TROPPE PAURE AD INVESTIRE A SUD

Nell’ultimo editoriale avevo riportato un’analisi sullo sviluppo demografico del nostro paese e le conseguenze che questo avrebbe avuto sul nostro settore. In particolare avevo evidenziato il calo della popolazione, la forte crescita degli stranieri residenti e l’emigrazione dal Sud al Nord (soprattutto dei giovani) che avrebbe penalizzato fortemente le regioni meridionali. In realtà la crisi meridionale che si trascina da sempre ha già espresso valori demografici di fortissimo calo sia per la riduzione delle nascite sia per l’emigrazione interna. Il Censis nel 2030 prevede un calo della popolazione del 4,3% nel Sud mentre per il Nord pensa che possa crescere del 7,1%. Una differenza non da poco. Questi dati si riflettono certamente anche nel contenimento degli investimenti in queste aree che non prevedono alcun sviluppo del mercato sia per gli aspetti produttivi che, quelli distributivi. Già oggi molte aziende utilizzano canali distributivi diversi nel Sud rispetto al Centro-Nord. Ho letto con molta attenzione su Linkedin un’analisi sulla rete distributiva dei PetStore in Italia proposta da Cristian Bucci, operatore del settore. Bucci ha realizzato un interessante lavoro dal titolo “Dove si concentrano le catene specializzate e quali sono i bacini di utenza interessanti per il Pet? Quali sono le Regioni dove investire in futuro?” e se lo riprendo è perché credo che sia utile a tutti i nostri lettori. “Nella scelta di un nuovo punto vendita, si prendono in considerazione molteplici fattori e più l’azienda è organizzata e strutturata maggiori sono i criteri di valutazione del luogo idoneo. Il primo aspetto che viene preso in considerazione è il bacino di utenza, cioè quell’insieme di dati relativi al numero di abitanti di un territorio, il reddito procapite, il numero di famiglie, l’età media di uomini e donne e, cosa molto importante, il numero di persone potenziali che possono raggiungere il punto vendita calcolando una distanza di 10-20 km. Nel nostro caso è anche utile conoscere il numero di cani iscritti all’anagrafe canina della ASL del territorio. Da qualche mese a questa parte ho maturato la convinzione che il mercato del Nord Italia sia ormai saturo; le continue aperture di maxi store anche nei piccoli centri con bacino di utenza mediamente basso, mi lasciano perplesso e mi fanno riflettere”. La cosa evidente, sottolinea l’autore, è che normalmente si aprono nuove strutture dove sono già presenti quelle della concorrenza lasciando invece aree di buon interesse ancora totalmente scoperte. “Sono certo che l’Italia sotto il Po sia considerata come un’area commercialmente poco interessante per potere giustificare gli investimenti da parte dei principali player di settore. A far crescere questa percezione, ormai non più veritiera da almeno un ventennio, hanno influito anni di inefficienze, arretratezza e sottosviluppo politico e sociale”. Bucci evidenzia che vi sono regioni di grande interesse completamente scoperte o con la presenza solo di operatori locali. I problemi del Sud li conosciamo tutti ma oggi vi è lo spazio per un’imprenditoria seria. “Si ha l’impressione che i ben noti preconcetti abbiano evidenziato nel management di molte aziende più che un problema di capacità un vero e proprio limite culturale rifiutando di valutare le possibilità aperte con il buon senso ed i dati oggettivi”. A sostegno della sua tesi l’autore riporta vari esempi di città che presentano dati con interessanti bacini di utenza ed evidenziano una marginale o inesistente presenza di competitor nazionali: Perugia (166.676 abitanti), Foggia (151.726), Salerno (135.726).

Antonio Manfredi

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