Editoriale

"Più vegani e meno animalisti"
pettrend 03 2016

Ci sono ideologie, tendenze culturali, mode, che influiscono molto sul nostro comparto spesso condizionando aspetti di sviluppo o limitando possibilità di crescita di alcuni settori. In certi casi questi movimenti di opinione che trovano in genere facile spazio e disponibile condivisione sui social o su vari siti in Internet, risultano essere veramente determinanti sulla diffusione di alcuni prodotti magari in modo più significativo rispetto alla stessa crisi economica che anche noi, sia pure non in modo pesante come altre settori, abbiamo comunque subito. Pensiamo ad esempio come l’ideologia animalista che ha trovato vasto consenso nel nostro paese sia stata da un lato un importante propulsore della crescita del nostro comparto sensibilizzando i proprietari di animali verso una maggiore cura e attenzione per il loro animale da compagnia, ma nello stesso tempo sia stata anche un freno per altri aspetti limitando la crescita di alcune aree di nostro interesse sostenendo l’approvazione di normative nazionali o regionali sul benessere e la salute degli animali particolarmente rigide o punitive e sviluppando sui media azioni informative che possono aver condizionato l’opinione pubblica e quindi gli stessi consumatori. Questo può essere l’esempio più evidente ma ci sono anche numerose altre tendenze che possono influenzare il nostro mercato; pensiamo ai vegetariani e ai vegani che mirano ad alimentare i loro animali da compagnia secondo le loro filosofie pur consapevoli dei problemi di salute che possono loro recare - soprattutto al gatto che è un animale carnivoro - e che devono essere affrontati solo con l’aggiunta di integratori specifici. Anche i consumatori di prodotti biologici e naturali tendono a proporre ai loro animali alimenti che rispecchiano le loro convinzioni. In questo caso, ovviamente, è più facile trovare prodotti specifici che rispettino queste opinioni e che siano nello stesso tempo alimenti completi per le esigenze dell’animale anche se certe posizioni naturaliste estreme che vedono come corretta una nutrizione a base di carne ed ossa crude possono essere piuttosto pericolose per gli animali e rischiose per possibili contaminazioni dell’ambiente casalingo. Fatta questa premessa che evidenzia, sia pure sinteticamente come queste tendenze culturali possano influenzare, anche in modo significativo, il nostro mercato, risulta interessante vedere come queste si stiano sviluppando nella nostra società e quindi nell’opinione pubblica. Gli animalisti sembrano essere in calo e questo potrebbe incidere su alcuni aspetti, forse anche negativamente visto che il diffondersi nel nostro paese di una cultura animalista equilibrata è stato un fattore importante di crescita del nostro mercato, ma potrebbe anche essere positivo se pensiamo ad esempio alla contrarietà di alcune associazioni alla diffusione del cane di razza, la cui selezione è ritenuta quasi un maltrattamento animale, o soprattutto le criticità espresse nei confronti del petfood non tanto per la sua qualità e convenienza, non messe neppure in discussione, ma perché il cibo casalingo (non intendiamo gli scarti della tavola ma ricette specifiche elaborate e cucinate appositamente) viene ritenuto un momento di attenzione o meglio “un gesto d’amore” verso l’animale ospitato in famiglia. Qualche dato, tratto dal Rapporto Italia 2016 dell’Eurispes, confrontato con lo scorso anno: contrari alla sperimentazione animale -7%, oppositori alla caccia -10%, contrari alle pellicce -4%. Sono valori forti e quindi certamente significativi. Al contrario sono in continuo aumento nella popolazione italiana i vegetariani 7,1% ed i vegani circa 1%. Nel 2014 erano globalmente il 7% e l’anno prima il 6%. Una crescita continua che ha portato l’Italia a contendere alla Germania il posto di paese europeo con la più elevata percentuale di vegetariani o vegani. Certamente l’evoluzione del nostro mercato, sia per gli aspetti qualitativi dei prodotti sia per quelli quantitativi, dovrà fare i conti con queste trasformazioni culturali della nostra società.

Antonio Manfredi

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