Novità in rete

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ReginaElisabettabisLa regina Elisabetta adora i suoi cani corgi. Se ne può dunque immaginare il dolore, evidenziato oggi dai tabloid, per la morte del suo più anziano compagno a quattro zampe. 

Nella notte di domenica scorsa, infatti, come confermato una fonte di Buckingam Palace , Willow, corgi di 15 anni, è spirato a causa di un tumore. Willow era l’ultimo della dinastia reale iniziata con Dookie, entrato a palazzo nel 1933, quando Elisabetta era ancora una bambina. Per la precisione, Willow apparteneva alla 14esima generazione dei discendente di Susan, il primo corgi di Elisabetta regalatole per il suo 18esimo compleanno. Anche se il primo corgi entrato a corte fu Dookie, nel 1933, che apparteneva a Georgio VI, padre di Elisabetta. Nel corso degli anni la regina ha poi allevato oltre 30 esemplari. Poco più di un anno fa se ne era andata anche Holly, che proprio con Willow era apparsa nel video per l’apertura delle Olimpiadi di Londra 2012 in cui la sovrana si era mostrata a fianco dello 007 Daniel Craig. I due cani erano stati ritratti in seguito con Sua Maestà anche nel servizio fotografico realizzato per lei nel 2016, in occasione del 90esimo compleanno, dalla famosa fotografa Annie Leibovitz.

 Fonte: http://www.lastampa.it/2018/04/19/societa/elisabetta-dice-addio-a-willow-ultimo-corgi-della-stirpe-reale-e5dZLcFJfB0dXlGzEbw5sO/pagina.html

GatteCuccioliJessie ed Esther non si erano mai incontrate prima di essere salvate e portate nello stesso rifugio, nel Here Kitty Rescue a Elkhart, in Indiana, Stati Uniti. Quando le hanno trovate erano entrambe in dolce attesa e prossime al parto. Le loro vite randagie si sono incrociate quando le hanno sistemate nella stessa stanza adibita al parto dove sono state assistite dai volontari. Durante la prima settimana, si sono comportate da semplici coinquiline, ma non sembrava avessero legato particolarmente, ma le cose sono cambiate quando Jessie è entrata in travaglio: Esther aveva partorito per la prima volta in vita sua la settimana precedente e, quando è stato il turno dell’altra micia, la gatta si è girata verso la sua compagna di stanza e si è accoccolata contro di lei per trovare il conforto che le era tanto necessario. «Si è avvicinata alla prima mamma che aveva già avuto i suoi gattini e ha abbassato la testa come per dire “le contrazioni mi fanno male” e mamma Esther le ha leccato la testa per confortarla» racconta Jennifer Gillispie, fondatrice di Here Kitty Rescue. Jessie si è sdraiata accanto ad Esther ed è entrata in travaglio. Esther è rimasta al suo fianco durante tutto il parto e alla fine l’ha persino aiutata a pulire i cuccioli. Dopo che Jessie ha partorito con successo quattro gattini sani, le due mamme hanno deciso di stare insieme con i loro nove gattini come una grande famiglia. Due mamme diventate amiche inseparabili. «Avrebbero dovuto vivere in una casa dove essere amate e avrebbero dovuto essere sterilizzate. Questa sarà la loro ultima cucciolata. Non più abbandono, né cucciolate nate per strada dove i gattini sono costretti a badare a se stessi e si ritrovano a riprodursi lasciando per le strade ancora più gattini». Le due dolci mamme gatte Jessie ed Esther stanno bene e «anche tutti e nove i piccoli convivono in armonia, sono una grande famiglia felina». I volontari hanno messo a disposizione di Jessie un suo box, ma lei ha preferito continuare a condividere quello con Esther. zHo provato a separare le cucciolate, ma le mamme li hanno sempre riportati indietro, rimettendoli insieme». Ora stanno allattando entrambe le cucciolate e amano tutti i piccoli in ugual modo. Quando Jessie ha bisogno di una pausa, Esther resta a vegliare i gattini. «Si stanno prendendo cura dei cuccioli l’una dell’altra, sono così carine». Una volta che i gattini saranno abbastanza grandi, saranno sterilizzati o castrati e messi in adozione. Per ora, la famiglia di 11 felini convive in una splendida armonia di fusa, sentendosi felice e amata.

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/04/02/societa/lazampa/gatto-gatti/due-mamme-gatte-si-danno-conforto-e-sostegno-durante-il-parto-mdeLeAQrptBDwREFpEjVQL/pagina.html

CaniBancomat“Amici fedeli”, iniziativa della Banca di Piacenza In Italia ci sono 60 milioni di animali domestici 

Assicura il presidente Corrado Sforza Fogliani che nella Banca di Piacenza da lui presieduta non sarà mai vietato l’ingresso agli animali domestici. Da qui a dedicare loro un conto apposito ce ne corre però. E invece, come racconta lui fiero di averne aperto uno al suo Cocker spaniel di nome Sun, è successo davvero: «Un cliente ci ha domandato di intestare un conto al suo cane per accentrarvi tutte le spese relative all’animale. Non era possibile soddisfarlo subito, ma ci abbiamo riflettuto e studiando la questione ci siamo accorti che molti altri spendevano cifre importanti per i loro beniamini e avevano l’esigenza di separare le spese del cane dalle loro». Ecco com’è nato Amici fedeli, il primo conto bancario dedicato agli animali da compagnia. Una finzione giuridica, come spiega l’avvocato Sforza Fogliani, perché il nome del cane o del gatto viene indicato assieme a quello del padrone, ma c’è. Nero su bianco. Amici fedeli prende spunto dalla storia di Giuseppe Verdi, che lavorò a lungo a Piacenza, dove aveva un cane maltese di nome Loulou nel suo giardino a Sant’Agata Verdi. Là vi è ancora la lapide dedicata «Ad un vero amico» da cui è nata l’associazione di proprietari di animali domestici Amici veri, cui il conto della Banca di Piacenza offre l’iscrizione gratuita perché da essa ha tratto ispirazione per questo progetto. Questa del conto per i migliori amici dell’uomo diventerà una tendenza seguita anche da altri istituti? Sforza Fogliani del resto è presidente di Assopopolari, l’associazione di categoria delle banche popolari italiane. L’iniziativa, va ammesso, è una straordinaria idea di marketing, perché a Piacenza risulta che oltre la metà della popolazione possieda un animale domestico. D’altronde in Italia si calcola che ci siano ben 60 milioni di animali domestici tra cui 7 milioni di cani e 8 milioni di gatti. Almeno uno, e in realtà spesso due o tre. È inoltre il primo capoluogo che, su iniziativa di Amici veri, ha promosso l’obbligatorietà per i possessori di cani di portare a spasso i quadrupedi con una bottiglietta d’acqua per diluirne le deiezioni liquide oltre all’ovvio sacchetto per raccoglierne quelle solide. L’iniziativa ha infine aperto in città il dibattito sugli spazi da dedicare agli animali. Sull’accesso o meno di questi alla messa, per esempio, sull’uso frequente dei veterinari, sui cibi prelibati da destinargli e addirittura sugli spazi da adibire nei cimiteri. Finora il conto è stato aperto da un centinaio di Amici fedeli, ma è una novità di quest’anno e ha appena iniziato ad essere pubblicizzato. Il costo è di 6 euro al mese, che includono i tanti servizi illustrati dal vicedirettore generale Pietro Boselli: home banking, finanziamento a tasso agevolato per l’acquisto di prodotti e servizi e per il pagamento delle spese veterinarie, polizza di responsabilità civile Zero pensieri a condizioni di favore, iscrizione per il primo anno all’associazione Amici veri e promozioni presso negozi e cliniche convenzionate. «Abbiamo calcolato - conclude Sforza Fogliani - che solo con queste ultime si ripaga il costo annuale del conto. Le spese che certe persone fanno per gli animali domestici raggiungono cifre incredibili». Amici fedeli regala anche un gps per il collare e tramite l’applicazione per cellulari dedicata è possibile impostare fino a cinque recinti virtuali per sorvegliare il cane o il gatto. Inoltre, si visualizzano gli spostamenti dell’animale e si attiva un eventuale allarme. Amici fedeli certo, ma da quando il conto è cointestato meglio tenerli sotto controllo.

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/04/06/societa/lazampa/cane-cani/adesso-cani-e-gatti-possono-aprire-un-conto-corrente-A22yLxd7VC0HIYqJyyTw0N/pagina.html

PetTeraphyIl loro intervento in terapia aiuta ad aprire porte nella mente di chi soffre

Entrano nelle scuole per sensibilizzare gli studenti contro gli atti di bullismo. Hanno accesso alle corsie di molti ospedali e case di cura. Aiutano le vittime di violenze a superare i loro incubi. Ridanno una speranza ai carcerati nelle prigioni e ai tossicodipendenti nei centri di recupero. Sono sempre più numerosi i progetti di pet therapy o, più correttamente come vengono chiamati in Italia, «interventi assistiti con gli animali». Cani, gatti, conigli, asini e cavalli – queste le cinque tipologie previste nel nostro Paese – arrivano là dove l’uomo non ha accesso: stimolano interruttori nella mente delle persone che, per diversi motivi, è avvolta dal buio. Un recente studio canadese, per esempio, ha dimostrato come l’intervento di cani prima degli esami universitari riduce lo stress della prova anche del 45 per cento, mentre la sensazione di avere energie aumenta del 37 per cento.

”L’animale porta il suo mondo”

Anche Sigmund Freud aveva una valida assistente con la coda: Jo-fi femmina di Chow Chow che per sette anni è stata con lui nel suo studio: il padre della psicanalisi riteneva che avesse un effetto tranquillizzante, soprattutto con i bambini, e ammetteva che gli era d’aiuto nella valutazione dei pazienti. «L’animale porta il suo mondo, la sua istintività e arricchisce l’assistenza dal punto di vista sensoriale, affettivo, motorio e ludico. Il terapeuta porta la parola. Offre un contributo razionale e cognitivo - spiega Lino Cavedon, psicoterapeuta e direttore della collana sugli interventi assistiti con l’animale edita da Erickson -. Ero responsabile di un servizio di tutela minori e mi sono trovato a dovermi confrontare con l’ennesimo caso di violenza domestica: una bimba piccola abusata dal padre che non riusciva ad aprirsi nei confronti dell’operatore maschio che voleva parlarle. In lui vedeva una figura che risvegliava il vissuto della prevaricazione, della violenza. In quel momento ho pensato al cane come presenza che permettesse alla bambina di riagganciare la propria parte affettiva ferita. Di poter permettere il contatto fisico, di ridurre le distanze. E così è stato».

Un lavoro d’équipe

Si chiamano «interventi assistiti con gli animali» perché con loro si svolge un lavoro d’équipe: nell’intervento più professionisti raccolgono le informazioni utili a fare la corretta anamnesi, per capire i bisogni del paziente e individuare l’animale giusto da coinvolgere. «Un esempio semplice: se ho un bambino non cammina e lo associo a un Border Collie, che è vivace e ha bisogno di correre, faccio un danno al bambino perché gli ricordo che non ha la possibilità di usare le gambe – spiega Cavedon –. La scelta del cane deve essere fatta per aiutare il bambino a convivere con i propri limiti, con le proprie disabilità».

Attenzione per gli animali

Il cane è l’animale più coinvolto negli interventi assistiti e deve avere specifiche caratteristiche: «Prima di tutto deve amare le persone, trovare gratificazione nel stare a contatto con loro – spiega la Antonia Tarantini, presidente dell’associazione Aslan – e a lui si insegnano una serie di cose: deve saper fare e deve saper essere. E’ un animale che ha una personalità, un’inclinazione verso gli esseri umani a cui si aggiunge, oltre all’educazione cinofila di base, una preparazione specifica prevista dalle linee guida nazionali».

Un partner al quale si danno molte attenzione e che deve rispettare un «orario di lavoro» adeguato «Un cane da pet therapy può al massimo essere coinvolto tre ore a settimana, tre sedute di circa 45-60 minuti e non tutte nello stesso giorno – puntualizza Tarantini –. Non deve essere sotto stress, prevedendo dei periodi di riposo durante l’anno in cui non deve lavorare per evitare di sovraccaricarlo. Anche loro si meritano delle vacanze».

Fonte:http://www.lastampa.it/2018/03/20/societa/lazampa/cane-cani/notte-prima-degli-esami-provate-con-la-pet-therapy-PPUHRVSzVpmajUmoY5DClK/pagina.html

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