Editoriale

"Internet? ... contro tutti"

Copertina Marzo per sitoInternet ha rivoluzionato il mondo in ogni settore, dall’informazione alla comunicazione, dal commercio all’economia, dall’editoria alla cultura, ecc. Quindi tutto bene? Non sempre le rivoluzioni cambiano le situazioni attuali in meglio, anzi. Parlando di Internet sono numerosi i settori e le attività che sono andate profondamente in crisi non essendo in grado di sostenere la concorrenza di questa “rivoluzione”. Fra i settori che maggiormente avrebbero dovuto soffrire i cambiamenti derivanti dalla diffusione di Internet, anche per restare nel nostro ambito, certamente uno dei più importanti era quello editoriale sia per i quotidiani, per i periodici e quello dei libri. Se i libri hanno resistito all’attacco degli e-book e i periodici si sono difesi abbastanza bene puntando sull’approfondimento delle notizie, i quotidiani cartacei che hanno sempre puntato sull’attualità e la notizia in tempi brevi sono andati in crisi di fronte a strumenti di informazione (quotidiani online) in grado di fornire notizie in tempo reale. Per capirci se alle 2 di notte accadesse qualche cosa di rilevante la notizia arriverebbe sul quotidiano cartaceo solo 24 ore dopo mentre su quello online in tempo reale o al massimo pochi minuti dopo. Se abbiamo l’abitudine di leggerli entrambi (sarà certamentecapitato anche a voi) leggendo quello cartaceo si ha l’impressione di avere in mano notizie ormai ecchie anche se probabilmente sono riferite a poche ore prima. Comunque dopo i primi anni di reale crisi, certamente anche psicologica, la situazione oggi sembra essersi attestata ed i due diversi strumenti di informazione sembrano essere diventati non più diretti concorrenti ma mezzi di informazione complementari in grado di darci l’immediatezza della notizia ed anche il commento e l’approfondimento. Per quanto riguarda le fiere abbiamo
già avuto modo di esprimere alcune riflessioni. Una fiera si può certamente proporre come ambiente virtuale e non reale permettendo un risparmio di tempo ed economico enorme per gli espositori e per i visitatori ma perderebbe l’aspetto di incontro e di socializzazione che sono alla base dell’attività specifica della fiera. La dimostrazione l’abbiamo dal fatto che pur aumentando continuamente su Internet il numero di siti o portali che sviluppano informazioni o proposte in vari settori economici le fiere specifiche in ambito internazionale non hanno risentito della concorrenza di Internet che, al contrario, è diventato strumento di promozione dell’evento portando un incremento di espositori e visitatori sia nazionali che stranieri. Risulta quindi logico che alcuni enti che si occupano di sostenere le nostre esportazioni investano circa 100 milioni all’anno come contributi alle aziende per partecipare a fiere internazionali di diversi settori di interesse per l’economia del nostro paese. In questi giorni è stato pubblicato il calendario 2018 delle manifestazioni nel nostro paese. Globalmente il numero delle fiere è aumentato ed in particolare quelle internazionali saranno 24 in più rispetto al 2017. Numeri molto significativi che da soli indicano la crescita del settore con un forte aumento di espositori nazionali e stranieri e visitatori che arrivano da tutto il mondo. Quindi nessuna crisi ma sviluppo coordinato e Zoomark del 2019 è fra le fiere che dovrebbero confermare il trend del settore. Internet avrebbe anche dovuto con l’e-commerce far scomparire negozi e supermercati considerati i risparmi ed i vantaggi delle vendite online. Così non è stato ed anche in questo caso i due canali hanno trovato formule di complementarietà commerciale. Bill Gates rispondendo ad una domanda sul futuro della distribuzione tradizionale ha detto; “People need to meet people” (La gente ha bisogno di incontrarsi con altra gente). C’è quindi ancora un lungo futuro per negozi e supermercati ma certamente dovranno essere capaci di sfruttare le nuove tecnologie. L’esempio di Wallmart negli USA è significativo, fattura oggi online più di quanto venda attraverso le sue migliaia di punti vendita, più di Amazon che è considerata l’azienda più brillante al mondo, ma non si sognerebbe mai di chiudere i suoi negozi.

Antonio Manfredi

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