Novità in rete

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DormireconCaneFar dormire i bambini accanto ai loro animali domestici può aiutarli a riposare meglio per tutta la notte. Chi ha un cane lo sa che il co-dormire può essere confortante e rilassante. Ora i ricercatori della Concordia University di Montreal hanno trovato un chiaro legame tra una migliore qualità del sonno e la presenza del proprio animale nel letto.

Circa la metà dei bambini con un animale domestico «condivide regolarmente il letto con lui», affermano gli autori, che volevano scoprire quale impatto questo avesse sulla qualità del sonno e del riposo nei più piccoli. E hanno scoperto che è decisamente più alta rispetto a chi dorme da solo. E questo non vale solo per i cani, ma anche per i cani e i conigli.

Il beneficio è valido sia per i bambini che per gli adolescenti, ma meno per gli adulti: secondo i ricercatori «più sono piccoli i bambini e maggiormente gli animali domestici possono aiutare a ridurre le paure notturne». I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Sleep Health e ribalta la presedente teoria che pensava che la presenza di un animale a letto potesse in qualche modo disturbare a causa dei suoi movimenti o rumori.

 

Per monitorare l'andamento del sonno, i ricercatori hanno misurato per due settimane i cicli del riposo, le onde cerebrali, i livelli di ossigeno nel sangue, la frequenza cardiaca, la respirazione e i movimenti degli occhi e delle gambe. E quando condividevano il letto con il proprio cane, «la qualità del sonno era complessiva più alta». Questo «potrebbe essere dovuto al fatto che i bambini vedono il loro animale domestico come un "amico intimo"». Anche i più piccoli creano «legami molto stretti» con gli animali e altri studi hanno anche dimostrato che possono aiutare i bambini nello sviluppo conoscitivo e sociale.

 

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2021/05/21/news/dormire-insieme-al-proprio-cane-migliora-il-sonno-dei-bambini-1.40297883

CanecovidNel graduale ritorno alla normalità dopo le restrizioni per il Covid, i cani da fiuto potrebbero essere preziosi alleati nel diagnosticare soggetti positivi in soli pochi secondi, quindi più veloci dei test Pcr, consentendo di accelerare gli screening in aeroporto o ad eventi di massa.

Così gli scienziati dopo l'esito promettente a Londra di sessioni di addestramento di cani per riconoscere l'odore caratteristico prodotto da persone con il virus, odore che non è rilevabile dal naso umano. Tuttavia, come precisato dai ricercatori ai media britannici, la diagnosi stabilita dal cane dovrà poi essere confermata con un test di laboratorio.

Nell'ambito del nuovo studio di screening canino, sei cani sono stati addestrati per riconoscere l'odore prodotto da persone con Covid-19 utilizzando calzini indossati, maschere facciali e magliette di vari materiali. Le prove che hanno coinvolto diversi cani - in particolare della razza Spaniel e Retriever - hanno dimostrato che nell'88% dei casi sono stati in grado di diagnosticare correttamente la positivita', ma erroneamente hanno segnalato 14% di persone come ammalate di coronavirus poi diagnosticate negative. Tra i testati c'erano anche alcuni soggetti con un semplice raffreddore, che i cani hanno saputo distinguere dal Covid.

Questi risultati sono stati «un'ulteriore prova che i cani sono uno dei biosensori piu' affidabili per rilevare l'odore della malattia umana», ha detto Claire Guest, dirigente scientifico presso l'ente di beneficenza Medical Detection Dogs, che ha addestrato gli animali. Se una persona su un aereo di 300 passeggeri ha il coronavirus, è probabile che i cani identifichino correttamente quella persona, ma potrebbero anche indicare erroneamente che altre 42 persone negative sono infette.
Il vero vantaggio potenziale, però, è la velocità: anche i test più veloci impiegano 15 minuti per mostrare un risultato, mentre i cani possono fiutare la malattia in pochi secondi. Pertanto, secondo i ricercatori, due cani potrebbero controllare 300 persone in mezz'ora. Oltre che a Londra, esperimenti sui cani sono in corso in Finlandia, Francia e Libano, quindi presto potrebbero entrare in servizio negli aeroporti e altri luoghi con alta affluenza di utenti, in supporto di metodi più 'tradizionali'.

I cani, già ampiamente utilizzati per fiutare droghe ed esplosivi, possono avere una capacità di annusare fino a 100 mila volte superiore rispetto a quella umana. Del resto ricerche recenti avevano già evidenziato che riescono a distinguere persone affette da malaria, Parkinson e cancro, proprio per gli odori emessi dal corpo umano.

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2021/05/24/news/covid-la-diagnosi-dei-cani-e-piu-veloce-dei-test-presto-in-aeroporto-e-ai-grandi-eventi-1.40310330

GattiEgiziPerché gli antichi egizi erano ossessionati dai gatti? Dalle statue ai gioielli passando per gli allevamenti e le mummificazioni, la passione dei faraoni per i felini è arrivata sino a noi, millenni più tardi. Secondo i racconti dello storico greco Erodoto, gli egiziani si rasavano addirittura le sopracciglia in segno di rispetto quando piangevano la perdita di un gatto di famiglia. E anche se li si teneva in casa più che altro per le loro capacità di cacciare topi e serpenti, gran parte di questa riverenza era dovuta al fatto che gli antichi egizi pensavano che i loro Dei avessero <qualità feline>: da un lato erano protettivi, leali e nutritivi, dall'altro potevano essere combattivi, indipendenti e feroci. Pare siano queste caratteristiche a far sembrare i gatti così speciali agli occhi degli antichi egizi, la «personificazione» della divinità con baffi e coda, da amare e al tempo stesso temere.  I mici erano così adorati che gli antichi egizi chiamavano o soprannominavano i loro figli con i nomi dei felini di casa. Pare che il più famoso fosse Mitt, che significa gatta. La sepoltura più antica di un gatto sinora rinvenuta risale al 3800 avanti Cristo. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono che questa ossessione non fosse sempre gentile e affettuosa: ci sono prove di un lato più sinistro e commerciale. Negli scavi sono stati ritrovate prove di antichi allevamenti, probabilmente da uccidere e mummificare in tenera età per essere inseriti nelle tombe dei più benestanti come mezzo per placare o chiedere aiuto alle divinità. A dimostrarlo sono anche le radiografie svolte sulle mummie dalla Swansea University, in Gran Bretagna. «Davanti all'immagine ai raggi x ci siamo resi conto che c'era un gatto morto molto giovane: dalla conformazione ossea, aveva meno di 5 mesi e il suo collo era stato deliberatamente rotto», spiega il professor Richard Johnston. «È stato uno choc».

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/gatti/2021/04/23/news/l-ossessione-degli-antichi-egizi-per-i-gatti-svelati-alcuni-dettagli-macabri-1.40187642

Se tCaneAnsiara cane e padrone esiste un legame molto forte, il primo potrebbe non solo percepire, ma anche sperimentare lo stress del secondo. A dimostrarlo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, condotto dagli scienziati dell'Università di Linkoping, in Svezia, che hanno analizzato i livelli di stress in diverse razze misurati in relazione a quelli dei padroni. Il team ha scoperto che i legami più forti potevano far sì che i livelli di stress nei cani dipendessero da quelli sperimentati dai padroni.

La stessa squadra di ricerca aveva dimostrato questa eventualità nei cani da pastore, i cui livelli di stress erano equiparabili a quelli dei padroni. «Volevamo indagare questa possibilità anche in altre razze - spiega Lina Roth dell'Università di Linkoping - i nostri dati suggeriscono che la sincronizzazione dello stress a lungo termine è influenzata dalla relazione uomo-cane e dai tratti della personalità di entrambi».

Il team ha raccolto peli e capelli di 42 proprietari di diversi cani, 18 specie da caccia e 24 razze antiche, compresi bassotti, husky, basenji ed elkhound. I ricercatori hanno misurato i livelli di cortisolo, un ormone rilasciato nel flusso sanguigno e assorbito dai follicoli piliferi in risposta allo stress.

«I risultati hanno dimostrato che anche la personalità del proprietario giocava un ruolo nella manifestazione dello stress nei cani da caccia - aggiunge l'autrice - ma non nelle altre razze. Riteniamo che la sincronizzazione dello stress sia una conseguenza dell'allevamento dei cani da pastore, addestrati da sempre a collaborare con le persone».

Fonte: https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2021/05/12/news/il-proprietario-e-stressato-e-ansioso-lo-diventa-anche-il-cane-1.40263417