Editoriale

Petshop: non è detto che vinca Internet

Quando si parla di Amazon si ha la sensazione di riferirsi al vincitore di ogni confronto nel mondo della distribuzione. Ma è così? Se ci limitiamo all’online questo è vero ma ci si dimentica che nella classifica mondiale dei 250 retailer con il fatturato più elevato, stilata dalla National Retail Federation, Amazon non supera il decimo posto ed i primi nove sono tutti negozi fisici. La profezia in verità era molto più favorevole al sistema di vendita online e dava per morti i negozi tradizionali. Così non è stato ed in vetta alla classifica resiste ancora alla grande la catena americana Wal-Mart Stores. Certamente il sistema distributivo ha subito negli ultimi anni grandi trasformazioni ed anche periodi di forte crisi e si temeva che il successo dell’e-commerce, centri commerciali e grandi catene portasse alla chiusura di migliaia di punti vendita tradizionali ma così non è stato. I dati del 2017 evidenziano che il trend degli acquisti in rete continua a crescere (escluso il settore dei libri) e che alcuni beni vengono ormai comprati più online che nei negozi. Dobbiamo quindi pensare che i negozi tradizionali non abbiano più alcun futuro? Considerato che da altre ricerche si può vedere che aprono più punti vendita al dettaglio di quanti ne chiudano, possiamo quindi confermare da tutte queste informazioni che i consumi sono in buona ripresa. Secondo gli ultimi dati sul mercato americano, il 90% degli acquisti avviene ancora nel mondo reale. Anche in Italia l’e-commerce continua a crescere e per alcuni settori le vendite online hanno superato quelle reali. Pensiamo ad esempio che il settore libri, musica è arrivato all’80% online ed i giochi per bambini hanno superato il 70%. Al contrario resistono i generi alimentari che si limitano al 40% e gli articoli per la casa che non superano il 50%. Amazon certamente spinge le catene di supermercati a reinventarsi e Carrefour guida questa trasformazione prevedendo investimenti da 2,8 miliardi di euro sull’e- commerce. Fra i servizi più evidenti ed importanti le consegne a domicilio in un’ora contro l’avanzata di Amazon, puntando sulla rete di negozi di vicinato che cresceranno con 200 nuove insegne di piccola taglia per supportare la spesa a domicilio. Se Amazon ha deciso di aprire negozi fisici ci sarà una ragione. Il futuro non è omogeneità ma differenziazione. Amazon ha in mano il 40% dell’ecommerce in America ma potrebbe anche fallire. Dai conti emerge che il fatturato lo fa con il Cloud. Sino a che lo racconteranno gli investitori resterà un fenomeno ma la verità è che la concorrenza si fa sul retail e quella voce è in perdita. “Nell’epoca in cui la shopping experience è orientata dal digital e l’e-commerce non porta ancora i risultati attesi, i negozi sono destinati a trasformarsi in luoghi dove potersi ritrovare al di là del consumo, offrire momenti di prova, dal giocattolaio alle sartorie, rispondendo alla voglia di aggregazione”. Il Prof. Luca Pellegrini dello Iulm è intervenuto su questi temi affermando: “la città andrebbe recuperata. Andrebbero ricostruiti punti di riferimento di consuetudine. Partendo dal food: i supermercati, i bar, ristoranti e servizi alla persona in chiave artigianale, le riparazioni ad esempio. Oggi rifare i quartieri è un’impresa disperata ma fondamentale”. All’inizio il digitale ci ha portato ad isolarci chiusi in camera davanti al personal computer. Il mobile ci ha liberato da questa condizione ma la trasformazione da social a sociale obbliga a fare alcune domande. Ad esempio, il settore che ha gestito meglio la transizione è stato il food per i consumi fuori casa e Oscar Farinetti è il suo mentore. L’e-commerce stentava a decollare in questo settore (pensiamo solo all’Esselunga che con oltre 8 milardi di fatturato non superava i 200 milioni di spesa online). Eataly ha rotto gli schemi giocando da aggregatore del consumo alimentare, un settore da 230 miliardi ridando un senso al punto vendita, trasformando il negozio in un luogo di incontro.

Antonio Manfredi

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