Editoriale - Anno 6 - N. 8 - ottobre 2017

 

1,5%. Cresce il pil

 

Il 2017 sarà un anno positivo. Dopo circa 10 anni si vede qualche segnale di ripresa. Si prevedeva una cresciuta del Pil dello 0,7/0,8% e invece dovrebbe essere almeno dell’1,5%, forse anche meglio. Fra l’altro ci sono anche segnali di ripresa nel sud che fanno ben sperare anche se per ritornare ad una economia nazionale come prima della crisi ci vorranno almeno altri dieci anni. Questi indici positivi
devono essere attribuiti a quale governo? Renzi? Gentiloni? La bocciatura di Renzi da parte del referendum (bocciatura politica più che giudizio sui contenuti) ha certamente frenato, se non interrotto, i programmi del suo Governo proseguiti solo in parte e con maggiori difficoltà da Gentiloni, Governo che nonostante le premesse e gli obiettivi con cui era nato (andare al più presto ad elezioni anticipate) sembra essere in grado di arrivare alla scadenza naturale portandosi a casa qualche buon risultato certamente insperato e comunque non previsto. La ripresa e la crescita del Pil devono quindi essere attribuite a Gentiloni e ai buoni risultati della politica di Renzi? Difficile dirlo. Certamente alcune decisioni
prese (anche impopolari e decisamente coraggiose) qualche risultato lo hanno portato a casa ma io, come ho già avuto modo di dire altre volte, resto convinto che il merito maggiore di questa lieve ripresa sia di tutti gli Italiani che, ancora una volta nei momenti di crisi, hanno trovato la forza ed il coraggio ti rimboccarsi le maniche e con impegno e faticahanno ridato vivacità alla nostra economia asfittica da troppo tempo. In un convegno ho sostenuto questa mia posizione e sono stato accusato di “populismo”, da un esponente politico, naturalmente, uno di quelli, fra l’altro, che in Parlamento ha difeso a oltranza i suoi diritti al vitalizio maturato in tanti anni di militanza senza minimamente rendersi conto della sproporzione fra la sua “pensione” e quella di milioni di lavoratori che faticano ad arrivare a fine mese. Ribadisco quindi, che il merito di questo 1,5 di crescita del Pil va riconosciuto soprattutto a coloro che, nonostante tutto non si sono arresi e hanno contribuito con il loro sforzo a risollevare la nostra economia. Milioni di lavoratori e di piccole imprese che hanno creduto di poter essere protagonisti di questa ripresa alla faccia di chi è restato alla finestra a commentare, dando giudizi scuotendo la testa.

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L’ultimo Zoomark, perdonatemi se lo ricordo ancora, è stata una chiara testimonianza di quanto ho appena asserito. Lo si vedeva girando per gli stand, lo si sentiva parlando con gli espositori, lo si percepiva dai commenti dei visitatori, soprattutto stranieri, lo si leggeva nei comunicati stampa della fiera che elencava numeri significativi del successo di questa edizione. Ma la ripresa come coinvolge il nostro settore? Non dimentichiamoci che noi siamo stati fra i pochi che hanno resistito alle difficoltà espresse dalla nostra economia a partire dal 2008. Non abbiamo mai espresso segni negativi anche se, purtroppo, abbiamo dovuto sopportare forti rallentamenti nella crescita che potenzialmente sarebbe ancora piuttosto elevata. Noi abbiamo certamente avuto la fortuna di avere vari fattori sociali che si sono evoluti in questi anni ed hanno sostenuto lo sviluppo del comparto riferito agli animali da compagnia. Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabileprevedere che il 50% delle famiglie italiane avrebbero avuto in casa un cane o un gatto ma quello che credo più importante, oltre al numero di animali veramente elevato (7 milioni di cani e 7,5 di gatti senza contare conigli, furetti, criceti, uccelli, ecc.), è il cambiamento culturale che gli italiani hanno evidenziato nel rapporto con i loro animali che ora vengono gestiti con grande attenzione verso la loro salute ed il loro benessere. Questa evoluzione ha condizionato di riflesso tutto il sistema sociale costringendolo ad adeguarsi alla nuova situazione. Oggi alberghi, ristoranti, treni, spiagge, negozi, se non vogliono perdere clienti o quote di mercato, hanno dovuto aprirsi a queste nuove esigenze ed anche la politica deve fare i conti con i proprietari di animali da compagnia visto che questo movimento “animalista” è accreditato del 7/8% dei voti.

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