Archivio 2017

"Le fiere battono il Web"
pettrend 122017

Negli ultimi anni il sistema di comunicazione e di informazione è stato stravolto con l’arrivo di Internet.
Sulla base di questi cambiamenti epocali i futurologi avevano fatto previsioni che però non si sono assolutamente avverate. Pensiamo ad esempio all’eBook che, nato nel 2007 avrebbe dovuto soppiantare nel giro di 4/5 anni il libro cartaceo. Nel 2014 tutti erano convinti che ormai i giochi fossero fatti, l’eBook cresceva così velocemente che sembrava sarebbero bastati ancora tre o quattro anni per raggiungere il fatturato di quelli tradizionali che, al contrario, continuava a calare. Il 2014 è stato però anche il canto del cigno degli eBook. Negli ultimi due anni, infatti, questo mercato è paurosamente calato del 30% mentre quello del libro tradizionale è cresciuto del 20%. I primi dati del 2017 confermano questa tendenza e si prevede ormai che questo mercato finisca per diventare una nicchia per appassionati. Un altro esempio? Internet avrebbe dovuto far scomparire i quotidiani cartacei puntando sulla notizia in tempo reale. Anche questa previsione si è poi dimostrata errata visto che le vendite del cartaceo sono sì diminuite ma in percentuali molto contenute. Fra l’altro la cosa che potrebbe sorprendere è che i più attenti lettori di informazioni online sono gli stessi che leggono regolarmente i quotidiani su carta. Altri esempi? Pochi anni fa due case editrici del settore medico scientifico hanno deciso di fare scelte decisamente diverse. Una ha puntato tutto su DVD (fra l’altro di ottima qualità) e FAD mentre l’altra ha continuato a pubblicare libri cartacei puntando sui vantaggi che offrono le nuove tecniche di stampa digitale (riduzione dei costi, tirature limitate, minimo magazzino, ecc.). Come è andata a finire? Secondo le previsioni degli specialisti ovviamente avrebbe dovuto andare in crisi quella che ha puntato ancora sul cartaceo ma in verità così non è stato. È finita che quella che ha mantenuto il prodotto tradizionale ha acquisito quella che aveva puntato tutto sui DVD che nel giro di due o tre anni era arrivata ad una situazione insostenibile. Non avremmo problemi a portare altri esempi ma credo che bastino per far capire come spesso le previsioni siano decisamente errate. Veniamo quindi al punto che volevamo affrontare in questo editoriale.

Fra le tante previsioni “drammatiche” era ormai dato per certo che il web avrebbe messo in crisi le fiere. Perché spostarsi per vedere dei prodotti che si potevano guardare e studiare tranquillamente in Internet o in videoconferenza senza dover affrontare viaggi, trasferimenti e costi per il soggiorno? E quindi fine delle esposizioni e delle fiere mercato visto che si compra tutto online. L’ultima edizione di Zoomark aveva già sfatato questa teoria mostrando una presenza di espositori, soprattutto stranieri, in netto aumento ed il numero di visitatori decisamente in crescita. Zoomark quindi controcorrente? Certamente la fiera ha espresso numeri molto buoni ma la tendenza in crescita è confermata sostanzialmente da tutto il settore fieristico sia italiano che internazionale. In questi giorni la Auma (la federazione delle fiere e delle esposizioni tedesche) ha comunicato i dati relativi al 2016 evidenziando che sono stati battuti diversi record per fatturato, numero di espositori e visitatori. Dire quindi che le fiere sono un evento fuori moda significa sostenere una posizione senza motivazioni e contro ogni evidenza. “Le fiere e le esposizioni sono sempre all’altezza dei tempi” dichiara Klaus Dittrich, capo dell’ente fiera di Monaco. “Il contatto umano” aggiunge poi “rimane il fattore principale per concludere affari. Un vecchio errore considerare morte le fiere”. Errore che alcune aziende italiane hanno fatto decidendo di non partecipare nel 2017 a Zoomark ritenendo che non ne valesse la pena. Poi, visti i numeri dell’edizione di quest’anno, hanno dovuto ricredersi rimpiangendo la scelta fatta. Potranno rimettersi in gioco puntando sull’edizione del 2019 che, anche per la ripresa economica, si preannuncia ancora nettamente in crescita. Sarà quindi imperdonabile non cogliere questa grande opportunità. “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.

Antonio Manfredi

"Un mercato incatenato"
pettrend 112017

Abbiamo già avuto modo di evidenziare come per i tradizionali petshop siano sempre più numerosi i concorrenti che, nonostante la continua crescita del settore riducono il mercato rappresentato da questi punti vendita. Dall’ultima indagine da noi realizzata sui titolari di petshop (2017) emergono chiaramente queste difficoltà espresse anche dai numerosi visitatori di Zoomark che sono venuti a trovarci al nostro stand. Da un lato il mercato cresce costantemente, e dovrebbe ora riprendersi con maggiore vigore con l’allentamento della crisi economica, e quindi potrebbe favorire un incremento del fatturato ma, d’altra parte, i concorrenti non stanno a guardare e cercano con importanti investimenti e nuovi progetti di cogliere queste opportunità di crescita del mercato. Avevamo già ricordato in altre occasioni che la GDO, che ha sofferto in generale la crisi dei consumi degli ultimi anni, crede molto nella possibilità di sviluppo del nostro comparto, uno dei pochi che non ha mai evidenziato grosse difficoltà neppure negli ultimi anni. Significativi quindi gli sforzi che la GDO sta sviluppando sia ampliando gli spazi dedicati, sia con operazioni scontistiche pesanti sia con lo sviluppo di propri marchi (private label) nel petfood proponendo anche prodotti super premium andando ad aggredire la fascia di mercato della distribuzione tradizionale e specializzata. Un altro concorrente, per ora ancora poco preoccupante in Italia ma in continua crescita, è l’e-commerce limitato al momento a pochi punti percentuali del mercato ma certamente con grosse potenzialità di sviluppo soprattutto con l’entrata in questo settore di un colosso come Amazon. Resta però, e continuo ad esserne convinto, che il concorrente più pericoloso per i petshop tradizionali siano le catene. Attualmente i punti vendita delle catene (ricordo a memoria i marchi più noti: Arcaplanet, Zoo Megastore, l’Isola dei Tesori, Maxi Zoo, ecc.) sono circa 700 ma basandoci sulle indicazioni di sviluppo da loro dichiarate dovremmo pensare che fra un anno o due il numero supererà i mille. Proprio in questi giorni il quotidiano ItaliaOggi ha dedicato un ampio spazio ai progetti di sviluppo di Arcaplanet che vanta oggi 195 punti vendita ma che per il 2018 prevede l’apertura di almeno altri 80/90 ai quali dovranno aggiungersi quelli che entreranno sotto il marchio attraverso acquisizioni che stanno valutando. Questo significa che entro un anno circa saranno superati i 300 punti vendita. Questi saranno inoltre rivisti completamente nella loro impostazione con un nuovo format sulla base delle esigenze della clientela allargando così la gamma di prodotti offerti ma, soprattutto sviluppando servizi collaterali che potranno essere certamente ben accolti dai proprietari di animali da compagnia.

Michele Foppiani, amministratore della società, ha elencato questi servizi dopo avere ricordato che Arcaplanet ha chiuso il 2016 con un fatturato di oltre 170milioni di euro (20% in più rispetto al 2015): “Per esempio la lavanderia per gli accessori dell’animale, la possibilità di lavare i cani in autonomia, la possibilità di trovare prodotti innovativi, un nuovo sistema di formazione del personale per renderlo più adeguato alle esigenze della clientela, aree dedicate a prodotti di alta gamma difficili da trovare sul mercato italiano”. È evidente che basta leggere queste dichiarazioni per rendersi conto di che temibile concorrente siano le catene per i negozi tradizionali. Se impostate bene hanno infatti i vantaggi della GDO (vasta gamma di prodotti, possibilità di parcheggio, scontistica possibile per gli elevati volumi gestiti, private label, ecc.) e nello stesso tempo quelli del petshop (servizi, formazione del personale, professionalità, ecc.). Intanto nasce un nuovo progetto di catena: Amici di casa Coop, un’iniziativa avviata da Coop Alleanza 3.0, la più importante del gruppo Coop. Il primo punto vendita è stato inaugurato a Ravenna l’8 luglio ed in agosto sono stati aperti quelli di Ferrara e Bologna. Entro fine anno dovrebbero essere una decina. Nel 2019 saranno più di 60. Le caratteristiche dei punti vendita Amici di casa Coop sono state studiate sulla base delle esigenze espresse dai proprietari di animali da compagnia. Sono quindi previsti numerosi servizi complementari che rendono queste strutture riferimento importante e necessario per tutti gli amanti degli animali. Uno sforzo particolare è stato rivolto alla formazione del personale che spesso nelle catene non è al livello professionale necessario. Per questo è stata sviluppata una collaborazione con l’ANMVI che prevede l’organizzazione di varie iniziative rivolte al personale per la sua formazione e costante aggiornamento.

Antonio Manfredi

"1,5%. Cresce il pil e noi anche?"
pettrend 102017

Il 2017 sarà un anno positivo. Dopo circa 10 anni si vede qualche segnale di ripresa. Si prevedeva una cresciuta del Pil dello 0,7/0,8% e invece dovrebbe essere almeno dell’1,5%, forse anche meglio. Fra l’altro ci sono anche segnali di ripresa nel sud che fanno ben sperare anche se per ritornare ad una economia nazionale come prima della crisi ci vorranno almeno altri dieci anni. Questi indici positivi devono essere attribuiti a quale governo? Renzi? Gentiloni? La bocciatura di Renzi da parte del referendum (bocciatura politica più che giudizio sui contenuti) ha certamente frenato, se non interrotto, i programmi del suo Governo proseguiti solo in parte e con maggiori difficoltà da Gentiloni, Governo che nonostante le premesse e gli obiettivi con cui era nato (andare al più presto ad elezioni anticipate) sembra essere in grado di arrivare alla scadenza naturale portandosi a casa qualche buon risultato certamente insperato e comunque non previsto.

La ripresa e la crescita del Pil devono quindi essere attribuite a Gentiloni e ai buoni risultati della politica di Renzi? Difficile dirlo. Certamente alcune decisioni prese (anche impopolari e decisamente coraggiose) qualche risultato lo hanno portato a casa ma io, come ho già avuto modo di dire altre volte, resto convinto che il merito maggiore di questa lieve ripresa sia di tutti gli Italiani che, ancora una volta nei momenti di crisi, hanno trovato la forza ed il coraggio ti rimboccarsi le maniche e con impegno e faticahanno ridato vivacità alla nostra economia asfittica da troppo tempo. In un convegno ho sostenuto questa mia posizione e sono stato accusato di “populismo”, da un esponente politico, naturalmente, uno di quelli, fra l’altro, che in Parlamento ha difeso a oltranza i suoi diritti al vitalizio maturato in tanti anni di militanza senza minimamente rendersi conto della sproporzione fra la sua “pensione” e quella di milioni di lavoratori che faticano ad arrivare a fine mese. Ribadisco quindi, che il merito di questo 1,5 di crescita del Pil va riconosciuto soprattutto a coloro che, nonostante tutto non si sono arresi e hanno contribuito con il loro sforzo a risollevare la nostra economia. Milioni di lavoratori e di piccole imprese che hanno creduto di poter essere protagonisti di questa ripresa alla faccia di chi è restato alla finestra a commentare, dando giudizi scuotendo la testa. L’ultimo Zoomark, perdonatemi se lo ricordo ancora, è stata una chiara testimonianza di quanto ho appena asserito.

Lo si vedeva girando per gli stand, lo si sentiva parlando con gli espositori, lo si percepiva dai commenti dei visitatori, soprattutto stranieri, lo si leggeva nei comunicati stampa della fiera che elencava numeri significativi del successo di questa edizione. Ma la ripresa come coinvolge il nostro settore? Non dimentichiamoci che noi siamo stati fra i pochi che hanno resistito alle difficoltà espresse dalla nostra economia a partire dal 2008. Non abbiamo mai espresso segni negativi anche se, purtroppo, abbiamo dovuto sopportare forti rallentamenti nella crescita che potenzialmente sarebbe ancora piuttosto elevata. Noi abbiamo certamente avuto la fortuna di avere vari fattori sociali che si sono evoluti in questi anni ed hanno sostenuto lo sviluppo del comparto riferito agli animali da compagnia. Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabileprevedere che il 50% delle famiglie italiane avrebbero avuto in casa un cane o un gatto ma quello che credo più importante, oltre al numero di animali veramente elevato (7 milioni di cani e 7,5 di gatti senza contare conigli, furetti, criceti, uccelli, ecc.), è il cambiamento culturale che gli italiani hanno evidenziato nel rapporto con i loro animali che ora vengono gestiti con grande attenzione verso la loro salute ed il loro benessere. Questa evoluzione ha condizionato di riflesso tutto il sistema sociale costringendolo ad adeguarsi alla nuova situazione. Oggi alberghi, ristoranti, treni, spiagge, negozi, se non vogliono perdere clienti o quote di mercato, hanno dovuto aprirsi a queste nuove esigenze ed anche la politica deve fare i conti con i proprietari di animali da compagnia visto che questo movimento “animalista” è accreditato del 7/8% dei voti.

Antonio Manfredi

"Interzoo per il Made in Italy"

pettrend 092017Gli ultimi editoriali apparsi su questa rivista hanno suscitato un ampio dibattito su alcuni aspetti che ho evidenziato nel confronto fra le due realtà fieristiche del nostro settore più importanti d’Europa: Interzoo che si svolge alla Fiera di Norimberga negli anni pari e Zoomark International da alcune edizioni ospite della Fiera di Bologna negli anni dispari. I primi commenti li ho ricevuti durante Zoomark International da operatori che sono venuti a trovarci presso il nostro stand. Commenti a caldo dopo una lettura superficiale e veloce ma comunque significativi di un argomento che da tempo approfondisco negli editoriali.

Commenti più attenti e coerenti mi sono stati espressi dopo la presentazione del rapporto Assalco che con dati precisi analizzava la situazione aggiornata del nostro mercato. Parlando poi in fiera con numerosi operatori italiani, che conosco spesso da anni, ho avuto modo di raccogliere i pareri e le considerazioni di molti di loro concordando il più delle volte con il loro pensiero ma trovandomi anche in netto disaccordo. Tutti gli espositori e visitatori convenivano con me che questa ultima edizione di Zoomark International esprimeva dati veramente importanti, basta pensare a due sole percentuali: il 17% in più di espositori e il 36%, e forse anche più, di incremento di visitatori stranieri.

Valori chiari che evidenziano la forte ed indiscutibile crescita che Zoomark International ha avuto nell’edizione del 2017. Gli aspetti sui quali mi sono trovato su posizioni diverse, se non opposte, sono sostanzialmente due: Zoomark, a mio avviso, è la Fiera del Made in Italy e quindi tutte le aziende italiane del settore dovrebbero essere presenti valutando Bologna come complementare a Interzoo se non in alternativa alla fiera di Norimberga, e come ho già scritto più volte, Zoomark ha un indice di visibilità nettamente migliore di quello della fiera concorrente. Fra le tante email che mi sono pervenute su questi temi a distanza di un mese dalla chiusura della fiera mi è giunta un’analisi attenta e precisa di quanto espresso da me nell’ultimo editoriale. La firma è del Ceo di un’importante e nota azienda italiana del settore che non conosco personalmente ma che da tempo seguo con attenzione nella sua attività. Il fatto poi che inizi con: “Sono un attento lettore della Sua rivista di cui apprezzo la linea editoriale e le idee” ovviamente me lo rende decisamente simpatico. Peccato che in questa occasione la sua posizione sia molto distante dalla mia esprimendo alcune critiche, in parte anche condivisibili, a quanto da me scritto. Dopo due esperienze come espositore, l’ultima nel 2015 che in verità non è stata fra le edizioni migliori di Zoomark, è venuto quest’anno come semplice visitatore e, pur dovendo ammettere che vi erano presenti più stand e soprattutto il numero dei visitatori fosse decisamente maggiore, non risparmia certo critiche contestando quanto da me scritto negli ultimi editoriali. Secondo lui meglio Interzoo perché più internazionale, e gli espositori cercano distributori esteri. In verità quest’anno a Bologna gli stranieri in cerca di prodotti Made in Italy da distribuire in tutto il mondo non sono certo mancati, anzi!

Critica poi in una fiera che dovrebbe essere Made in Italy la forte presenza cinese ma ritengo doveroso ricordare che a Norimberga sono almeno il doppio gli espositori del paese orientale. Il nostro lettore continua evidenziando che Interzoo sicuramente sa cogliere con maggiore attenzione le opportunità che questo mercato in continuo cambiamento, presenta. Ad esempio è molto più marcato il format “a misura di animale”, visto che in Germania gli animali possono entrare contrariamente a quanto accade in Italia. Ultime critiche: il primo errore di Zoomark, certamente in parte corretto in questa ultima edizione, è permettere la presenza a fornitori stranieri (in particolar modo cinesi) di marca privata mentre avrebbero dovuto partecipare solo aziende estere che presentavano propri marchi privati.

Infine, ultima considerazione del nostro lettore: ha poco senso la simultanea presenza in fiera di produttori e distributori dello stesso marchio in stand diversi. Se devo essere sincero io credo che tutte queste critiche si potrebbero trasferire, forse anche in modo maggiore, alla fiera di Norimberga e la sola reale differenza sia la presenza di animali in Germania. In compenso Bologna può “sbandierare” il Made in Italy e dimostrare un indice di visibilità nettamente migliore. Io non avrei dubbi, se fossi un’azienda italiana, andrei a Bologna.

Antonio Manfredi

"Zoomark un successo imprevisto"

pettrend 082017 L'edizione 2017 di Zoomark International (la fiera B2B sui prodotti e le attrezzature per gli animali da compagnia) ha espresso un bilancio più che positivo, direi ottimo, e basta leggere i dati presentati dalla Fiera di Bologna nel comunicato stampa lanciato alla fine della manifestazione per rendersene conto. Il salone biennale, organizzato da BolognaFiere ha visto confermato il trend di crescita della precedente edizione del 2015. In particolare è risultato molto significativo l’aumento delle presenze internazionali: nei quattro giorni della manifestazione, infatti è cresciuto del 36% il numero di buyer e operatori esteri (in rappresentanza di oltre 100 Paesi), superando il 30% delle presenze totali. Nei cinque padiglioni, per una superficie totale di 50mila mq, erano presenti 735 espositori (+17% rispetto al 2015) di cui 479 esteri provenienti da 42 Paesi del mondo, a partire da Cina (116), Stati Uniti (65), Gran Bretagna (51), Germania (51) e Francia (21). Sei le grandi collettive organizzate da Brasile, Canada, Cina, Regno Unito, Stati Uniti e Taiwan. Notevole anche la partecipazione ai 25 convegni e seminari che si sono svolti nell’ambito della Fiera, organizzati da Bologna Fiere e da partner ed espositori, e alla nuova area “Aqua Project” dedicata all’acquariologia. Fra i seminari più interessanti alcuni sono stati realizzati direttamente o in collaborazione con la nostra rivista. Fra questi desideriamo ricordare quello proposto da SCIVAC e dedicato ai Medici Veterinari diviso in due giornate su temi di medicina felina e che ha visto una discreta presenza ma certamente inferiore ad altre edizioni passate e che quindi richiede una rivisitazione progettuale che possa coinvolgere maggiormente questa ampia categoria di professionisti che colgono l’occasione di un approfondimento scientifico per poter vedere le ultime novità che offre il mercato. Ottimo successo, sia per il tema trattato che per i relatori che lo hanno presentato, ha avuto il convegno organizzato per i toelettatori, in collaborazione con l’APT, loro associazione nazionale, con la quale PetTrend opera ormai da anni su vari progetti con ottimi risultati. I due seminari realizzati per gli allevatori di cani con la collaborazione dell’ENCI e di gatti con il sostegnoe di gatti con il sostegnodell’ANFI, hanno riscontratoun’ottimapresenza di professionisti.Abbastanza deludenteinvece il convegnorivolto ai titolaridi petshop. Pet-Trend in questa occasione presentavai risultati della seconda indagine realizzatadopo cinque anni su un campione di 500 titolari. Eraquindi un’occasione importante per capire che aria tira in questosettore e potersi confrontare con esperti su problemi di grandeattualità. Decisamente pochi i presenti dirigenti di aziendeche operano in questo comparto e quindi interessate a capirel’evoluzione che sta vivendo. Decisamente difficile capirele motivazioni di questa assenza quando la Fiera, nello stessogiorno, Domenica, registrava la presenza di migliaia di titolaridi negozi. Evidentemente hanno ritenuto più produttivoper loro vedere le novità del mercato proposte nei varistand più che ragionare su dati che restano disponibili sul sitodi PetTrend in ogni momento. Se è così dovremo riconsiderare,per la prossima edizione di Zoomark International, propostediverse per i titolari di petshop sia per quanto riguardai temi previsti, i relatori e soprattutto il giorno in cui proporrel’iniziativa. Ci penseremo. Ultime riflessioni: dall’indaginerisulta sempre che PetTrend è la rivista del settore piùletta regolarmente nell’edizione su carta (oltre il 72% di titolaridi petshop) e quella online (oltre l’80%). La conferma l’abbiamoavuta dalle numerose visite al nostro stand dedicatoquest’anno al rilancio dell’acquariologia. Chiudo con un rammarico:nonostante il padiglione aggiunto per le numeroserichieste arrivate molte aziende che si sono iscritte all’ultimomomento sono rimaste escluse. È un vero peccato perché l’edizionedel 2017 di Zoomark International meritava veramentedi esserci!Buona lettura.

Antonio Manfredi

"L'erba del vicino è sempre più verde"

pettrend 062017 Ma siamo proprio convinti che questo proverbio sia sempre attuale? Probabilmente sì anche se la nostra evoluzione culturale dovrebbe nel tempo avere emarginato molti modi di dire che trovavano terreno fertile in una società contadina e provinciale. L’edizione di quest’anno di Zoomark International ha espresso un verde sgargiante con riflessi di luce che raramente, solo in giornate particolarmente limpide, si possono vedere, ma per ricordare un altro proverbio adeguandolo al caso, “non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere” e quindi non tutti hanno notato il forte sviluppo che la fiera bolognese ha evidenziato in questa ultima edizione. In altre occasioni ho lamentato il fatto che alcune aziende italiane vadano a presentare i loro prodotti in fiere internazionali del settore realizzate all’estero, in particolare resta riferimento importante per molte Interzoo a Norimberga, e non vengano ad esporre a Zoomark che è la loro fiera internazionale essendo quella del Made in Italy. Certamente Interzoo ha una dimensione tale per numero di stand e di visitatori che la rende prima in Europa e capisco l’interesse verso questa manifestazione ma non può essere sostitutiva di Zoomark. Le due fiere, le due più importanti in Europa sia pure con numeri differenti, vengono proposte ad anni alterni proprio per dare la possibilità di essere presenti ad entrambe evitando sovrapposizioni che non sarebbero utili a nessuno. Andare a Norimberga e saltare poi un anno trascurando Zoomark a Bologna non ha molto senso, forse sarebbe più logico puntare decisamente sulla fiera italiana che per caratteristiche ed immagine legata al Made in Italy è più adeguata e specifica per le esigenze delle aziende italiane del settore. Sarebbe meglio, potendo farlo, essere presenti in entrambe le manifestazioni ma non vi è dubbio che quest’anno le poche aziende italiane che hanno “snobbato” Bologna, dopo avere partecipato a Interzoo dello scorso anno, vedendo i numeri di espositori e visitatori che ha raggiunto Zoomark International in questa ultima edizione hanno probabilmente rimpianto questa decisione. Infatti è vero che Interzoo nel 2016 ha mostrato di avere ancora significative possibilità di crescita,per certi aspetti anche troppe, come abbiamo altre volte avuto modo di evidenziare, ma Bologna dimostra d’altra parte di avere forti potenzialità sia nel suo sviluppo internazionale sia nel sostenere il Made in Italy che sempre più viene ricercato per la sua creatività e qualità produttive, rendendo questa Fiera l’occasione più importante e significativa per tutte le aziende italiane del settore. Ci dispiace, pertanto, che alcune abbiano deciso di fare scelte diverse, magari poi rimpiante dopo avere visitato la fiera, ma soprattutto per quelle che hanno tardato a prendere la decisone di partecipare a Zoomark restando escluse per mancanza di spazi disponibili. Già mesi prima, infatti, la Fiera di Bologna, nonostante abbia ampliato gli spazi disponibili aggiungendo un nuovo padiglione, ha dovuto chiudere le iscrizioni comunicando il sold out e lasciando fuori alcune decine di aziende interessate. Grande successo ha riscontrato anche l’Aqua Project, la nuova area dedicata all’acquariologia che è stata allestita nell’ambito di Zoomark International. Segno di un ritorno in Italia della passione per i pesci ornamentali e gli acquari? Il mondo degli acquari è sempre stato molto affascinante anche se il mercato in Italia negli ultimi anni ha perso quote importanti. Bisogna ammettere che le proposte presenti in numerosi stand specializzati nel settore erano di grande livello qualitativo e tecnologico ed hanno richiamato quindi molti visitatori. In particolare ha riscosso ampio successo il mega acquario da aquascaping che ha veramente emozionato gli appassionati di questa disciplina. Nei prossimi numeri della rivista vedremo di analizzare i dati derivanti dall’indagine sugli espositori e sui visitatori che saranno elaborati dalla Fiera di Bologna nei prossimi giorni. Ci risentiamo presto.

Antonio Manfredi

"Finalmente è arrivato il giorno"

pettrend 052017Non era mai capitato che un’edizione di Zoomark International riscontrasse un così vasto interesse a livello internazionale fra gli operatori del settore. Sarà che il settore continua a essere in crescita in Italia e in tutto il mondo, sarà che Bologna è ormai nella testa di tutti gli operatori a livello internazionale, sarà forse perché comunque il “made in Italy” è sempre più forte anche in questo ambito, sarà per le iniziative promozionali sviluppate da Zoomark nelle più importanti fiere mondiali del settore, sarà quello che preferite ma non c’è dubbio che chiudere la vendita degli spazi espositivi quasi tre mesi prima per sold-out, dopo avere aggiunto un padiglione rispetto all’edizione del 2015 lasciando comunque fuori più di 80 aziende in lista di attesa, non era mai capitato. Non essendo più giovanissimo ho avuto modo di vedere e partecipare a tutte le edizioni di Zoomark International, partendo dalla prima tenutasi a Firenze alla Fortezza da Basso nel 1985, se ben ricordo. Altri tempi. Sembra che sia passato un secolo. Il nostro mondo è profondamente cambiato, è vero, ma l’interesse, l’attenzione, la curiosità e il desiderio di partecipare non li ho mai sentiti così forti. Certamente chi gestisce oggi Zoomark International ha avuto la capacità di rilanciare a livello mondiale questo importante progetto fieristico rendendolo più interessante, nuovo e moderno richiamando più espositori da tutte le regioni del mondo. Già a settembre/ottobre del 2016 gli organizzatori della fiera avevano recepito segnali di grande interesse da parte di centinaia di espositori. All’inizio del 2017 si decide quindi di aggiungere un altro padiglione che dopo soli due mesi raggiunge il sold-out. Oltre 80 aziende sono comunque escluse dalla esposizione e restano in lista d’attesa senza alcuna speranza di riuscire a entrare. In notevole crescita la superficie espositiva totale, che ha raggiunto complessivamente i 50mila mq. Un vero record! L’aggiunta di un padiglione ha permesso di ospitare un numero maggiore di espositori che è passato dai 615 del 2015 ai 670 circa di questa edizione. Una crescita in percentuale del 9%. Gli organizzatori di Zoomark International si aspettavano una crescita del numero degli espositori ma certamente non a questi livelli e quindi le notevoli richieste ricevute non sono state purtroppo accolte tutte per reale mancanza di spazio. L’aumento è stato principalmente nel numero degli espositori stranieri passati da 394 nel 2015 a 447 del 2017. La provenienza è sempre più internazionale visto che nell’ultima edizione erano presenti 35 paesi mentre quest’anno si è arrivati a 43. Per quanto riguarda gli espositori italiani il numero è rimasto sostanzialmente uguale passando dai 221 ai 223. Fra i paesi stranieri le presenze più numerose sono quelle provenienti dalla Cina (ben 116 aziende). Vedendo questi ultimi numeri è evidente che la percentuale di presenze straniere è aumentata in modo significativo passando dal 65% del 2015 al 71% del 2017. Alcuni paesi dell’Europa dell’Est sono presenti per la prima volta (Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, e Ucraina) e la notizia non può che farci piacere perché sono paesi che hanno da sempre fatto riferimento alla fiera internazionale di Norimberga, Interzoo, e vederli adesso a Bologna è certamente un riconoscimento alla crescita di importanza che viene riconosciuta a Zoomark International. Ora, per fare un’analisi completa sui risultati raggiunti da questa edizione di Zoomark International mancano ancora troppi dati. Alcuni (come quello riferito al numero di visitatori e loro classificazione) saranno disponibili subito alla fine della manifestazione, mentre altri dovranno essere elaborati derivando da indagini rivolte agli espositori e ai visitatori e richiederanno pertanto qualche giorno di lavoro. Noi siamo fortemente convinti che questa edizione di Zoomark sarà molto apprezzata da tutti e sarà il punto di partenza per nuovi successi ed importanti sviluppi. Non c’è dubbio... “Il giorno è arrivato”!

Antonio Manfredi

"Il mercato cresce anche nel 2017"

pettrend 042017 Anche se fosse vero solo in piccola parte ci fa piacere pensare di avere dato un valido contributo alla crescita del nostro mercato anche nel 2017. Questa è almeno la nostra previsione ma devo ammettere che la maggior parte degli specialisti che operano in questo comparto la pensano come noi. Si stima che il 2016 chiuderà con valori piuttosto buoni e visto che il settore ha già dimostrato di essere in grado di sopportare la crisi economica quasi decennale non vediamo per quali motivi questo trend debba esaurirsi sia pure ridimensionato nelle percentuali di crescita. Le previsioni di chiusura del 2016 hanno mostrato valori positivi per tutti i canali ed anche quello dei petshop che certamente soffre maggiormente l’evolversi del mercato probabilmente chiuderà con un +0,7%. Rispetto al canale delle catene, loro diretto concorrente, stimato a un +14,4%, non è certo una gran cosa ma già il fatto che quasi certamente chiuderà l’anno con un segno positivo ci sembra ottimo vista la situazione attuale del mercato e la forte concorrenza che i negozi devono sopportare. Ovviamente i dati stimati indicano una crescita in termini di valore mentre per quanto riguarda i volumi la situazione è sostanzialmente stabile anche se il potenziale di crescita del settore in Italia è ancora molto elevato rispetto ad altri paesi europei che hanno già raggiunto da anni livelli di saturazione. Siamo quindi convinti che nei prossimi anni avremo anche una ripresa delle vendite in termini di volumi nonostante il numero di animali cresca ormai lentamente e che la taglia media dei cani si sia abbassata in modo significativo. Certamente questa crescita potenziale non andrà a premiare in modo omogeneo tutti i canali di distribuzione. In particolare i petshop rischiano di essere il canale più penalizzato se non saranno capaci di riproporsi al cliente in modo più professionale e moderno. L’indagine da noi realizzata su 500 titolari di negozi e pubblicata su questi ultimi numeri della rivista evidenzia infatti alcuni aspetti critici nella gestione dei punti vendita. Nonostante questo, si percepisce un certo ottimismo, come confermato da Gianmarco Ferrari, Presidente di Assalco, che così commenta: “I dati relativi all’anno 2016 saranno disponibili tra pochi giorni, ma certamente si respira un clima positivo. In occasione dell’evento di presentazione del nostro documento, il Rapporto Assalco - Zoomark, giunto quest’anno alla X edizione, diffonderemo i dati ufficiali di chiusura dell’anno 2016 registrati nei principali canali del mercato del pet. A conferma dell’andamento positivo del comparto, possiamo anticipare che il mercato degli alimenti per i pet non sembra risentire del difficile momento economico in considerazione del ruolo sempre più centrale che questi ultimi hanno assunto nelle famiglie italiane. I proprietari vogliono per i loro pet alimenti correttamente bilanciati, sani e studiati appositamente per le loro esigenze”. Invitiamo pertanto gli operatori del settore a presenziare alla presentazione del Rapporto Assalco - Zoomark 2017, che si terrà giovedì 11 maggio a partire dalle ore 11:00 presso la Sala Concerto di BolognaFiere, in occasione dell’inaugurazione della manifestazione, per poter sentire direttamente dalle fonti ufficiali in che direzioni si sta muovendo il nostro comparto. Facendo sempre riferimento alla nostra ultima indagine, è facile vedere dai dati espressi quali siano i punti di debolezza dei petshop ma nello stesso tempo quali sono o potrebbero essere i punti di forza. È comunque ovvio che i titolari dei negozi dovranno fare uno sforzo importante per poter reggere una concorrenza che si presenta sempre più decisa e agguerrita. Per ora accontentiamoci della certezza che anche nel 2017 il mercato sarà in crescita e questo tornerà a vantaggio di tutti gli operatori del settore. E perdonatemi se mi ripeto ma sono certo che qualche merito lo avrà senza dubbio Zoomark International, che con le centinaia di stand e migliaia di visitatori, svilupperà l’interesse sul settore e la nostra rivista che continua a essere un sostegno e uno stimolo per tutti gli specialisti del comparto. Ci vediamo a Bologna.

Antonio Manfredi

"Made in Italy non basta"

pettrend 032017 Sinceramente non me lo aspettavo. Non avrei mai immaginato che l’editoriale uscito sul numero 10 con il titolo ZOOMARK: MADE IN ITALY potesse creare così tanto interesse. Mi sembrava un tema piuttosto scontato ed invece sono stati numerosi i nostri lettori che si sono espressi sulle mie considerazioni, alcuni condividendole altri (ad essere sincero dovrei dire la maggioranza) contestandole. Questi ultimi più che titolari di petshop erano rappresentanti di aziende italiane che hanno visto nelle mie riflessioni critiche dirette alle loro politiche aziendali di marketing che le hanno portate ad essere presenti ad Interzoo rinunciando magari alla loro presenza a Zoomark a Bologna. Se le mie considerazioni sono state interpretate così, devo ammettere che sono state intese correttamente. Resto convinto che per un’azienda italiana che si pone obiettivi di diffusione all’estero prima di qualsiasi altra fiera internazionale sia assolutamente necessario essere presente a Zoomark International non solo perché, come abbiamo evidenziato più volte, esprime un indice di visibilità ottimo e migliore delle altre fiere del settore ma anche perché è la fiera del Made in Italy, la fiera che raccoglie il meglio della produzione italiana. Per rispondere ad alcune critiche ricevute credo giusto ribadire che non ho mai scritto che Interzoo sia inutile e non serva andarci (anzi!) ma che prima devo essere presente a Bologna e se devo fare una scelta è certamente meglio, per gli evidenti vantaggi che esprime, essere presente a Zoomark e magari poi anche ad Interzoo. Spero questa volta di essere riuscito ad esprimere chiaramente il mio pensiero. D’altra parte come potrei sostenere che è inutile essere presente ad altre fiere internazionali quando PetTrend collabora con Zoomark per organizzare collettive di aziende Made in Italy nelle più importanti fiere del nostro settore, iniziativa che ha portato la creatività e qualità italiana negli ultimi mesi al Global Pet Expo di Orlando in Florida e al CIPS (China International Pet Show) di Guangzhou. Altre critiche mi sono arrivate da alcuni che sostengono che non basti il Made in Italy per poter essere vincente sui mercati esteri. Non ho certamente mai sostenuto il contrario e non vi è dubbio che l’immagine del Made in Italy non è ovviamente sufficiente per essere vincenti su un piano internazionale. Made in Italy significa per l’acquirente creatività e qualità e queste devono esserci veramente. A Zoomark International, che si terrà quest’anno alla Fiera di Bologna dall’ 11 al 14 maggio, si potrà vedere tutto questo negli stand delle aziende italiane e saranno decine di migliaia gli operatori del settore che arriveranno da tutto il mondo soprattutto per visitare le aziende del Made in Italy. Mi permetto pertanto di risollecitare le aziende italiane che non hanno ancora aderito a Zoomark International a farlo al più presto anche perché la richiesta di spazi per questa edizione del 2017 è decisamente aumentata e, nonostante siano state aggiunte altre aree espositive rispetto alla planimetria originale, si rischia veramente di restare esclusi dalla fiera. Aggiungiamo a proposito alcune considerazioni. In Italia i dati riferiti al 2016 dimostrano che il settore è in continua crescita, più o meno unici fra i paesi occidentali dell’Europa. Inoltre, essendo in arretrato nello sviluppo di questo mercato rispetto ai maggiori paesi europei, l’Italia ha ancora possibilità di espansione veramente importanti e che potrebbero essere espresse se soltanto la crisi economica che ci sta penalizzando da quasi dieci anni incominciasse a risolversi facendo riprendere i consumi. Le previsioni per il 2017 sono piuttosto ottimiste. I consumi dovrebbero aumentare dell’1% ed i prezzi dell’1,1% innescando probabilmente un trend inflazionistico necessario per la ripresa economica dopo alcuni mesi di stallo e a fine 2016 di deflazione, sia pure minima. Zoomark International potrebbe essere un volano per il nostro settore portando sul mercato numerose novità che svilupperanno l’attenzione dei media e quindi dei proprietari di animali da compagnia sollecitandoli ad un incremento degli acquisti, almeno così speriamo. Ci vediamo a Bologna, ovviamente.

Antonio Manfredi

"Zoomark giochiamo in casa"

pettrend 022017Sentendo qualche giorno fa in auto la radiocronaca di una partita di calcio sono rimasto abbastanza meravigliato di come il giornalista evidenziasse il “fattore campo”. Secondo lui il fatto di giocare in casa sviluppava vantaggi non da poco per la squadra locale sia per la forte presenza di pubblico del territorio sia per un tifo organizzato che certamente avrebbe spinto i giocatori a dare il massimo impegno per fare bella figura. Il radiocronista non si è fermato solo a questi aspetti che sono abbastanza evidenti ma, sottolineava anche fra i vantaggi per la squadra di casa la conoscenza del terreno di gioco, il taglio della luce solare al tramonto, la distribuzione del pubblico sugli spalti, ecc. In effetti, se ci pensiamo, tutti questi fattori contribuiscono a rendere più forte la squadra locale rispetto a quella ospite al punto che spesso passano settimane prima che una squadra rivale riesca ad espugnare lo stadio avversario, neanche fosse una struttura difensiva arroccata sulle montagne. Non dimentichiamo che, detto tutto questo, anzi proprio per questo, la squadra ospite si presenta alla partita già sottomessa psicologicamente e dunque sfavorita nel confronto soprattutto se il campo da espugnare ha una forte storia e tradizione per imbattibilità. Possiamo chiudere queste riflessioni sottolineando che è quindi normale che una squadra preferisca giocare in casa per sfruttare tutti i vantaggi che possono derivare dal fattore campo. Riportando le stesse considerazioni nel nostro settore, mi sono chiesto per quali motivi un’azienda italiana produttrice di petfood o di accessori per animali da compagnia decida di andare ad esporre ad Interzoo, magari rinunciando ad avere uno stand a Bologna allo Zoomark. Quali vantaggi si possono avere a giocare fuori casa, a Norimberga? A Interzoo ci sono più visitatori che a Bologna. Certamente vero, non è una grande differenza di numeri ma sono più numerosi alla fiera tedesca rispetto alla nostra di Bologna. È quindi un vantaggio questo? In teoria sì, ma solo se il numero di espositori fosse lo stesso nelle due fiere ma essendo quello di Interzoo circa il triplo di Bologna, comprendete bene che quest’ultimo dato annulla completamente il vantaggio dovuto ad una maggiore presenza di visitatori. Ho già avuto modo in altri editoriali di evidenziare come l’indice di visibilità, indice che serve per misurare la forza di richiamo di uno stand in fiera derivante dal rapporto fra visitatori ed espositori, di Zoomark sia nettamente migliore, circa il doppio, di quello di Interzoo e quindi, soprattutto per aziende che si presentano per la prima volta in una fiera specializzata, sia nettamente meglio la fiera di Bologna. Se poi questa azienda è italiana, non dimentichiamo che Zoomark è la fiera del Made in Italy, conviene di sicuro giocare in casa. Questo non significa che Interzoo non possa essere utile anche ad aziende italiane ma solo dopo un’esperienza casalinga che abbia permesso loro di farsi conoscere a livello internazionale sfruttando le caratteristiche (numero di espositori contenuto) ed i vantaggi (Made in Italy) che offre certamente Zoomark. Prima di andare ad una fiera all’estero è bene farsi l’esperienza e “le ossa” giocando in casa, dove il fattore campo ci rende tutto più semplice ed aumenta la nostra visibilità. Ho avuto modo di rendermi conto di questo parlando con il titolare di un’azienda “Made in Italy” che ho incontrato all’ultimo Zoomark (2015). Si è presentato allo stand di PetTrend per avere alcune informazioni sulla nostra rivista e poi abbiamo parlato di fiere e, visto che eravamo in questo contesto, l’ho convinto a fare un’esperienza da espositore considerato che le sue esigenze potevano essere soddisfatte da questa possibilità. Nel 2016, quindi, ha preso uno stand a Interzoo senza aspettare la nuova edizione di Zoomark del 2017. Purtroppo l’esperienza è stata deludente (anche per altri espositori italiani) perché, a suo avviso, erano molti gli stand e l’area espositiva troppo dispersiva. Si è quindi lamentato con me del suggerimento che gli avevo dato. Farò fatica ora a farlo venire a Zoomark ma sono certo che sarebbe la fiera giusta per le sue caratteristiche di media azienda con forte contenuto creativo e qualitativo. Alla fine sono certo che lo troverò con lo stand in fiera a Bologna e sarà costretto a dirmi che avevo ragione. Bisogna fare le scelte giuste.

Antonio Manfredi

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