Editoriale

"La maleducazione può frenare lo sviluppo"
pettrend 01 2015

La Germania ha una situazione abbastanza simile alla nostra, parlo solo del settore animali da compagnia perché per il resto sta certamente meglio di noi. Una recente indagine realizzata dal centro studi dell'Università di Gottinga ha infatti evidenziato dati di grande interesse e comunque molto simili a quelli espressi in Italia. I tedeschi, nonostante la crisi che un po' colpisce anche loro, sembrano non rinunciare alle spese riferite ai loro animali da compagnia tanto è vero che questo comparto continua ad essere in crescita considerato anche che nelle famiglie il numero di cani ha superato nettamente quello dei bambini. Vediamo qualche dato rapportato al 2013 evidenziando che non ci sono grandi differenze con quelli espressi dal nostro mercato: la vendita di petfood ha superato i 2000 milioni, in Italia è arrivata ad oltre 1700; gli allevatori hanno venduto cuccioli di razza per oltre 380 milioni con un'ottima crescita numerica e lo stesso è avvenuto nel nostro paese nonostante entrambi siano fortemente penalizzati dal contrabbando dai paesi dell'Est Europa che li offre sul mercato a prezzi nettamente inferiori. Le spese per prestazioni veterinarie, se i valori sono corretti, sono circa 700 milioni, valore inferiore a quello indicato in Italia che sia pur calcolato su dati non particolarmente precisi dovrebbe aver superato gli 800 milioni di euro. I professori dell'Università tedesca che hanno gestito la ricerca hanno commentato i dati ottenuti dichiarando: "Nonostante l'ottimo livello dei risultati già evidenziati questo è un settore con ancora ottime possibilità di crescita e sviluppo. I tedeschi continueranno a spendere sempre di più per gli animali da compagnia". Ritengo che questa considerazione possa essere adeguata anche alla nostra realtà di mercato e più o meno a tutti i paesi europei. Infatti l'evoluzione culturale e del ruolo del pet in famiglia che si riscontra in Europa negli ultimi anni ha portato ad un forte sviluppo del settore che certamente ha rallentato in questi ultimi anni per la crisi economica del continente ma continua comunque a crescere sia pure in modo più ridotto e modesto. Parlando di questo potenziale sviluppo con un esperto di marketing del nostro settore mi faceva notare come la maleducazione di molti proprietari che non rispettano le regole di convivenza: dalla raccolta delle deiezioni all'utilizzo di guinzagli o museruole, dal controllo del comportamento in aree condominiali al rispetto di zone proibite agli animali, possa essere un limite alla crescita del nostro settore in quanto costringe le autorità ad intervenire con regole e paletti che possono rendere meno semplice la gestione del proprio animale. Uno sforzo, quindi, da parte di tutti gli specialisti ed operatori del settore, nel promuovere azioni o campagne educative sui proprietari, non avrebbe solo un valore sociale o sanitario ma sarebbe anche un reale investimento per la crescita di tutto il comparto. La nostra rivista si farà certamente carico di questo impegno di sensibilizzazione dando ampio spazio e rendiconto di tutte le iniziative che saranno proposte e realizzate per informare ed educare i proprietari ad una responsabile e corretta gestione dei loro animali. Ricordiamo a questo proposito il Patentino per proprietari di cani ed il progetto Cane buon cittadino, entrambi già ampiamente riconosciuti e diffusi.

Antonio Manfredi

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