Editoriale

I NUMERI HANNO UN VALORE REALE

Terminato Interzoo 2018, circa un anno fa, coerentemente con il ragionamento che sostengo da tempo ho lanciato ad amici e collaboratori una scommessa: Zoomark 2019 chiuderà con tutti gli indici in crescita nonostante la fiera di Norimberga abbia espresso numeri in calo. Questa mia riflessione aveva lasciato in modo evidente qualche perplessità fra gli operatori del nostro settore sia perché da anni Zoomark riflette tendenzialmente l’andamento espresso mesi prima dalla fiera tedesca sia perché Interzoo, la più importante fiera mondiale del nostro settore, ci aveva ormai abituato a leggere valori in continua crescita sia per quanto riguarda il numero degli espositori sia per quello dei visitatori, operatori provenienti da tutte le parti del mondo. La crescita della globalizzazione del mercato e l’evoluzione culturale di alcuni paesi dell’estremo oriente che sia pure lentamente hanno riconosciuto i cani ed i gatti come animali da compagnia e non più “carne da macello” avevano portato molti operatori a convincersi che il nostro settore avrebbe continuato a crescere ancora per molti anni nonostante possibili crisi economiche nazionali o internazionali. Tutti si aspettavano quindi che Interzoo 2018 avrebbe espresso nuovi record numerici di visitatori ma così non è stato. Fatto il bilancio e tirate le somme dell’ultima edizione della fiera tedesca i numeri hanno evidenziato un’ulteriore crescita degli espositori, soprattutto asiatici, ma d’altra parte un calo, sia pur minimo, delle presenze di visitatori che ha peggiorato l’indice, o se preferiamo il rapporto, fra numero di espositori e visitatori che già era inferiore a quello di altre fiere del settore, in particolare rispetto a quello di Zoomark International che, al contrario, come abbiamo già detto, ha espresso in questa ultima edizione un’evidente crescita di tutti gli indici fieristici. Ho già avuto modo di sostenere più volte che Zoomark International rispetto ad Interzoo, come del resto Bologna nei confronti di Norimberga, ha delle valenze in più che rendono la fiera italiana decisamente più interessante e potenzialmente con maggiori possibilità di sviluppo puntando soltanto sul “made in Italy” che oggi è vincente in tutti i paesi del mondo ed in tutti i settori produttivi. Lo si può constatare nell’e-commerce: basta garantire che il prodotto è stato studiato, progettato ed è realizzato in Italia per renderlo agli occhi del consumatore certamente superiore agli altri concorrenti. Quello che quindi non riesco a capire è perché aziende italiane preferiscono la fiera di Norimberga a Bologna.

Antonio Manfredi

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