Editoriale

"Meno animali nelle case italiane ?"
pettrend 02 2014

Fra la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno è stato un fiorire di interviste e di articoli di politici ed esperti che esponevano le loro previsioni per il 2014. Non sappiamo bene quale attendibilità abbiano, visto che spesso sono fortemente contrastanti fra loro, ma certo possiamo pensare che siano più attendibili di un semplice oroscopo, o per lo meno lo speriamo. La situazione non è certamente fra le più felici, però tutti gli esperti condividono che qualche segnale di ripresa sicuramente c’è: lo spread si è fortemente ridotto attestandosi sul 200, la borsa è in netta ripresa e la fiducia dei consumatori sembra essere in crescita. Quello che purtroppo ci rende fragili in questo momento è la forte instabilità istituzionale che non permette di avere garanzie sulla continuità dell’attuale Governo che, sia pure con grandi difficoltà e con alcuni evidenti errori di percorso, sta facendo un lavoro che ha portato qualche risultato. Noi, per il nostro settore, continuiamo ad essere ottimisti pur dovendo evidenziare diverse criticità che rendono il nostro lavoro sempre più difficile ed impegnativo e spesso senza grandi risultati. Solo per ricordare alcuni aspetti: un’inflazione all’1,2%, sin troppo bassa per un possibile sviluppo economico e con qualche rischio deflazionistico, un aumento dell’IVA al 22% che gli operatori hanno dovuto assorbire per non gravare ulteriormente sui consumi già molto frenati in alcuni settori, un fatturato quindi tendenzialmente in calo, un aumento generale delle insolvenze e grandi difficoltà nel recupero dei crediti, un peso fiscale sempre più opprimente che rende difficile l’autofinanziamento e gli investimenti, soprattutto in un momento in cui è quasi impossibile ottenere finanziamenti bancari. Difficilmente possiamo pensare che il 2014 possa portare a soluzione tutti questi problemi ma si può sperare che finalmente, dopo due anni di continuo calo, il PIL possa ricominciare a crescere sviluppando un volano di ripresa economica che riporti anche il nostro settore ad uno sviluppo che tutti gli indici, confrontati con quelli di altri paesi, darebbero come reale e prevedibile. Per quanto riguarda PetTrend, noi non possiamo di certo lamentarci. Nel 2013, il secondo anno di vita del nostro progetto, abbiamo superato tutti gli obiettivi che ci eravamo posti quando siamo partiti, grazie anche al grande successo avuto a Bologna a Zoomark International: le copie cartacee spedite ogni mese sono diventate più di 18mila, quelle inviate online hanno superato le 14mila dopo le ultime integrazioni, soprattutto di nominativi di allevatori e medici veterinari, e gli amici su FaceBook sono ormai oltre 3000. Non possiamo quindi lagnarci anche se ci rendiamo conto che gli spazi di sviluppo sono ancora molto ampi e numerose sono le idee e le iniziative che abbiamo in mente e che vorremmo realizzare. A questo proposito, in questi giorni partirà una Newsletter quindicinale che sarà inviata ad oltre 14mila indirizzi, poche notizie ma certamente utili ed interessanti per tutti i nostri lettori. Buon anno ancora e buona lettura a tutti. Nel Rapporto Italia 2014 dell'Eurispes è stato dato ampio spazio, come sempre, ai dati riferiti alla relazione degli italiani con gli animali, numeri che confrontati con quelli del 2013 esprimono, secondo l'indagine realizzata, una tendenza negativa della presenza di animali da compagnia nelle famiglie italiane. Secondo Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes, "Questi dati non sono tali da indicare una drastica inversione di tendenza e per capire effettivamente se si è innescato un trend discendente nel rapporto tra italiani ed animali d'affezione occorrerà osservare l'andamento dei risultati del prossimo anno". Riteniamo che i dati pubblicati riferiti alle percentuali di famiglie italiane che ospitano un animale da compagnia siano del tutto inattendibili e non possano quindi offrire alcuna indicazione sul possibile trend discendente. I dati percentuali pubblicati dall'Eurispes sugli italiani che ospitano un animale in casa sono per, il 2013, il 55,3% e per il 2014 il 39,4%. Un calo quindi da un anno all'altro di circa 16 punti, quasi il 30%!!! Veramente impossibile e non credibile. In un anno il 30% in meno? I casi sono due: o il dato del 2013 era sbagliato per eccesso o è decisamente errato quello del 2014. Considerato che il 55,35%, pur ritenuto abbastanza elevato, era stato sostanzialmente confermato da altri dati del settore, è evidente che il 39,4% riferito al 2014 non è corretto. Certamente la crisi economica, come dice Fara, o il moltiplicarsi degli impegni quotidiani troppo gravosi per accudire un animale domestico, possono avere influenzato questo dato. Certamente può anche avere avuto un peso il nostro assurdo sistema fiscale che considera gli animali beni di lusso con un'IVA al 22% sulle spese veterinarie e sul petfood. Certamente le campagne della LAV, lo dice chiaramente Fara, possono avere influenzato (ma siamo veramente convinti?) le decisioni delle famiglie italiane, ma tutto questo può giustificare un calo del 3-4% non del 30%! Se fosse vero il dato pubblicato dall'Eurispes saremmo già ad un crollo dei consumi di petfood e di altri prodotti per animali da compagnia che, al contrario, tengono quantitativamente, nonostante tutto. Avremmo un calo pesante del fatturato delle prestazioni veterinarie che invece si mantiene ed evidenzia situazioni di difficoltà dovute soprattutto ad una concorrenza sui prezzi innescata per non perdere clientela. Il nostro settore globalmente esprime ancora molti valori positivi ed è fra i pochi che non hanno ceduto alla crisi perché la presenza di un animale in famiglia deriva da una scelta sempre più ragionata e stabilisce rapporti affettivi che resistono anche di fronte a grosse difficoltà. Per sviluppare il nostro lavoro e sostenere il nostro settore abbiamo bisogno di indagini e ricerche che ci aiutino a capire situazioni e tendenze, ma ci servono dati certi su cui basare scelte e decisioni, non valori che non hanno e non possono avere alcuna attendibilità e rischiano soltanto di creare preoccupazioni ingiustificate, se non panico, fra gli operatori.

Antonio Manfredi

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