Editoriale

"Il più delle volte è solo disinformazione"
pettrend 02 2016

Il nostro settore è uno dei pochi che ha resistito alla crisi economica degli ultimi anni e, contando sulla ripresa prevista a partire dal 2016, continua ad esprimere dati complessivamente rassicuranti. Il settore veterinario per animali da compagnia continua a crescere sia per numero di strutture (ora circa 7500) sia per volume d’affari globale, gli animali iscritti all’ENCI (cani) ed all’ANFI (gatti) sono in continuo aumento, il mercato del petfood non cresce certo come qualche anno fa ma continua ad esprimere dati quantitativamente positivi forte di una potenzialità di sviluppo ancora molto elevata rispetto ad altri paesi europei ormai maturi, in sviluppo anche il settore dei servizi e degli accessori. Solo il comparto del farmaco veterinario evidenzia difficoltà ma dovute sostanzialmente solo alla brutta abitudine di sostituire farmaci specifici con prodotti di uso umano, simili o con lo stesso principio attivo, che costano in genere meno. Se il nostro settore ha resistito bene o male alla crisi lo si deve soprattutto all’aumentata diffusione di animali da compagnia nelle famiglie italiane. Oltre il 50% di queste, infatti, ospita uno o più animali, soprattutto cani, gatti, conigli, furetti, uccelli, pesci o altri animali esotici che sono in netta crescita rispetto ad altri. Certamente l’animale che sta crescendo maggiormente come diffusione è il coniglio al punto che alcune associazioni animaliste hanno richiesto il suo riconoscimento come animale da compagnia proibendone, come per cani e gatti, il suo utilizzo per l’alimentazione umana. D’altra parte l’evoluzione culturale del nostro paese ha anche sviluppato una forte responsabilità verso il benessere animale e quindi non solo in Italia abbiamo una maggiore presenza di animali da compagnia ma esprimiamo anche una più elevata attenzione verso le loro esigenze che si traduce in maggior spesa per il loro mantenimento e per la loro salute. È logico pertanto che un settore come il nostro, che evidenzia aspetti sociali ed economici di grande rilevanza, richiami l’interesse dei mezzi di informazione che sempre di più dedicano spazio a temi riferiti agli animali da compagnia. Ben venga quindi tutta questa attenzione se fosse utile ad educare i proprietari nel loro rapporto con gli animali da compagnia per migliorare le loro condizioni di salute e di benessere mentre, purtroppo, si tende a cercare la notizia o lo scoop che dando spazio ad iniziative senza alcun fondamento reale o scientifico creano solo disinformazione che porta ad un peggioramento del livello di benessere animale. Capita così di vedere trasmissioni o leggere articoli dedicati agli animali da compagnia dove viene escluso o taciuto il parere dell’esperto: medico veterinario, allevatore, addestratore, ecc. che potrebbe dare informazioni precise o corrette a favore di altre figure professionali (chef, cantanti, attori, ecc.) che farebbero bene a limitarsi alle loro competenze per evitare, come normalmente accade, di fare affermazioni o dare suggerimenti che non hanno alcun senso o significato ma che, purtroppo, possono trovare seguito negli ascoltatori o lettori con conseguenze anche gravi per gli animali. È il caso abbastanza recente di alcune trasmissioni televisive che si erano poste un obbiettivo di critica nei confronti del petfood e che per sostenere le proprie tesi hanno riesumato documenti vecchi di anni o intervistato “specialisti” di nutrizione animale che proponevano ipotesi alimentari fuori dalla realtà o contrarie ad ogni dimostrazione scientifica dimenticando alcuni aspetti riferiti all’alimentazione industriale e riconosciuti unanimemente da tutti gli specialisti del settore: il petfood è l’unico alimento equilibrato e completo per la nutrizione degli animali da compagnia e costa meno rispetto ad elaborate ricette casalinghe che possano garantire un’alimentazione abbastanza corretta dell’animale. Inoltre, grazie al petfood è migliorata la salute degli animali, si è allungata la loro vita e gli animali si sono diffusi nelle case degli italiani. Il resto rischia di essere solo disinformazione. Per far fronte a questa situazione, che ci mette spesso in difficoltà nel nostro rapporto professionale con i proprietari di animali da compagnia, ci permettiamo rivolgerci a tutti gli operatori del pet care (medici veterinari, allevatori, negozianti, toelettatori, produttori/importatori, addestratori, ecc) chiedendo da parte di tutti un forte impegno per diffondere una cultura corretta sull’alimentazione ed assicurare un futuro sereno a tutto il nostro settore.

Antonio Manfredi

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