Archivio 2016

"Zoomark Made in Italy"
pettrend 10 2016

Se il nostro Paese riesce, nonostante tutto, a resistere a questa crisi mondiale (sarà anche poco ma il PIL ha ripreso a crescere) è certamente anche grazie al “ Made in Italy”, questo marchio che identificando un prodotto realizzato in Italia ne garantisce la creatività e la qualità. Made in Italy significa quindi una garanzia assoluta sui mercati internazionali, una certezza per il cliente di acquistare un prodotto esclusivo. Questo ci permette di esportare nel mondo accolti su tutti i mercati internazionali anche a prezzi mediamente più alti dei concorrenti potendo quindi ottenere una marginalità più elevata che permette ricerche, sperimentazioni, lavorazioni artigianali, ecc. che alimentano costantemente il nostro sviluppo commerciale. Abbiamo molti esempi nel settore alimentare, nell’abbigliamento, nell’arredamento, ecc. nei quali i produttori associandosi hanno creato strumenti di forza per affrontare insieme i mercati esteri uniti sotto la bandiera del Made in Italy. Purtroppo, e non è facile comprenderne i motivi, queste aggregazioni fra aziende italiane sono rare nel nostro settore. Se escludiamo l’Assalco, che da anni è riferimento associativo delle aziende italiane del petfood, mancano rappresentanze significative per gli altri comparti costringendo gli operatori a muoversi in modo individuale in ambito internazionale senza avere la possibilità di contare su esperti che siano in grado di affiancare le aziende nello sviluppo dei mercati esteri. Assalco si è proposta come riferimento non solo per le aziende del petfood ma per tutti gli operatori del settore cercando di essere rappresentanza anche per il settore degli accessori, dell’acquariologia, dei servizi. Zoomark International negli anni ha sviluppato nella sua crescita anche la qualità di fiera internazionale per il mercato degli animali da compagnia (non dimentichiamo che è la seconda per importanza in Europa dopo Interzoo) per il Made in Italy. Nelle ultime edizioni di Zoomark il numero di espositori è costantemente aumentato, sia per la presenza di aziende straniere sempre più numerose, sia per quella sempre più significativa di produttori italiani che propongono a Zoomark le loro novità a decine di migliaia di operatori che da tutto il mondo arrivano a Bologna per scoprire cosa propone il Made in Italy. Non solo per questo, ma forse soprattutto per questo, è necessario, se non essenziale, per una azienda italiana essere presente alla Fiera di Bologna alla 17a edizione di Zoomark International per non perdere l’occasione unica di proporre i propri prodotti ai circa 30mila (previsione azzardata?) visitatori che arriveranno da tutti i continenti per vedere le ultime novità del settore realizzate in Italia. Non essere presenti significa rinunciare ad un’opportunità che si riproporrà solo fra due anni, nel 2019. I momenti di crisi si affrontano impegnandosi ed investendo soprattutto quando capitano occasioni che ci permettono di allargare il nostro mercato a paesi fortemente in crescita per il nostro settore. Dobbiamo crederci, dobbiamo continuare ad esprimere uno sforzo che da anni, nonostante tutto, ci permette di essere un mercato in crescita. Per Interzoo, a Norimberga erano presenti 130 aziende italiane, un numero importante rispetto ai 1818 espositori totali. Quasi il 7,2%. Molte sono tornate abbastanza contente, altre decisamente insoddisfatte. Quasi tutte quelle che erano presenti in Germania si riproporranno a Bologna, convinte che sia quest’ultima la Fiera giusta per il Made in Italy. Qualcuna, dopo avere avuto un’esperienza poco positiva ad Interzoo, sta riflettendo se provare ancora l’esperienza fieristica. Bologna non è Norimberga. A Zoomark ci sono meno espositori e quindi è più raccolta e la visibilità è decisamente maggiore. E poi sono migliaia i visitatori che vengono soprattutto per il Made in Italy. C’è poco da riflettere quindi. Ci vediamo a Bologna e mi direte se non avevo ragione.

Antonio Manfredi

"Si o no questo è il dilemma"
pettrend 09 2016

Non è certo mia intenzione prendere posizione sul referendum costituzionale. Come direttore di questa rivista rivolta agli operatori del petcare non ne avrei una giustificazione di ruolo e tanto meno di spazio. Questo mensile, che si è imposto nel giro di pochi anni rivolgendosi a tutti gli specialisti del nostro settore, è sempre stato attento a non fare politica a meno che si intenda riferita al nostro comparto. Ci siamo sempre mossi, quindi, solo nell’interesse dei professionisti che con fatica e impegno, nonostante la crisi, continuano a sostenere questo settore senza arrendersi e continuando tutte le mattine ad aprire la saracinesca di un petshop o la porta di un ufficio per svolgere con professionalità il proprio lavoro sperando che possa essere una buona giornata, magari migliore di quella precedente. Noi ci siamo sempre sentiti al fianco di questo mondo reale e ci siamo sempre impegnati per aiutarlo a crescere e a svilupparsi trovandoci spesso in conflitto con il mondo politico ed istituzionale che purtroppo comprende poco le nostre esigenze e raramente ascolta le nostre richieste. Il problema vero è che il nostro futuro non saremo noi a determinarlo ma dipende dalle decisioni che altri prenderanno anche per noi. Se il nostro settore, che ancora oggi nonostante tutto resiste per lo sforzo di tutti i professionisti che vi operano, dovesse entrare in difficoltà o in crisi nessuno potrà addebitarci responsabilità perché non saremo stati certamente noi i colpevoli di questa evoluzione. Altri per noi avranno preso decisioni che potranno penalizzare il nostro lavoro senza minimamente ascoltare o considerare le nostre richieste per mantenere positivo lo sviluppo del nostro settore. È certamente una situazione di disagio, se non di impotenza, che credo stiamo vivendo tutti. Nel giro di pochi mesi, lasciando pur perdere le situazioni drammatiche che stanno vivendo molti paesi vicino a noi, una serie di referendum sembrano essere determinanti per l’economia del nostro paese. È iniziato tutto con Brexit il cui risultato nessuno si aspettava e che invece ha messo pesantemente in crisi il sistema europeo penalizzando soprattutto quelle economie più fragili come la nostra. Secondo gli esperti l’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità Europea costerà all’Italia uno 0,3/0,4 di Pil e non è poco se pensiamo che le nostre prospettive erano dello 0,8/0,9. Di seguito il referendum in Ungheria, pur non avendo raggiunto il quorum, ha comunque evidenziato come molti stati europei non siano assolutamente disposti a sollevarci, almeno in parte, del gravoso problema dell’accoglienza dei profughi che sempre più numerosi sbarcano sulle nostre coste. Quasi contemporaneamente un referendum indetto in Svizzera, nel Canton Ticino, ha visto vincere, sia pure di poco, la posizione di quanti chiedono forti restrizioni sul lavoro dei frontalieri in termini di assunzioni, di controlli e di stipendio. Se fosse applicata rigidamente una logica simile significherebbe per l’Italia la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro che metterebbe in crisi il sistema occupazionale del nord della Lombardia che gravita fortemente sulla Svizzera. Infine, il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi con un referendum costituzionale sulle modifiche approvate dal Parlamento. Nonostante la maggior parte degli italiani non sappia su cosa si vota, le previsioni stimano un paese spaccato in due in modo molto netto e duro. Purtroppo il confronto sul tema delle modifiche è diventato in verità uno scontro fra “bande” che difendono interessi elettorali esprimendo un sì o un no solo in funzione di un sostegno o di una critica al Governo. Quello che vorremmo noi, invece, sarebbe un confronto serio sui temi che devono urgentemente essere affrontati per ridare fiato alla nostra economia. Noi vorremmo continuare tutte le mattine ad alzare la saracinesca del nostro negozio o aprire la porta del nostro ufficio. Nonc’è più tempo da perdere.

Antonio Manfredi

"Stiamo attenti ... ai supermercati"
pettrend 08 2016

Il lancio del progetto PetCare Academy, proposto da Pet- Trend in collaborazione con Zoomark Internazional di cui è rivista di riferimento, ha creato molto interesse fra gli operatori del settore. Dopo i successi dei master rivolti ad allevatori (proposti insieme ad ENCI ed ANFI) e toelettatori (con il sostegno dell’APT) che hanno visto centinaia di iscritti, la decisone di creare la PetCare Academy è stata una logica conseguenza. D’altra parte era anche naturale che questo progetto partisse con una iniziativa rivolta agli operatori della distribuzione specializzata che erano stati un po’ trascurati dalle nostre precedenti iniziative di formazione per gli specialisti del nostro settore: “1° percorso di formazione tecnico commerciale per il settore della distribuzione specializzata”. Come abbiamo detto, sulla base dei dati raccolti dalle nostre indagini, sembrava che i titolari di petshop ed i loro collaboratori avessero già maturato l’esigenza di proposte formative ed aspettassero solo quella giusta. In verità non è stato così. Infatti abbiamo subito ricevuto numerose telefonate ed email di complimenti per questa iniziativa ma, forse anche per il periodo feriale, sono risultati abbastanza pochi gli iscritti e siamo stati quindi costretti a rinviare l’avvio del progetto. Resta comunque il fatto che tutti quelli che ci hanno contattato esprimevano la necessità di una formazione specifica ed aggiornata per poter essere in grado di affrontare nel modo migliore le difficoltà del momento e soprattutto l’evoluzione del nostro mercato. In particolare mi ha colpito in questi ultimi giorni la telefonata di un titolare di petshop del Veneto (credo di discrete dimensioni visto che parlava di collaboratori) che ha espresso tutte le sue difficoltà a fronteggiare la forte concorrenza delle catene (conosceva bene quelle presenti nella sua zona), delle vendite online (che anche in Italia, sia pure lentamente, continuano a crescere) e soprattutto (almeno a suo parere) quella dei “supermercati”. Lo aveva fortemente preoccupato la notizia dell’apertura ad Agrigento del primo PetStore Conad, il primo di un ampio progetto di investimento nel settore che prevede quindici punti vendita entro l’anno e circa cento entro la fine del 2017. In verità non sono i primi ad attivarsi direttamente nel nostro settore, ma credo siano i primi a dimostrarsi convinti e decisi su un progetto che partendo da un semplice scaffale, destinato soprattutto al petfood, si è poi sviluppato allargando gli spazi con il crescere della presenza degli animali nelle famiglie italiane, introducendo gli accessori, trovando una forte sinergia con la presenza delle parafarmacie, che sono autorizzate a vendere anche farmaci veterinari, prevedendo poi, per chiudere il cerchio a 360 gradi, una tolettatura e, perché no, una struttura veterinaria. Non male l’idea. Il cliente Conad che ha un animale, e sono sempre più numerosi (43,3% degli italiani), potrà risolvere tutte le sue esigenze di salute, benessere e mantenimento recandosi soltanto al supermercato. Sinceramente non so perché altre catene, anche più importanti della Conad, dopo aver espresso interesse per progetti simili, ne abbiano poi rallentato lo sviluppo, ma certamente il futuro del nostro mercato vedrà numerose iniziative di questo tipo ed è giusto che gli operatori della distribuzione specializzata le valutino, senza farne un dramma, ma con la giusta attenzione. Per essere in grado di affrontare queste trasformazioni del nostro settore è ovviamente necessario essere informati e formati nel modo migliore. Non dimentichiamo che alcuni indici riferiti ai consumi evidenziano un ritorno al “negozio” tradizionale, magari famigliare, che può esprimere caratteristiche sempre più apprezzate dal cliente. Piccolo può essere “bello” se siamo in grado di gestirlo al meglio.

Antonio Manfredi

"Tornano gli acquari! Solo Sirene?"
pettrend 07 2016

Da una vita vado dallo stesso dentista (non dico gli anni perché sono davvero tanti), un vecchio compagno di scuola, sicuramente un valido professionista che ha anche, se non soprattutto, il grosso vantaggio di non farmi quasi mai pagare le prestazioni in nome della vecchia amicizia. Da sempre ricordo nella sala d’aspetto un bellissimo acquario, bello non solo per le dimensioni veramente importanti ma anche per la qualità dei pesci e dell’ambientazione che li circondava. Lo aveva acquistato ancora suo padre, noto dentista anche lui, pochi anni dopo avere iniziato la professione privata. Facendo i conti era quindi presente nella sala d’aspetto dello studio veramente da tanti anni. Si era deciso a fare questa scelta dopo avere letto un articolo che spiegava come un acquario avesse la capacità di rilassare e tranquillizzare i clienti che si incantavano ad osservarlo. L’alternativa per i pazienti erano i soliti settimanali e qualche Topolino per i più piccoli. Capirete quindi come sono rimasto meravigliato quando, tempo fa, entrando in sala d’aspetto ho subito notato che l’acquario era stato tolto e sostituito con animaletti di ceramica. Impossibile! Era per me un monumento nazionale sotto il vincolo della sovrintendenza e mi sono subito informato su quanto fosse accaduto. La risposta, del resto prevedibile, mi ha lasciato molto dispiaciuto: “L’acquario era un elemento forte di distensione ed anche socializzazione, soprattutto quando i clienti venivano accompagnati da parenti o amici, ma purtroppo, negli ultimi tempi, mi sembrava che presi da smartphon o tablet ognuno pensasse ad altro chiuso nella sua realtà virtuale. L’acquario era diventato un elemento d’arredo sostanzialmente inutile ed impegnativo nella sua gestione”. Difficile ribattere a questa analisi e sono quindi rimasto in silenzio. Qualche mese dopo, tornato per una visita di controllo (non pagando ci vado spesso), ho rivisto con grande meraviglia l’acquario, ritornato al suo posto, più bello che mai. Difficile crederci ma tanti clienti avevano lamentato l’assenza dell’acquario, costringendo il mio amico a tornare sulla sua decisione. Possibile che Internet sia stato sconfitto da un semplice acquario? La verità, e non è solo la mia, è che forse incominciamo ad esser stanchi di avere strumenti che ci condizionano, ci rendono nervosi, non rispettano i nostri tempi e le nostre esigenze. Molti oggetti ritenuti ormai obsoleti stanno ritornando di moda trovando attenzione ed interesse soprattutto fra i giovani che non hanno mai avuto prima la possibilità di conoscerli. Fra questi abbiamo la netta impressione che l’acquario, per le sue incredibili caratteristiche di un mondo incantato e da favola, stia ritrovando molta attenzione fra i giovani che, rispetto alla mia generazione, non hanno memoria del pesciolino rosso vinto alla fiera di San Pietro o della terribile boccia di vetro tenuta sempre in alto sull’armadio per evitare gli attacchi del gatto. Dopo Interzoo, che ha dedicato ampio spazio a questo settore, anche Zoomark ha in programma varie iniziative dedicate agli acquari sia per gli specialisti che per i semplici appassionati che sembrano essere sempre più numerosi. Certamente il mercato riferito a questo settore non è più quello degli anni sessanta ma dopo una crisi di anni sta ritrovando, sia pure con caratteristiche diverse, nuove possibilità e impreviste energie. Del resto la cultura degli anni sessanta/settanta sta tornando di moda ed è quindi normale che in questo recupero del vintage l’acquario ritrovi i suoi spazi non solo come elemento di arredo, come era utilizzato soprattutto in quegli anni. Noi ci crediamo e dedicheremo pertanto al settore uno spazio editoriale riferito anche alla formazione degli operatori che ritroveranno a Zoomark un’ampia area dedicata all’acquariofilia. Lasciamoci incantare dalle sirene.

Antonio Manfredi

"Interzoo: una fiera da non "perdersi" "
pettrend 06 2016

Anche questa edizione di Interzoo, tenutasi a Norimberga dal 26/29 maggio 2016, cresciuta per numero di stand e di visitatori, ha dimostrato, sempre che ce ne fosse bisogno, che questa fiera biennale è per il nostro settore la più importante a livello mondiale. Possiamo quindi solo fare i complimenti ai nostri “cugini” tedeschi? Tutto bello? Tutto perfetto? Conosciamo bene le capacità organizzative della Germania, è giusto riconoscerlo, ma parlando con alcune aziende italiane presenti a Interzoo (130) e vari operatori che hanno visitato la fiera abbiamo notato che le stesse impressioni che abbiamo raccolto fra di noi con i nostri collaboratori presenti in forze presso il nostro stand, erano pienamente condivise soprattutto su un punto: la Fiera di Norimberga incomincia a soffrire di “gigantismo” con tutti i problemi che ovviamente ne derivano. Il numero di stand, rispetto all’edizione del 2014, è passato da 1680 a 1818 con un incremento di 138 aziende presenti corrispondente ad una percentuale di crescita dell’8,2%. I visitatori sono invece passati dai 37mila del 2014 ai 39mila di quest’anno con un incremento di 2000 che corrisponde ad una crescita percentuale del 5,4%. Proviamo a confrontare queste due percentuali, cosa significano? Semplice: il numero di espositori (e quindi degli stand presenti) cresce molto più velocemente (8,2%) rispetto alla crescita del numero di visitatori limitata al 5,4%. Un nostro lettore tempo fa mi ha scritto sostenendo che queste mie considerazioni nel confronto fra Interzoo e Zoomark derivano solo da una forte invidia e devo ammettere che non ha tutti i torti. Visto che PetTrend è la rivista di riferimento di Zoomark, con la quale collaboriamo strettamente, è ovvio che mi piacerebbe molto pensare di arrivare il prossimo anno a Bologna a 1818 espositori, come Norimberga, rispetto ai 750/800 che ci siamo posti come obiettivo, ma resta il fatto che i numeri sono numeri e quindi le mie riflessioni su Interzoo sono reali e difficilmente contestabili basandosi su dati ufficiali, certificati e pubblicati dalla stessa fiera di Norimberga. Tornando così ai nostri ragionamenti, Interzoo continua a crescere ma più sul numero degli espositori rispetto a quello dei visitatori e questo rischia di essere un fattore critico nello sviluppo della fiera in quanto il suo indice di visibilità (indice obiettivo di riferimento e confronto nel settore fieristico) continua a peggiorare. Due anni fa era del 21,76 (media di 21 visitatori per stand) mentre quest’anno è calato al 21,4. Una differenza non particolarmente significativa ma che evidenzia una tendenza negativa. Se questi dati li confrontiamo con quelli di Zoomark dello scorso anno, l’indice di visibilità era risultato il doppio di quello di Interzoo, 42,12 (media di 42 visitatori per stand rispetto ai 21 della fiera di Norimberga). Questo dato, molto positivo, per l’edizione del prossimo anno dovrebbe restare invariato in quanto si prevede un incremento degli espositori (circa 150 in più) ma il numero dei visitatori dovrebbe arrivare a 28/29mila. Se questi dati di previsione saranno esatti, come speriamo, l’indice di visibilità di Zoomark risulterà ancora di circa 40. Un indice di visibilità basso, come quello di Interzoo, penalizza gli espositori in termini di numero di visitatori rendendo d’altra parte sempre più dura la concorrenza far gli stand. Se pensiamo che oltre a questi aspetti negativi i tempi di trasferimento imposti ai visitatori dalla dimensione enorme della fiera (115mila mq.) sono veramente pesanti e per chi ha provato aggiungerei anche faticosi e stancanti, ci sembra evidente che gli organizzatori della fiera dovranno fare qualche riflessione in merito. Ci raccontava un amico che è rimasto in fiera per tutta la durata di non essere riuscito a rispettare gli appuntamenti già previsti perché i tempi si dilatavano enormemente. Secondo lui, tenendo conto di tutti gli aspetti che abbiamo evidenziato, la Fiera dovrebbe durare il doppio per poter svolgere tutte le attività che un operatore si prefigge prima di partire per Norimberga, ma ovviamente i costi sarebbero insostenibili. Allora? Vediamoci a Bologna il prossimo anno. Ti aspetteremo come sempre al nostro stand anche solo per scambiarci qualche riflessione. Buona lettura.

Antonio Manfredi

"I petshop in prima linea"
pettrend 05 2016

Negli ultimi mesi abbiamo dovuto assistere ad una campagna stampa, probabilmente sollecitata da alcuni movimenti animalisti o naturalisti (ambientalisti) particolarmente oltranzisti e integralisti, che si è posta come obiettivo quello di denigrare l’alimentazione industriale per animali da compagnia, il petfood. Da tempo alcune associazioni ideologicamente vicine a queste correnti di pensiero, con motivazioni diverse, criticano fortemente gli alimenti industriali. Gli animalisti credono che il proprietario dell’animale (o meglio “chi lo ospita” nel rispetto della loro filosofia) debba cucinargli il cibo sia per garantire una migliore “qualità” sia come gesto d’affetto o d’amore nei suoi confronti. I naturalisti contestano al petfood l’utilizzo di alcune materie prime e soprattutto la logica industriale a sfavore di una alimentazione naturale. I vegani, ed anche molti vegetariani, ovviamente criticano la presenza nel petfood di materie prime di origine animale. Abbiamo già avuto modo di evidenziare come in Italia questi movimenti siano fortemente introdotti nelle istituzioni, nella politica e nei media e siano pertanto in grado di muovere azioni di informazione in grado di sensibilizzare ampi strati dell’opinione pubblica. Lo abbiamo potuto constatare dopo una puntata di una nota trasmissione televisiva dedicata al petfood, anche se il termine “dedicata” sembra quasi un eufemismo per come l’argomento è stato trattato visto che le informazioni e le interviste (normalmente tagliate) erano tutte utilizzate solo per denigrare il petfood. A questa trasmissione ha risposto indirettamente il mondo veterinario con un’indagine che ha dimostrato come i Medici Veterinari, unici professionisti che per preparazione universitaria e per ruolo sono competenti e garanti della salute e del benessere animale, ritengono il petfood un alimento completo, sicuro e di ottima qualità. Bisogna però ammettere che nei giorni successivi alla trasmissione televisiva sono stati numerosi i proprietari di animali che hanno contattato il loro Medico Veterinario o si sono presentati nei petshop per avere rassicurazioni o per sostituire l’alimento utilizzato con un altro ritenuto più sicuro. Non è facile essere in prima linea in una situazione di questo genere anche perché la televisione ha ancora, nonostante Internet, un suo peso di autorevolezza soprattutto su un pubblico anziano che ha maggiore difficoltà a valutare i contenuti e le informazioni proposte. In prima linea avevamo quindi i Medici Veterinari ed i gestori dei petshop che sia pure con ruoli decisamente diversi si sono trovati a dover arginare la situazione dovendo dare risposte chiare e credibili ai loro clienti. Certamente è stato più facile per i Medici Veterinari per il ruolo scientifico che svolgono e per le competenze che possono far valere. Più difficile per gli operatori dei petshop che si sono trovati a dover far fronte a domande e richieste di vario genere il più delle volte senza motivazione se non per un semplice “ho sentito in televisione”. Non è stato quindi molto facile per loro motivare il perché del petfood consigliato il giorno prima o giustificare la scelta di un marchio, magari piuttosto criticato in trasmissione, a sfavore di un altro che dopo le informazioni sentite in televisione sembra essere decisamente più valido. Ho avuto modo di sentire molti titolari di petshop che ci hanno scritto o chiamato per informarci di certe situazioni, raccontarci aneddoti accaduti, evidenziarci problemi riscontrati ed in genere superati nel modo migliore. Non è certo stato facile ma penso che tutti alla fine ne siamo venuti fuori al meglio. Credo che un comparto come il nostro, per la serietà dei suoi operatori e le aziende che nei diversi settori vi fanno riferimento, non debba temere attacchi sconsiderati, pretestuosi ed utili solo a chi in nome di ideologie discutibili è disposto a distruggere tutto. Che muoia Sansone e tutti i Filistei!

Antonio Manfredi

"Un numero tutto speciale"
pettrend 04 2016

Un numero speciale perché? Perché è il numero che sarà distribuito a Norimberga all’Interzoo, la fiera dedicata ai prodotti e servizi per i pet più importante al mondo per numero di espositori e visitatori, speciale anche per i contenuti dedicati a questa fiera e per la tiratura che supererà le 20mila copie, circa 18mila della normale distribuzione più altre 2000 che saranno consegnate agli operatori (stand e visitatori specializzati) presenti alla manifestazione tedesca. A Interzoo saranno dedicati vari servizi ed articoli ma quello che ci interessa evidenziare in questo momento è un solo aspetto di questa fiera internazionale: nonostante le crisi mondiali di cui tutti i giorni siamo costretti a leggere o sentire sui media, dall’Ucraina alla Siria, dalla Libia allo Yemen, e i continui e numerosi attentati terroristici che colpiscono vari paesi europei, gli espositori sono aumentati di numero e certamente anche i visitatori segneranno un nuovo record a dimostrazione che il mondo non si lascia intimorire e continua il suo sviluppo economico sia pure rallentato dalla crisi quasi decennale. Un segnale importante che, anche di fronte alla prevista ripresa del nostro paese, fa ben sperare per un’edizione di Zoomark International 2017 per la quale abbiamo già indicazioni di interesse molto positive risultanti sia dai sondaggi realizzati fra le migliaia di aziende che operano nel settore a livello mondiale, interessate ad esporre i loro prodotti a Bologna, sia dalle dichiarazioni raccolte fra i possibili visitatori (titolari di petshop e garden center, responsabili acquisti di catene, GDO, centri vendita online, agenti di commercio, toelettatori, allevatori, veterinari, educatori cinofili, ecc.) sia italiani che stranieri. Noi ci crediamo perché, parlando ogni giorno con diversi operatori del settore, sentiamo maggiore ottimismo e convinzione per la crescita del nostro comparto anche in considerazione dei margini potenziali di sviluppo residuo che sono percentualmente molto maggiori rispetto ad altri paesi europei che si presentano con situazioni di mercato ormai maturo o che sembrano essere arrivati alla sua saturazione. È certamente diverso dover competere in un mercato che presenta percentuali di possibile sviluppo ancora del 50/60% con indici di crescita annui che potrebbero tornare ad essere del 7/8% all’anno rispetto a situazioni dove il settore è ormai coperto per il 95% con una concorrenza che per resistere o crescere in modo sia pure minimo è costretta a definire al meglio tutti gli aspetti gestionali di ricerca, di trasformazione, di produzione e di marketing, ma soprattutto sviluppando strategie di vendita che portano per forza ad una riduzione dei prezzi rendendo sempre più difficile la copertura dei costi e sempre più scarsa la redditività. Zoomark International, che si svolgerà a Bologna dall’11 al 14 maggio 2017, dovrebbe quindi essere il momento di ripresa del nostro settore a livello nazionale e di rilancio delle nostre produzioni anche per sviluppare le esportazioni a livello mondiale. Per raggiungere questo ultimo obiettivo Zoomark punta ad incrementare con campagne di informazione e di promozione, in occasione di varie fiere nazionali ed utilizzando i media più seguiti dagli operatori del settore, il numero di visitatori stranieri. Non solo, con Global Pet Expo, tenutasi ad Orlando dal 16 al 18 marzo, la più importante fiera americana per il nostro comparto, Zoomark International ha avviato un nuovo progetto di internalizzazione molto importante per le aziende italiane interessate ai mercati esteri portando negli USA una collettiva italiana che ha riunito dieci marchi già noti in Italia ma alla ricerca di nuovi mercati. Questa prima esperienza ha dato ottimi risultati con buona soddisfazione per gli operatori italiani. Zoomark International ha quindi deciso di sviluppare queste occasioni di partecipazione a fiere internazionali in paesi di grande interesse per il forte sviluppo che esprimono nel nostro mercato. A breve saranno comunicate alle aziende italiane le nuove proposte. Occasioni da non perdere, ovviamente. Buona lettura.

Antonio Manfredi

"Più vegani e meno animalisti"
pettrend 03 2016

Ci sono ideologie, tendenze culturali, mode, che influiscono molto sul nostro comparto spesso condizionando aspetti di sviluppo o limitando possibilità di crescita di alcuni settori. In certi casi questi movimenti di opinione che trovano in genere facile spazio e disponibile condivisione sui social o su vari siti in Internet, risultano essere veramente determinanti sulla diffusione di alcuni prodotti magari in modo più significativo rispetto alla stessa crisi economica che anche noi, sia pure non in modo pesante come altre settori, abbiamo comunque subito. Pensiamo ad esempio come l’ideologia animalista che ha trovato vasto consenso nel nostro paese sia stata da un lato un importante propulsore della crescita del nostro comparto sensibilizzando i proprietari di animali verso una maggiore cura e attenzione per il loro animale da compagnia, ma nello stesso tempo sia stata anche un freno per altri aspetti limitando la crescita di alcune aree di nostro interesse sostenendo l’approvazione di normative nazionali o regionali sul benessere e la salute degli animali particolarmente rigide o punitive e sviluppando sui media azioni informative che possono aver condizionato l’opinione pubblica e quindi gli stessi consumatori. Questo può essere l’esempio più evidente ma ci sono anche numerose altre tendenze che possono influenzare il nostro mercato; pensiamo ai vegetariani e ai vegani che mirano ad alimentare i loro animali da compagnia secondo le loro filosofie pur consapevoli dei problemi di salute che possono loro recare - soprattutto al gatto che è un animale carnivoro - e che devono essere affrontati solo con l’aggiunta di integratori specifici. Anche i consumatori di prodotti biologici e naturali tendono a proporre ai loro animali alimenti che rispecchiano le loro convinzioni. In questo caso, ovviamente, è più facile trovare prodotti specifici che rispettino queste opinioni e che siano nello stesso tempo alimenti completi per le esigenze dell’animale anche se certe posizioni naturaliste estreme che vedono come corretta una nutrizione a base di carne ed ossa crude possono essere piuttosto pericolose per gli animali e rischiose per possibili contaminazioni dell’ambiente casalingo. Fatta questa premessa che evidenzia, sia pure sinteticamente come queste tendenze culturali possano influenzare, anche in modo significativo, il nostro mercato, risulta interessante vedere come queste si stiano sviluppando nella nostra società e quindi nell’opinione pubblica. Gli animalisti sembrano essere in calo e questo potrebbe incidere su alcuni aspetti, forse anche negativamente visto che il diffondersi nel nostro paese di una cultura animalista equilibrata è stato un fattore importante di crescita del nostro mercato, ma potrebbe anche essere positivo se pensiamo ad esempio alla contrarietà di alcune associazioni alla diffusione del cane di razza, la cui selezione è ritenuta quasi un maltrattamento animale, o soprattutto le criticità espresse nei confronti del petfood non tanto per la sua qualità e convenienza, non messe neppure in discussione, ma perché il cibo casalingo (non intendiamo gli scarti della tavola ma ricette specifiche elaborate e cucinate appositamente) viene ritenuto un momento di attenzione o meglio “un gesto d’amore” verso l’animale ospitato in famiglia. Qualche dato, tratto dal Rapporto Italia 2016 dell’Eurispes, confrontato con lo scorso anno: contrari alla sperimentazione animale -7%, oppositori alla caccia -10%, contrari alle pellicce -4%. Sono valori forti e quindi certamente significativi. Al contrario sono in continuo aumento nella popolazione italiana i vegetariani 7,1% ed i vegani circa 1%. Nel 2014 erano globalmente il 7% e l’anno prima il 6%. Una crescita continua che ha portato l’Italia a contendere alla Germania il posto di paese europeo con la più elevata percentuale di vegetariani o vegani. Certamente l’evoluzione del nostro mercato, sia per gli aspetti qualitativi dei prodotti sia per quelli quantitativi, dovrà fare i conti con queste trasformazioni culturali della nostra società.

Antonio Manfredi

"Il più delle volte è solo disinformazione"
pettrend 02 2016

Il nostro settore è uno dei pochi che ha resistito alla crisi economica degli ultimi anni e, contando sulla ripresa prevista a partire dal 2016, continua ad esprimere dati complessivamente rassicuranti. Il settore veterinario per animali da compagnia continua a crescere sia per numero di strutture (ora circa 7500) sia per volume d’affari globale, gli animali iscritti all’ENCI (cani) ed all’ANFI (gatti) sono in continuo aumento, il mercato del petfood non cresce certo come qualche anno fa ma continua ad esprimere dati quantitativamente positivi forte di una potenzialità di sviluppo ancora molto elevata rispetto ad altri paesi europei ormai maturi, in sviluppo anche il settore dei servizi e degli accessori. Solo il comparto del farmaco veterinario evidenzia difficoltà ma dovute sostanzialmente solo alla brutta abitudine di sostituire farmaci specifici con prodotti di uso umano, simili o con lo stesso principio attivo, che costano in genere meno. Se il nostro settore ha resistito bene o male alla crisi lo si deve soprattutto all’aumentata diffusione di animali da compagnia nelle famiglie italiane. Oltre il 50% di queste, infatti, ospita uno o più animali, soprattutto cani, gatti, conigli, furetti, uccelli, pesci o altri animali esotici che sono in netta crescita rispetto ad altri. Certamente l’animale che sta crescendo maggiormente come diffusione è il coniglio al punto che alcune associazioni animaliste hanno richiesto il suo riconoscimento come animale da compagnia proibendone, come per cani e gatti, il suo utilizzo per l’alimentazione umana. D’altra parte l’evoluzione culturale del nostro paese ha anche sviluppato una forte responsabilità verso il benessere animale e quindi non solo in Italia abbiamo una maggiore presenza di animali da compagnia ma esprimiamo anche una più elevata attenzione verso le loro esigenze che si traduce in maggior spesa per il loro mantenimento e per la loro salute. È logico pertanto che un settore come il nostro, che evidenzia aspetti sociali ed economici di grande rilevanza, richiami l’interesse dei mezzi di informazione che sempre di più dedicano spazio a temi riferiti agli animali da compagnia. Ben venga quindi tutta questa attenzione se fosse utile ad educare i proprietari nel loro rapporto con gli animali da compagnia per migliorare le loro condizioni di salute e di benessere mentre, purtroppo, si tende a cercare la notizia o lo scoop che dando spazio ad iniziative senza alcun fondamento reale o scientifico creano solo disinformazione che porta ad un peggioramento del livello di benessere animale. Capita così di vedere trasmissioni o leggere articoli dedicati agli animali da compagnia dove viene escluso o taciuto il parere dell’esperto: medico veterinario, allevatore, addestratore, ecc. che potrebbe dare informazioni precise o corrette a favore di altre figure professionali (chef, cantanti, attori, ecc.) che farebbero bene a limitarsi alle loro competenze per evitare, come normalmente accade, di fare affermazioni o dare suggerimenti che non hanno alcun senso o significato ma che, purtroppo, possono trovare seguito negli ascoltatori o lettori con conseguenze anche gravi per gli animali. È il caso abbastanza recente di alcune trasmissioni televisive che si erano poste un obbiettivo di critica nei confronti del petfood e che per sostenere le proprie tesi hanno riesumato documenti vecchi di anni o intervistato “specialisti” di nutrizione animale che proponevano ipotesi alimentari fuori dalla realtà o contrarie ad ogni dimostrazione scientifica dimenticando alcuni aspetti riferiti all’alimentazione industriale e riconosciuti unanimemente da tutti gli specialisti del settore: il petfood è l’unico alimento equilibrato e completo per la nutrizione degli animali da compagnia e costa meno rispetto ad elaborate ricette casalinghe che possano garantire un’alimentazione abbastanza corretta dell’animale. Inoltre, grazie al petfood è migliorata la salute degli animali, si è allungata la loro vita e gli animali si sono diffusi nelle case degli italiani. Il resto rischia di essere solo disinformazione. Per far fronte a questa situazione, che ci mette spesso in difficoltà nel nostro rapporto professionale con i proprietari di animali da compagnia, ci permettiamo rivolgerci a tutti gli operatori del pet care (medici veterinari, allevatori, negozianti, toelettatori, produttori/importatori, addestratori, ecc) chiedendo da parte di tutti un forte impegno per diffondere una cultura corretta sull’alimentazione ed assicurare un futuro sereno a tutto il nostro settore.

Antonio Manfredi

"L'indice di visibilità premia Zoomark"
pettrend 01 2016

Anno 2016, anno pari, l’anno di Interzoo (Norimberga). Le due più importanti fiere europee del nostro settore, Interzoo e Zoomark (Bologna), hanno concordato, per evitare un’inutile concorrenza, edizioni biennali: la prima negli anni pari e la seconda in quelli dispari. Una decisione che ha avvantaggiato certamente le due iniziative fieristiche ma soprattutto un settore che ha ancora grossi spazi di crescita in alcuni paesi europei e che non aveva certo bisogno di “guerre” commerciali ma di equilibri consolidati e punti di riferimento per continuare al meglio il suo sviluppo. Abbiamo già avuto modo di ricordare come Interzoo per numero di espositori e di visitatori sia in assoluto la manifestazione europea più importante distanziando in modo significativo Zoomark che si posiziona comunque autorevolmente al secondo posto distanziando altre fiere francesi e spagnole che difficilmente riescono ad essere un reale riferimento internazionale del settore. D’altra parte è anche un dato di fatto che negli anni dispari, quando Interzoo ha il suo anno di pausa, la fiera più importante in Europa è certamente Zoomark. Questo significa che è importante negli anni pari per gli operatori del settore essere presenti a Norimberga con un proprio stand o almeno come semplici visitatori come, d’altra parte, è essenziale per gli stessi essere a Bologna negli anni dispari quando Zoomark è l’evento più significativo dell’anno. Quello che trovo incomprensibile, come ho già avuto modo di sostenere, è che un’azienda o un operatore italiano vada sino a Norimberga per vedere le ultime novità o proposte del mercato sperando di trovare nuovi fornitori e soprattutto nuovi clienti, mentre a volte non viene a Bologna, vicino a casa. Questione di numeri? Ma siamo convinti? Vediamoli. Interzoo nella sua ultima edizione del 2014 ha potuto vantare 1700 espositori e 37mila visitatori, numeri che secondo gli organizzatori dovrebbero essere superati nell’edizione del 2016, e noi glielo auguriamo. Numeri decisamente importanti che consolidano la posizione di questa fiera come prima in Europa. Zoomark, lo scorso anno, ha potuto comunque vantare una crescita numerica degli espositori arrivati a 615 e degli operatori soprattutto stranieri, 25.909. Prima di ragionare su questi dati, permettetemi una precisazione che credo abbia comunque un significato: i numeri pubblicati da Zoomark sono dati certificati da un ente specializzato nel settore fieristico, ISF CERT (Istituto di certificazione dati Statistici Fieristici), e quindi sono valori certi, come quelli comunicati da Interzoo. D’altra parte, riferito alle oltre 100 aziende italiane che vanno regolarmente ad esporre a Norimberga, è meglio essere presenti in una fiera con altri 1699 stand o soltanto altri 614? È ovvio che più invitati ci sono le fette di torta diventano più piccole! Certamente è importante sapere anche quanto è grande la torta da suddividere. Nel settore fieristico c’è un indice che riassume questo ragionamento e si chiama Indice di Visibilità, dato molto considerato dagli addetti ai lavori che ho notato nessuna delle due fiere messe a confronto riporta nella sua presentazione dei dati. Questo indice corrisponde, per capirci, al “costo contatto” utilizzato per valutare la convenienza di un media rispetto ad un altro per le proprie campagne promozionali: costo pagina / numero di lettori. PetTrend, ad esempio, ha un indice molto conveniente rispetto ad altre riviste del settore. Per valutare una fiera (Indice di Visibilità) si divide il numero dei visitatori per il numero degli espositori e possiamo vedere che Zoomark esce dal confronto nettamente vincente con un indice di 42,12 (25.909/615) rispetto a quello di Interzoo che si limita a 21,76 (37.000/1700), circa la metà di quello della Fiera italiana. Andiamo quindi in tanti a Norimberga, ne vale certamente la pena, ma non perdiamoci la manifestazione di Bologna nel 2017, non sempre l’erba del vicino è più verde.

Antonio Manfredi

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