Filariosi felina: al Congresso SoIPa 2026 presentati i nuovi dati

Sono stati presentati ufficialmente al XXXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Parassitologia (SoIPa) tenutosi a Bologna, i risultati dello studio “Feline heartworm disease in endemic settings: an integrated diagnostic approach”, dedicato alla filariosi cardiopolmonare nel gatto in un’area endemica come la Sardegna.

La presentazione è stata affidata al prof. Antonio Varcasia, del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, tra i relatori del Boehringer Ingelheim Symposium “Nuovi dati epidemiologici: una panoramica sulle principali parassitosi del cane e del gatto in Italia”.

Lo studio, accettato per la pubblicazione su Research in Veterinary Science, nasce dalla collaborazione tra Università di Sassari, Sapienza Università di Roma, Clinica Veterinaria Nora di Cagliari e Boehringer Ingelheim Animal Health Italia e fornisce la prima valutazione epidemiologica della filariosi cardiopolmonare felina in Sardegna attraverso un approccio multimodale.

Il lavoro conferma la circolazione del parassita anche nel gatto in un territorio già noto come endemico per la filariosi canina. Un risultato che rafforza il messaggio scientifico e clinico emerso dallo studio: la filariosi nel gatto resta una patologia complessa da diagnosticare, spesso sottostimata, e rende quindi ancora più centrale il ruolo della prevenzione, soprattutto nelle aree endemiche, anche alla luce dell’attuale assenza di una terapia adulticida sicura ed efficace nella specie felina.

Per molti anni la filariosi cardiopolmonare è stata considerata quasi esclusivamente una malattia del cane. Oggi sappiamo che non è così. Il gatto rappresenta un ospite biologicamente diverso, nel quale la malattia è meno frequente ma molto più difficile da riconoscere. I nostri risultati confermano che anche in Sardegna, area endemica per la filariosi canina, il parassita circola nella popolazione felina e che l’esposizione è significativamente più ampia di quanto suggeriscano i soli test diagnostici tradizionali. Questo significa che molti gatti possono essere esposti al parassita senza che l’infezione venga facilmente identificata. In assenza di una terapia adulticida sicura ed efficace, la prevenzione assume un ruolo centrale: nel gatto non serve solo a evitare l’infezione, ma soprattutto a impedire lo sviluppo delle lesioni respiratorie che possono comparire già nelle fasi iniziali della malattia. È un cambio di prospettiva importante, che rafforza il valore di programmi di profilassi regolari anche negli animali apparentemente meno esposti, come i gatti che vivono prevalentemente in casa nelle aree endemiche“, ha dichiarato Antonio Varcasia, professore di Parassitologia del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari e coordinatore dello studio.

La presentazione al Congresso SoIPa si inserisce in un contesto di aggiornamento epidemiologico di grande rilievo per la medicina veterinaria italiana e conferma il valore della ricerca accademica e della collaborazione tra università, clinici e industria nel supportare una maggiore consapevolezza delle parassitosi emergenti e nel favorire strategie di diagnosi e prevenzione sempre più efficaci.