piccole e medie imprese potranno richiedere il voucher per la digitalizzazione di importo massimo pari a 10.000 euro per l’acquisto, ad esempio, di pc, per i servizi di consulenza volti alla creazione di un sito web o per aprire un e-commerce.

Si tratta di un contributo erogato al fine di rendere le imprese italiane sempre più competitive sul mercato internazionale e con la pubblicazione del decreto MISE viene finalmente chiarita alle imprese qual è la procedura per presentare domanda e le regole e requisiti per richiedere il bonus.

Vediamo di seguito come presentare domanda, cos’è e come funziona il voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese e quali sono le regole per beneficiare del bonus di 10.000 euro per l’acquisto di software, hardware e servizi specialistici.

Bonus digitalizzazione Pmi 2018: cos’è e come richiederlo

Secondo quanto previsto dal decreto direttoriale dello Sviluppo Economico, il bonus per la digitalizzazione delle PMI 2018 consente alle micro, piccole e medie imprese di beneficiare di un voucher, ovvero un contributo economico, per l’adozione di interventi volti alla digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Il voucher per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese consente di beneficiare di un contributo di importo massimo pari a 10.000 euro da utilizzare a copertura di un massimo del 50% del totale delle spese sostenute.

Le imprese potranno utilizzare il contributo, dopo aver presentato domanda di prenotazione del bonus, per acquistare software, hardware o servizi specialistiche che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

In linea di massima, il contributo potrà esser speso ad esempio per l’acquisto di computer o per servizi di consulenza per la costruzioni di siti aziendali.

Come contenuto nel decreto del MISE che illustra regole e requisiti per beneficiare del voucher per la digitalizzazione, le micro, piccole e medie imprese potranno beneficiare del bonus esclusivamente per acquisti effettuati successivamente alla data di prenotazione del voucher, cioè dopo aver presentato domanda a partire dal 30 gennaio 2018.

Come presentare domanda

Per poter presentare domanda di prenotazione del bonus e beneficiare dei voucher per la digitalizzazione 2018, le imprese dovranno compilare il modulo messo a disposizione sul sito del MISE e di seguito allegato.

Secondo quanto previsto dal decreto direttoriale del 24 ottobre 2017pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico, le domande di accesso al bonus digitalizzazione 2018 potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informatica, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

Cosa serve per fare domanda di voucher o bonus digitalizzazione  2018?

Per l’accesso è richiesto:

  • il possesso della Carta nazionale dei servizi;
  • una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

 

Come ottenere l’assegnazione definitiva

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del Voucher, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Nel modulo di domanda di seguito allegato sono elencati inoltre quali sono i casi di esclusione dalla possibilità di beneficiare del bonus digitalizzazione PMI 2018, tra cui il non aver fruito di altre agevolazioni con lo stesso fine ed essere in regola con i versamenti dei contributi assicurativi e previdenziali.

Per reperire il modulo di domanda da trasmettere al MISE per richiedere il voucher digitalizzazione PMI 2018 è sufficiente digitare in internet le seguenti parole chiave:

domanda_bonus_digitalizzazione_imprese_2018

Per tutto il resto della modulistica si rimanda all’apposita scheda informativa predisposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, reperibile al seguente indirizzo:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/voucher-digitalizzazione

Fonte:  Laura Seguso (Trend observer e marketing)

 

“Un gatto in casa protegge i neonati ad alto rischio di asma”

GattoAsmaSi infrange un luogo comune: il pelo dei gatti non rappresenta un pericolo per i bambini ad alto rischio di asma, tutt’altro. Una ricerca apparsa sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela che avere un gatto in casa sin dalla nascita li protegge dalla malattia, come pure li difende da altre pericolose patologie cui sono più vulnerabili come la bronchiolite e la polmonite.

Lo studio è stato condotto presso l’Università di Copenaghen da JakobStokholm e coordinato da HansBisgaard.

L’idea consolidata è che tra le cause dell’asma vi sia la sensibilizzazione allergica al pelo di alcuni animali tra cui il gatto. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione dalla nascita fino a 12 anni di età 377 bambini di cui una parte ad alto rischio di asma perché portatori sul proprio Dna della alterazione genetica che più di tutte si collega alla malattia. Tutte le diagnosi di asma intercorse fino al 12/imo compleanno sono state registrate.

Gli esperti hanno visto che convivere sin dalla nascita con un gatto aiuta a prevenire la malattia in questi bimbi a alto rischio e che maggiore è la quantità di allergene del gatto (quindi il pelo e altri residui dell’animale) in prossimità del lettino nel primo anno di vita, minore il rischio di ammalarsi. Anche la presenza di un cane in casa è risultata in grado di sortire un’azione protettiva ma meno evidente, ovvero non si riscontra una relazione con la quantità di allergene presente al letto del bambino. La presenza del gatto è risultata protettiva anche rispetto a polmonite e bronchiolite che sono due malattie cui sono suscettibili i bambini a rischio di asma.

 

Fonte:http://www.lastampa.it/2017/11/08/societa/lazampa/gatto-gatti/un-gatto-in-casa-protegge-i-neonati-ad-alto-rischio-di-asma-F0HmIgTC4bHYi4Dakg9jQK/pagina.html

Il Parlamento danese approva la legge per liberare Iceberg: la cagnolina “proibita” non sarà abbattuta

IcebergSalvaIceberg tornerà in Italia. Il Parlamento danese ha approvato all’unanimità e con effetto retroattivo la legge che permette alla polizia di Copenaghen di rilasciare il cane, un dogo argentino femmina, del cuoco avellinese Giuseppe Perna, sequestrata a fine maggio perché di una specie proibita in Danimarca e destinata all’abbattimento. La legge «Salva Iceberg» entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale danese. L’annuncio ufficiale, dopo che la notizia aveva cominciato a diffondersi sui Social, è arrivato con un comunicato dall’associazione animalista Enpa che, con Fair Dog, ha partecipato alla campagna di mobilitazione per la liberazione di Iceberg. Non c’è ancora una data certa per il rientro del cane ma potrebbe essere questione di giorni: non è escluso che la polizia danese, visto il via libera al testo normativo, possa accelerare la pratiche. La nuova legge danese, approvata sull’onda di una mobilitazione popolare in Italia, prevede che animali di specie proibite in Danimarca, introdotti da stranieri in buona fede, possano essere rimpatriati e non abbattuti. Ma non senza pagare dazio: il suo proprietario dovrà pagare le spese di mantenimento quantificate tra i 5mila e 7mila euro. Giuseppe Perna spiega in un lungo video sulla sua pagina Facebook che «è un’ingiustizia che hanno fatto i danesi» e saranno loro a rimediare.  «La liberazione di Iceberg, ormai imminente, è un successo straordinario - commenta la presidente di Enpa Carla Rocchi -. Una vittoria meravigliosa ottenuta grazie a una mobilitazione senza precedenti». Rocchi ha ringraziato le autorità danesi, ma ha ribadito «siamo fermamente contrari alle black list sulle razze canine, perché ciò che fa la differenza non è la razza, ma l’educazione e il rapporto uomo-animale. Continueremo a batterci in ogni sede affinché questo concetto anacronistico venga superato una volta per tutte, soprattutto in Europa, dove è inconcepibile vi siano leggi discriminatorie tra una Paese e l’altro».

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/11/09/societa/lazampa/cane-cani/parlamento-danese-approva-legge-per-liberare-cane-iceberg-SvwpcdygOy8J7HBETKMjRO/pagina.html

Ritrova la gatta dopo 9 anni e scopre grazie a Internet le sue avventure

GattaRitrovataTorna dopo ben nove anni, con una straordinaria avventura. La storia è accaduta alla gatta di una famiglia di Wellington, restituita ai suoi proprietari dopo la scomparsa, La gatta Getti, infatti, si è goduta l’accoglienza di ben due altre famiglie, un giretto per le strade e anche qualche notte all’aperto. Il suo proprietario Andrew ha detto di aver immaginato che Getti avrebbe trovato qualcun altro che si prendesse cura di lei, perchè la gatta è sempre stata esigente e pronta a scegliere un “curatore” adatto alle sue esigenze. La scoperta di chi si è preso cura di lei in questi anni, però, è arrivata grazie a internet. Dopo la pubblicazione sul sito Stuff della sua storia, Andrew ha iniziato a ricevere messaggi dagli ex proprietari di Getti. La gatta è sparita per la prima volta nell’ottobre del 2007 dal cortile di casa, nei sobborghi di Berhampore. Dopo sei mesi di solitudine, Getti è comparsa con il pelo sbiadito ma in salute nel cortile di una casa a un chilometro da dove aveva abitato Andrew.  La famiglia che l’ha adottata ha raccontato che Getti veniva spesso a casa loro e che la decisione di prenderla con loro è arrivata dopo che i volantini e i giri dai veterinari locali non avevano avuto successo. “Non gli è venuto in mente che la gatta potesse avere il microchip”, ha commentato Andrew. Nel 2009 la famiglia ha traslocato in Ohariu Valley, a nord di Wellington e ha portato con sè Getti. Li ha iniziato a girovagare per la fattoria e, evidentemente rimanendo colpita dalla bellezza della natura, ha apprezzato poco il nuovo trasferimento della famiglia un anno dopo in un quartiere residenziale. “E’ diventata progressivamente meno affettuosa e ha iniziato ad allontanarsi per periodi sempre più lunghi, fino a quando non è sparita del tutto”, ha raccontato la famiglia. La gatta è stata catturata e portata al centro locale e li ha trovato un’anziana vecchietta che si è presa cura di lei, sfamandola e tenendole compagnia. “La cosa è andata avanti per due anni, fino a quando Getti non è scomparsa di nuovo a metà del 2017”, ha detto Andrew.  A quel punto Getti è stata presa da una famiglia nei sobborghi di Brooklyn e consegnata a un altro rifugio ed è qui che l’ha recuperata Andrew. “Sia la famiglia che la signora si sono dimostrati molto dispiaciuti di non avermi trovato prima per restituirmi Getti, ma ho detto loro di non preoccuparsi perché la gatta è uno spirito libero e fa comunque ciò che vuole”; ha concluso Andrew. Il peregrinare ha lasciato Getti con molte avventure da raccontare ma un po’ acciaccata: ormai on ha quasi più denti e ha un’infezione delle gengive che necessita di essere curata con un intervento. Andrew ha riavuto la gatta da meno di una settimana, ma lei già mostra segni di irrequietezza. “Molte persone mi hanno detto che, siccome ormai è anziana, dovrebbe avere finalmente voglia di stanziarsi in un luogo” ha detto Andrew, ma è comunque scettico vista l’anima vagabonda della gatta.  “Se potessi le direi: sei troppo vecchia per girovagare, goditi la vita tranquilla da anziana!”, ha sorriso l’uomo. Chissà se Getti seguirà il suo consiglio.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/10/06/societa/lazampa/gatto-gatti/ritrova-la-gatta-dopo-anni-e-scopre-grazie-a-internet-le-sue-avventure-wvEcizd7KbLhBfsQrpuf6L/pagina.html

In Australia la Carica dei 101 diventa realtà con un parto di cani Dalmata da record

CaricaDei101Non sono 101, ma l'effetto è lo stesso. In Australia, il film d’animazione della Disney si è trasformato quasi in realtà quando mamma dalmata ha partorito in una sola volta diciotto cuccioli. Qui la realtà ha addirittura superato la fantasia: nel cartone animato, infatti, Peggy ha 15 cuccioli, mentre Miley ne ha dati alla luce tre in più, con un interminabile travaglio di 13 ore, davanti agli occhi esterrefatti dei suoi umani, i Langton-Bunker, appassionati allevatori di cani dalmata. Nessuno si aspettava questo record. Dalla prime ecografie, sembravano in arrivo solo tre esemplari. Col passare dei giorni, i veterinari hanno visto 16 cuoricini battere. I 18 tenerissimi cuccioli sono stati quindi una sorpresa nella sorpresa, anche perché stanno tutti bene nonostante l'affollamento uterino. Peggy e Pongo, pardon, mamma Miley e papà Astro, si sono dimostrati da subito all'altezza del compito, nonostante sia un'impresa non da poco stare dietro ai 18 scatenati e affamati cuccioli. A dargli una mano c'è la loro famiglia umana, che si è potuta sbizzarrire con i nomi e ha regalato ad ognuno un collare di colore differente.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/10/18/societa/lazampa/cane-cani/in-australia-la-carica-dei-diventa-realt-con-un-parto-di-cani-dalmata-da-record-LtoE97Q8uyrHDc2kOdMK4L/pagina.html

L’educatrice cinofila: “Bende e carezze: il metodo per ascoltare i cani che fa bene anche a noi”

BendeecarezzeAnnusa l’aria, poi punta il muso sul terreno: è pronta a lasciarsi andare, giocare, fare nuove attività. Le orecchie sono rilassate, lo sguardo languido, la postura è morbida. Il corpo di Megan, circa due anni passati tra la strada e il canile per poi essere felicemente adottata, è fasciato da bende azzurre che le infondono sicurezza, serenità e conforto. Ad accarezzarla c’è Valentina Biedi, educatrice cinofila e fondatrice del centro “B Dog” sulle alture di Bolzaneto, a Genova, che ha da poco raggiunto il livello 1 di “pratictioner” del metodo Tellington Touch. «È una tipologia d’insegnamento gentile. Il “TTouch” riconosce la connessione tra postura e atteggiamento del cane: come per gli umani, quando ci si “sente” meglio si “agisce” meglio. Postura, fiducia e autocontrollo sono collegati. La mancanza di questi requisiti è alla radice di molti comportamenti inadeguati e interferisce con la capacità di apprendimento».  

È un modo di concepire la cinofilia completamente diverso dal solito quello che Valentina Biedi, classe 1979, ha messo in pratica a Genova sin dall’inizio del suo percorso: «Ho sempre avuto cani. Compiuto 18 anni sono diventata volontaria nei canili. È da lì che ho iniziato a conoscerli meglio e farmi delle domande sul loro modo di comunicare. Ho seguito dei corsi e poi c’è stato l’incontro con Turid Rugaas, educatrice norvegese, che mi ha aperto gli occhi. Ho imparato l’importanza di tre cose fondamentali: umiltà, rispetto e ascolto. Così sono andata avanti tra lavoro, canile, aggiornamenti professionali e seminari fino a che non mi sono imbattuta nel Tellington TTouch». 

Un metodo che fonda le sue radici nella Feldenkrais, tecnica nata negli anni 50 rivolta agli esseri umani e che si basa proprio sulla consapevolezza dei movimenti e dell’ascolto del corpo secondo la massima “se sai cosa fai, puoi fare quello che vuoi”. «Tellington è il cognome di Linda, colei che ha ideato il metodo negli anni 80 iniziando ad applicarlo ai cavalli. Touch significa contatto, mentre la prima T sta per “trust”: fiducia - continua la dog trainer genovese - La cosa bella di questa tecnica è che chi lo fa riceve tanto quanto chi lo sta ricevendo. Il TTouch ci aiuta ad essere presenti perché dobbiamo pensare cosa può aiutare il cane a “cambiare” insieme a noi». Oltre al contatto fisico, ci sono anche i bendaggi: «Possono essere usati in diverse parti del corpo e servono a dare consapevolezza, calmare in caso di stress, migliorare l’equilibrio e la postura. Un esempio pratico: aiutano tanto i cani che soffrono la macchina». 

A Genova si è creata una vera e propria “scuola di pensiero TTouch”: «Ci sono anche altre tre educatrici cinofile a praticarlo: Carlotta Nicelli, Milly Boccardo e Michela Mensi. Per fare una seduta di TTouch a B Dog, ma anche a domicilio, basta prendere un appuntamento. Costa 40 euro e chiediamo l’iscrizione alla nostra associazione». 

Il mondo dei cani e degli umani è un universo di emozioni che si completano. Ecosistemi differenti che cercano costantemente di comunicare. Ci sono due specie diverse che convivono da sempre e ancora non si conoscono se non nell’intimità di una condivisione senza parole. La prospettiva, per nostra impostazione, è sempre quella umana e un metodo come quello che oggi la Biedi insegna è una nuova alternativa per entrare in contatto con le sensazioni dell’animale superando le barriere del linguaggio e mettendo in pratica un confronto ineluttabile e che non può mentire: il contatto fisico, l’approccio di corpi che si incontrano e, con dolcezza, finalmente si parlano. 

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/10/05/societa/lazampa/cane-cani/leducatrice-cinofila-bende-e-carezze-il-metodo-per-ascoltare-i-cani-che-fa-bene-anche-a-noi-BUwpSRHSd7xgkqlGMbgnlJ/pagina.html

Al via a Pistoia un corso per diventare balia di gatti

BaliaDeiGattiPrendersi cura di un gatto appena nato e accompagnarlo nella fase di allattamento e svezzamento per favorire la sua adozione e aiutare l’attività del canile. Al Rifugio del Cane di Pistoia è in programma il prossimo 25 settembre il primo corso promosso da Enpa per diventare balia a aiutare il sistema di accoglienza dei tanti gatti che ogni giorno arrivano al rifugio. «I primi due mesi sono fondamentali -spiega Natalia Sciarrillo, coordinatrice del corso e consigliera (operatrice) Enpa Pistoia- e dare la possibilità a questi cuccioli di trascorrere questo periodo di crescita in una casa piuttosto che in una gabbia garantisce loro una maggiore aspettativa di vita e aiuta nel processo di socializzazione e educazione favorendone così l’adozione. I cuccioli che crescono in gabbia sono, per ovvi motivi, più paurosi e possono avere più difficoltà ad ambientarsi una volta arrivati in famiglia». Il corso, in programma alle 21, è gratuito e durerà 2 ore e sarà tenuto da esperti operatori Enpa alla presenza di veterinari e prevede una parte teorica e una parte di dimostrazione pratica. «Ad oggi -spiega Sciarrillo- possiamo contare sull’aiuto di 20 balie che ci permettono di affrontare l’emergenza ma il nostro obiettivo è quello di poter raddoppiare questo numero». Al Rifugio, che da gennaio è gestito da Enpa Pistoia e dalla cooperativa sociale “La Spiga di Grano”, aderente al Consorzio Co&SO, sono presenti circa 60 gatti da adottare di cui 20 cuccioli da svezzare. Per l’adozione ogni sabato Enpa organizza il `Micino Day´ dalle 15,30 alle 17,30. «Sono tutte iniziative -spiega Enrico Pellegrini, presidente de “La Spiga di Grano” - che vogliamo portare avanti per rendere ancora più efficiente questa struttura: già in occasione dell’appello all’adozione che abbiamo fatto prima dell’estate abbiamo trovato una importante risposta da parte dei pistoiesi e non solo. Questo contribuisce a stimolare la nostra attività, convinti come siamo dell’importanza che questo luogo ha per tutto il territorio».

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/09/21/societa/lazampa/gatto-gatti/al-via-a-pistoia-un-corso-per-diventare-balia-di-gatti-nMUXWcdryPexWMN5WgtYiN/pagina.html

Il cane eroe Frida salva 52 vite durante il terremoto del Messico

CaneEroeFridaCerca tra le macerie, alla ricerca di sopravvissuti. Questo è il lavoro di una dolcissima Labrador, che opera insieme alla marina messicana durante le emergenze da calamità naturale. Purtroppo, i giorni scorsi sono stati per lei un periodo molto intenso, a causa della violenta scossa di terremoto che ha colpito Città del Messico. Fino ad ora, nella sua carriera, Frida ha salvato 52 persone, comprese 12 in situazioni di vita o di morte dopo il sisma da 7.1 nella scala Richter che ha colpito il sud del Messico nei giorni scorsi. Ora il suo lavoro è quello di trovare le persone intrappolate tra i detriti, individuandole tra le macerie. Non si sa ancora quante persone Frida abbia salvato questa volta, ma si sta impegnando al massimo nelle ricerche, insieme al suo addestratore. In tutto il mondo migliaia di persone stanno ringraziando questo labrador gentile, condividendo foto di lei durante le operazioni, vestita di tutto punto con stivali canini sulle zampe e occhiali su misura di cane.  Lo stesso presidente messicano la conosce e ha twittato questo mese: “Questa è frida, fa parte del Semar e ha aiutato a salvare 52 vite in varie situazioni di pericolo, nazionali e internazionali”. Proprio ieri i telespettatori messicani sono rimasti incollati al televisore, guardando il delicato tentativo di salvataggio di una bimba, sepolta sotto le macerie della sua scola. I soccorritori hanno continuato a lavorare anche sotto la pioggia e nell’oscurità e, quando finalmente sono spuntate le dita della bimba che si muovevano, l’immagine è diventato il simbolo della speranza per tutti i volontari, che non si sono dati per vinti e continuano a cercare sopravvissuti a Città del Messico.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/09/22/societa/lazampa/cane-cani/idee-PiFZ78yEVbBfgBobkEp8EN/pagina.html

Il veterinario: “Ecco che cosa fare se il gatto perde la bava in auto”

GattoBavaPupille dilatate, pelo gonfio e bava alla bocca. Così come gli uomini, anche gli animali possono soffrire il mal di auto. Questo accade soprattutto nei gatti, che non gradiscono viaggi e spostamenti. Per i nostri amici felini, infatti, sono una “fonte di stress”, spiega all’AdnKronos Salute il veterinario Marco Melosi, presidente dell’Anmvi - Associazione nazionale medici veterinari italiani, alla vigilia di un altro weekend “caldo” per i rientri in città. Un malessere che si può manifestare con abbondante «bava dalla bocca, dilatazione della pupilla e vocalizzi inappropriati». Addirittura, aggiunge Melosi, «ci sono casi in cui gatti miagolano per tutto il viaggio, fin da quando entrano nel trasportino. Inoltre durante gli spostamenti tendono a stare raggomitolati, e spesso reagiscono graffiando, quindi - raccomanda - dobbiamo fare attenzione quando interagiamo con loro». Cosa si può fare dunque per rendere meno traumatica l’esperienza del viaggio al felino di casa? «È consigliabile farsi segnare un farmaco dal veterinario - osserva Melosi - un tranquillante che permetta di affrontare lo spostamento in modo più sereno. Il trattamento farmacologico - precisa - è molto più indicato nel gatto rispetto al cane, che invece si abitua velocemente all’auto. I gatti sono molto più sensibili». «Un altro espediente utile - prosegue - è dato dai feromoni sintetici anti stress, che simulano quelli che il gatto emana naturalmente quando è in una condizione di tranquillità e serenità. Nella soluzione in spray - conclude il veterinario - possono essere spruzzati direttamente dentro al trasportino», prima di iniziare il viaggio.

Fonte: http://www.lastampa.it/2017/09/02/societa/lazampa/gatto-gatti/il-veterinario-ecco-che-cosa-fare-se-il-gatto-perde-la-bava-in-auto-ASp4PvsokoxcsbIWh9ahyJ/pagina.html

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