Editoriale

DUE SUBITO; POI OTTO

Qualche anno fa, in piena crisi economica internazionale, il sistema fieristico mondiale è andato in pesante affanno. In particolare in Italia dove la situazione si è sentita più che in altri paesi europei soprattutto per le criticità che già si erano evidenziate, dovute ad una gestione pubblico/privata lasciata in mano ad esponenti politici che hanno dimostrato limiti ed incapacità professionali. D’altra parte la forte espensione di internet e tutte le sue applicazioni avevano fatto pensare che nuove tecnologie ed il loro continuo sviluppo avrebbero reso obsolete le fiere campionarie o di settore dando la possibilità alle aziende di raggiungere i potenziali clienti proponendo loro online il catalogo delle diverse linee di prodotti a costi decisamente inferiori a quelli di uno stand in uno spazio fieristico. In un mio editoriale avevo sostenuto che questa situazione di sfiducia verso il sistema fieristico sarebbe stata superata per diversi motivi. Intanto era evidente che il rallentamento della crisi economica ed i primi segnali di ripresa avrebbero riportato vivacità ed interesse a tutto il sistema e soprattutto in quei settori che esprimono un forte valore aggiunto riferito al “Made in Italy”. Un altro aspetto riguarda gli sforzi espressi da molte aziende nello sviluppare siti o altri progetti in Internet che, dopo un momento di grande entusiasmo, si sono comunque dimostrati decisamente meno efficaci del rapporto diretto con il potenziale cliente. Si è quindi tornati ai rapporti personali che continuano a dimostrare di essere un valido strumento per l’incremento distributivo e commerciale dell’azienda. Loredana Sarti su Il Sole 24 Ore sviluppa questo ragionamento: “Nel panorama economico mondiale, fatto di incertezze, conflitti irrisolti e sempre più numerosi vincoli agli scambi commerciali, due aspetti appaiono confortanti: l’attenzione crescente alle fiere come strumento di politica industriale e marketing territoriale e il grande interesse per il Made in Italy e le fiere che ne sono espressione”. Sul ruolo delle fiere come strumento di politica industriale si diffonde sempre di più la consapevolezza che un euro investito nelle fiere ne genera due durante la fiera stessa e otto se si includono i contratti di follow-up. In Europa si investe molto per ampliare i quartieri fieristici, ottimizzare l’accessibilità, creare infrastrutture digitali, migliorare l’accoglienza, ma sicuramente lo sviluppo è più intenso nei nuovi mercati. In particolare ricordiamo Russia e Cina, paesi sui quali Zoomark International sta investendo molto. Va inoltre ricordato il ruolo di internazionalizzazione che le fiere giocano nei confronti dell’industria italiana. Un ruolo che negli ultimi anni è stato rafforzato dal Piano per il Made in Italy, varato nel 2015 e rinnovato sino al 2018. Un maggiore investimento ed uno sforzo importante che dimostrano una strategia mirata nell’usare le manifestazioni come veicolo di promozione dei prodotti e del territorio oltre che come elemento di attrattività turistica.

Antonio Manfredi

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